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Radio Bullets, #donnenelmondo del 29 settembre 2015

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Cyber violenza: vittima il 73% delle donne. A lanciare l’allarme è un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, che parla di un aumento del rischio per le donne con la diffusione dell’accesso a internet in sempre più regioni del mondo. Il rapporto si autodefinisce un “campanello d’allarme” sulla cyber violenza, che viene descritta come sistemica, ed è stato presentato da UN Women, Entità delle Nazioni Unite per l’Uguaglianza di Genere e l’Empowerment Femminile, e la UN Broadband Commission, Commissione per la banda larga. I numeri parlano chiaro: per le donne, si legge su Time, la probabilità di subire molestie in linea è 27 volte più alta che per gli uomini, e il 73% di loro ha subito violenza informatica. In Europa, nove milioni di ragazze hanno già sperimentato un qualche tipo di violenza informatica dall’età di 15 anni. E solo il 26% delle forze dell’ordine negli 86 paesi esaminati dal rapporto è adeguatamente preparato ad affrontare il problema.

Nazioni Unite e Sviluppo Sostenibile 2030. Il presidente irlandese Michael D. Higgins ha lanciato in questi giorni un appello alla comunità internazionale per fermare la violenza di genere. Lo ha fatto davanti alle Nazioni Unite a New York, nell’ambito di uno speciale meeting di leader di tutto il mondo sull’uguaglianza di genere. Come riporta il sito dell’Ireland’s National Public Service Broadcaster, il discorso di Higgins ha toccato l’urgenza della risoluzione del problema. E il presidente ha anche ammesso che la stessa Irlanda non ha ancora raggiunto condizioni l’uguaglianza di genere. “Ancora troppe donne e ragazze nel mondo continuano ad essere discriminate, vittima di violenza, e a troppe di loro vengono negate pari opportunità nell’istruzione e nel lavoro, escludendole di fatto da posizioni apicali e di leadership”, ha aggiunto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon”. “Non potremo mai raggiungere il nostro obiettivo per il 2030 per uno Sviluppo Sostenibile senza pieni ed eguali diritti per metà della popolazione mondiale, a livello di normative ma anche in pratica. Non possiamo neppure davvero rispondere alle emergenze umanitarie senza assicurare protezione alle donne e priorità ai loro bisogni”.

Internet e uguaglianza di genere. Portare a tutti nel mondo l’accesso a Internet entro il 2020: è l’impegno per cui sono scesi in campo anche il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, e il miliardario Bill Gates nell’ambito dell’impegno, da parte delle Nazioni Unite, a sradicare la povertà estrema entro il 2030. Lo riporta l’agenzia France Press. Secondo le stesse Nazioni Unite circa la metà del mondo non ha un accesso stabile alla Rete: soprattutto donne e ragazze, la cui educazione è fondamentale per lo sviluppo. Zuckerberg ha sottolineato il ruolo di Internet nel dare potere a persone altrimenti senza strumenti per farsi sentire. Come in Siria, spiega. “Un like o un post non fermeranno carri armati e proiettili”, dice l’imprenditore 31enne, “ma quando le persone sono connesse abbiamo la possibilità di costruire una comunità globale comune con una comprensione condivisa — e questo rappresenta una forza molto potente”. Secondo il fondatore di Facebook, diffondere l’accesso al web implicherebbe anche la possibilità di dare un’educazione sostenibile a 600 milioni di bambini altrimenti lasciati senza la possibilità di andare a scuola e avere un’istruzione. Una ragazza, aggiunge Melinda Gates, “per ogni anno di istruzione ricevuta aumenta il suo reddito del 20% quando lavora”.

You Can’t Undo Violence. “Se fai del male a qualcuno, oltrepassi una linea. E una volta che lo fai non puoi tornare indietro”. È il messaggio di una nuova campagna di Our Watch contro la violenza di genere in Australia, destinata in particolare ai più giovani. “You can’t Undo Violence”, “Non puoi annullare la violenza”, è una mobilitazione che nasce in seguito ai risultati di una ricerca indipendente commissionata da Our Watch. Ricerca che, come riporta l’Huffington Post Australia, ha fatto emergere nei giovani angoscianti opinioni di “ violenza solidale”. Un ragazzo su 4 afferma che mostrerebbe le foto nude di un ex-partner agli amici, e il 15% che manderebbe le foto ai genitori della ragazza. Sempre un intervistato su 4 pensa anche che sia abbastanza normale per i ragazzi fare pressione sulle ragazze per il sesso e non ritiene che sia grave se un maschio, normalmente di modi gentili, prenda a schiaffi la sua fidanzata durante una lite se è ubriaco.

Violenza in Kashmir. Ben 331 donne sono state violentate lo scorso anno nello stato indiano del Jammu e Kashmir. 307 di loro conoscevano i loro aggressori. Lo spiega un rapporto pubblicato dal National Crime Records Bureau, che riporta anche 20 tentativi di stupro. Sul sito Raisingkashmir si legge che i 331 casi riportati includono 6 stupri commessi da stretti familiari, 21 da parenti e 61 da vicini. La giornalista Haika Sajad ne ha parlato con le donne della città indiana di Srinagar. “C’è così tanta violenza contro le donne in Kashmir. Da parte dei suoceri e spesso nella stessa casa dei genitori”, spiega Sumaira Mir, segretaria dell’organizzazione non governativa Kings Whiteline Society. “I cittadini di oggi sono educati, ma non sanno come usare quell’educazione correttamente. Sono diventati solo topi da biblioteca senza consapevolezza. I genitori sono ugualmente responsabili dell’educazione delle proprie figlie, ma non insegnano loro come diventare indipendenti”. Quella indiana “è una società a dominazione maschile dove le donne vengono discriminate”, aggiunge una studentessa, Insha Noor. “Alle ragazze non viene permesso di lavorare, diventerebbero indipendenti”. All’aumento dei livelli di alfabetizzazione, dice un’altra studentessa, Irfana Akhter, è corrisposto anche un aumento di violenza contro le donne: “Anche se la nostra alfabetizzazione è in aumento, quindi, il livello di educazione non solo non cambia, ma è una vera e propria messa in scena”.

Nigeria. Chiudiamo con un pezzo di Armsfree Ajanaku, giornalista nigeriano, su AllAfrica. L’attuale Assemblea Nazionale, scrive, vive in Nigeria una realtà grottesca, con solo 21 donne, su un totale di 469 parlamentari. Uno scenario che, ipotizza il giornalista, ha forse richiamato l’attenzione del presidente statunitense Barack Obama che ha lanciato recentemente l’avvertimento: nessun Paese può sfruttare a pieno il suo potenziale se lascia indietro metà della sua popolazione. La Nigeria, si legge su AllAfrica, è un Paese “con una popolazione vibrante di donne consapevoli, forti, intraprendenti e competenti”, la cui mancata rappresentanza nel processo politico rappresenta una perdita “enorme”. La violenza elettorale, scrive Armsfree Ajanaku, è un ostacolo alla solida partecipazione delle donne al processo politico e nella governance. E può essere fisica e psicologica, esplicita e sottile: il fine ultimo resta quello di dissuadere le donne dal presentarsi come candidate alle elezioni, o addirittura di votare.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 6 maggio 2015

PhumzileMlamboNgcuka1

Salve a tutte e a tutti da Angela Gennaro, benvenuti anche questa settimana al nostro viaggio di approfondimento nel mondo delle donne su Radio Bullets.

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Cominciamo subito con gli ultimi aggiornamenti della campagna delle Nazioni Unite HeforShe. Il HeForShe IMPACT 10x10x10 è una iniziativa che mira a coinvolgere un numero iniziale di 10 personalità rappresentative di governi, aziende e università di tutto il mondo impegnate in attività volte a raggiungere la parità di genere, dando priorità alle aree più arretrate evidenziate dal World Economic Forum Global Gender Gap Report 2014. La relazione evidenzia un ampio divario esistente tra uomini e donne in termini di impegno politico e opportunità e pochi miglioramenti in termini di parità per le donne sul posto di lavoro dal 2006 ad oggi. Si è scelto poi di coinvolgere anche le università perché l’impegno dei giovani rappresenta una delle più grandi opportunità per accelerare i progressi verso il raggiungimento della parità di genere e porre fine alla violenza contro le donne. All’inizio di quest’anno al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, UN Women ha presentato la fase pilota del progetto IMPACT 10x10x10, con il coinvolgimento iniziale di sei champion partner – Il primo ministro Mark Rutte dei Paesi Bassi; Il presidente Ernest Bai Koroma della Sierra Leone; Il primo ministro Stefan Löfven della Svezia; Paul Polman, CEO di Unilever; Rick Goings, Presidente e Chief Executive Officer di Tupperware Brands Corporation; e Dennis Nally, presidente di PricewaterhouseCoopers International Ltd. “Se vogliamo raggiungere la parità di genere nella nostra vita, abbiamo bisogno di approcci creativi che hanno come target i principali ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo, spiega Phumzile Mlambo-Ngcuka, Direttrice esecutiva di UN Women e sotto-segretaria generale delle Nazioni Unite. HeForShe ha anche annunciato l’ingresso di cinque Champions universitari, che rappresentano di più di 150mila studenti in 4 continenti.

Il Consiglio d’Europa ha annunciato una nuova iniziativa per combattere la violenza di genere: un Gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO). GREVIO monitorerà l’attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e alla violenza domestica (Convenzione di Istanbul), un trattato prima aperta alla firma ad Istanbul il 11 maggio 2011. Le componenti del GREVIO, tutte donne, saranno in carica per quattro anni come esperte indipendenti e lavoreranno su report valutativi delle misure legislative e politiche adottate dai paesi che hanno ratificato la Convenzione di Istanbul. Il gruppo di esperte potrà anche avviare una speciale procedura di approfondimento in caso di “modelli di violenza seria, diffusa e persistente”.

In India, nella regione del Bhubaneswar, è stato appena presentato un rapporto, realizzato da cittadini e società civile, sul tema “15 anni di Odisha Governance; Promesse e Adempimenti ‘“. Il report, spiega l’Odisha Sun Times, è un compendio di rapporti analitici che si concentrano su una vasta gamma di argomenti riguardanti le fasce più povere e emarginate dello Stato. Temi come lo spostamento, la migrazione, l’acquisizione di terreni, la violenza contro le donne, la disabilità, la salute, l’istruzione, i diritti dei bambini, la corruzione, l’ambiente, la trasparenza nella gestione fiscale, l’agricoltura, l’ambiente, i diritti umani, il diritto alla terra e della governance tribale. Il rapporto, che ha esaminato la performance del governo Odisha su questi fronti negli ultimi 15 anni, ha elencato alcuni “risultati visibili” ma incolpa il governo sul fronte della sicurezza delle donne. “Nonostante il governo abbia avviato una serie di misure per ridurre i crimini contro le donne, che stanno diventando sempre più vulnerabili agli abusi sessuali, molestie, la violenza domestica, il traffico di esseri umani, stupri, torture e diverse altre atrocità”, si legge. Il numero di casi di stupro ha visto un aumento allarmante nel corso degli anni, dai 1112 del 2011, ai 1458 nel 2012, 1832 nel 2013 e nel 2011 nel 2014.

Passiamo alle elezioni nel Regno Unito, dove si voterà giovedì 7 maggio. Mentre sugli esiti del voto e della sfida tra Nicola Sturgeon, dello Scottish National Party, Nigel Farage dell’Ukip, il primo ministro in carica, David Cameron, e il capo dei laburisti, Ed Miliband regna ancora incertezza, Radhika Sanghani sul Telegraph fa il punto su 18 anni di esistenza del Ministero per le Donne. Vi segnaliamo lo spunto Quali i risultati raggiunti? Il Regno Unito ha un ministero per le Donne, da 18 anni, scrive Radica Sanghani. “Non lo sapevate? Non vi preoccupate, non siete soli”. La ministra è Nicky Morgan, che è anche Segretaria di Stato per l’educazione. Il dicastero, si legge sul Telegraph, venne introdotto nel Regno Unito nel 1997 da Tony Blair che scelse Harriet Harman, oggi deputy leader per i laburisti come Ministra delle donne. Da allora sette donne hanno ricoperto questo ruolo. L’Inghilterra è uno dei pochi paesi ad avere una figura del genere, insieme all’Australia e alla Nuova Zelanda. Danimarca e Svezia hanno un Ministero per l’uguaglianza di genere. La mancanza di conoscenza, da parte dell’opinione pubblica, dell’esistenza di questa figura vuol dire che non sta funzionando?

Vi segnalo infine un post sul blog Il ricciocorno schiattoso sulla storia di Tom Meagher. Tom, si legge, era il marito di Jill Meagher, stuprata e uccisa una notte tra il 21 e il 22 settembre 2012, mentre tornava a casa dopo una serata fuori con i colleghi di lavoro. A seguito della tragica morte della moglie, Tom si è trovato a riflettere sul fenomeno della violenza contro le donne. Adrian Bayley, l’assassino di sua moglie, è un mostro – si chiede Tom – o solo il prodotto di una società nella quale è normale abusare delle donne? “Mi ero costruito un immagine di quest’uomo, lo immaginavo come un qualcosa di non umano, di demoniaco, emerso in qualche modo dall’etere. Ma quando l’ho visto articolare nomi, verbi e pronomi per formulare delle frasi di senso compiuto, ho dovuto rivedere la mia percezione del fenomeno della violenza contro le donne e mettere in relazione Bayley e la società dalla quale proviene. Quando ho sentito Bayley parlare in Tribunale ero esterrefatto, perché avevo imparato a pensare che gli stupratori sono dei pazzi che blaterano e indossano pantaloni della tuta con sotto scarpe da sera e calzettoni al ginocchio. Invece, ed è molto più inquietante, il fatto è che la maggior parte degli stupratori sono ragazzi normali, ragazzi con i quali potremmo lavorare o fare amicizia, potrebbero essere i nostri vicini o anche membri della nostra famiglia”. Adrian Bayley aveva commesso innumerevoli violenze prima di accanirsi su Jill; racconta Tom: Aveva brutalmente violentato diverse prostitute in Australia; alla domanda “perché lo hai fatto?”, nel corso di un’intervista rispose “Avevo pagato, potevo fare di loro ciò che volevo.” 10 anni dopo, messo in libertà per buona condotta, Adrian Bayley si trova sulla strada di Jill Meagher verso casa. Oggi Tom Meagher è un attivista per i diritti delle donne. E’ un sostenitore della campagnaWhite Ribbon, e il 22 aprile di quest’anno ha partecipato al lancio della campagna irlandese “We don’t buy it”. Secondo Tom Meagher il nesso fra il fenomeno della prostituzione e la violenza sulle donne è la disumanizzazione delle donne operata dal fenomeno stesso della prostituzione.

E anche per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 24 marzo 2015

freethefive

Salve a tutti da Angela Gennaro e benvenuti a #donnenelmondo su Radio Bullets.

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Andiamo subito a Kabul, Afghanistan. La Cnn racconta del funerale della 27enne Fakhunda: picchiata e presa a calci da un gruppo di uomini, poi lanciata giù da un ponte, il corpo dato alle fiamme e gettato nel fiume. 20 le persone arrestate per la sua morte. Il feretro è stato portato in corteo da donne in lutto, in scene mai viste nella capitale afgana, laddove sono sempre gli uomini a trasportare le bare sulle spalle. La terribile morte di Fakhunda ha dato il via a manifestazioni di piazza sia a Kabul che a Herat.
Secondo alcune fonti Fakhunda sarebbe stata malata di mente. L’inconsolabile padre ha spiegato a TOLOnews che era una maestra, molto religiosa, che insegnava il segnale ai bambini. Impossibile, spiega, che avesse dato fuoco al sacro libro dell’Islam come pure è stata accusata e il cui gesto sarebbe stato alla base della sua terribile fine. “Non c’è uno straccio di prova a sostegno delle accuse lanciate alla giovane Farkhunda di aver oltraggiato il Corano”, spiega – dice il generale Mohammad Zahir, capo della polizia investigativa criminale e responsabile delle indagini. Come racconta il Fatto Quotidiano, sui social network stanno circolando dei video che rendono l’idea di quanto accaduto alla ragazza: poliziotti inerti che “non muovono un dito per fermare la rabbia cieca di un centinaio di persone che si accaniscono sulla ragazza. Una brutalità pari a quella di un tale Sharaf Baghlany che su Facebook si è vantato di essere tra i carnefici di Farakhanda definendo gli assassini “nobile gente di Kabul”. “Chiedevamo alla gente di fermarsi, di smettere di picchiarla e di permetterci di chiederle a che religione appartenesse” spiega un testimone a TOLOnews. “Non ci ascoltavano”. Il crimine è stato fortemente condannato anche dalle Nazioni Unite. Elzira Sagynbaeva, rappresentante di UN Women in Afghanistan, ha aggiunto che la crescita della violenza contro donne e ragazze nel Paese rappresenta ormai una “preoccupazione grandissima” e non deve essere tollerata.

Spostiamoci nel Nepal centrale, dove, nel distretto di Dhanusha una donna di 30 anni è stata violentata da un branco di una decina di uomini che alla fine le hanno anche mutilato gli organi genitali. Ne parla il quotidiano The Himalayan Times. La donna, mamma di un bimbo di undici anni, otto anni fa aveva abbandonato il marito a causa di problemi e dissapori famigliari. Ma non avevano divorziato. Il branco è entrato in casa forzando la porta di ingresso, l’ha sottoposta a ripetute violenze, ne ha mutilato le parti intime alla fine, con un coltello. Poi se n’è andato rubando gioielli e soldi. La polizia ha arrestato sette persone.

Parliamo ora delle cinque attiviste femministe arrestate in Cina alla vigilia della giornata internazionale delle donne. Il 12 marzo sono state trattenute in stato di fermo per sospetto “ disturbo della quiete pubblica e provocazione di disordini”, ma la polizia ha rifiutato di dare ulteriori informazioni. Secondo Global Voices le cinque sono ormai scomparse: il 21 marzo ad Hong Kong, associazioni di cittadini hanno manifestato contro i rappresentanti del governo della Cina continentale, chiedendo il rilascio delle donne. Le cinque attiviste per i diritti delle donne sono: Wu Rongrong, Wei Tingting, Wang Man, Zheng Churan e Li Tingting, conosciuta anche come Li Maizi. Le rispettive famiglie e avvocati non sono riusciti a mettersi in contatto con le ragazze da quando sono state arrestate, e la polizia si rifiuta di dare particolari sul loro fermo.
Sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno espresso la loro preoccupazione per il loro destino, si legge ancora su Global Voices Samantha Power, ambasciatrice delle Nazioni Unite, ha criticato le autorità cinesi per averle arrestate con l’accusa di aver pianificato e causato disordini:

E passiamo in Ghana: il Paese ha chiesto alle Nazioni Unite di riaprire nel Paese l’ente per la Gender Equality l’Empowerment delle donne, recentemente chiuso. Nana Oye Lithur, ministra di Genere, per i Bambini e per la Protezione sociale, ha avanzato la richiesta nel corso di un incontro con Phumzile Mlambo-Ngcuka, sottosegretario ONU e UN Women Executive Director. Le priorità di UN Women in Ghana erano state: espandere la voce, la leadership e la partecipazione delle donne, fermare la violenza, implementare l’empowerment economico delle donne e rendere l’uguaglianza di genere una priorità sia a livello locale che globale, da un punto di vista di planning e budget.

E anche per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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