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Radio Bullets, #donnenelmondo del 2 febbraio 2016

abeer saady

Barbie bassa e formosa: 33 nuovi modelli e una notizia che ha conquistato anche la copertina del Time. I “neomaschilisti” del gruppo Il Ritorno dei Re si danno appuntamento a Sidney e in altre 43 città in tutto il mondo: per loro, lo stupro andrebbe legalizzato. Una ragazza turca di 20 anni è stata uccisa dal fidanzato tedesco a Colonia. Lo Zimbabwe dichiara illegali i matrimoni di ragazze minorenni. In India corsi di arti marziali e autodifesa nelle scuole. Sempre in India, violentata in ospedale una ragazza ricoverata per violenza sessuale. L’eroina dell’informazione della settimana è la giornalista egiziana Abeer Saady.

Ascolta la puntata.

Barbie bassa e formosa. Sono andata a cercare la storia della Barbie e ho scoperto un particolare che mi era onestamente ignoto, forse per la mia vocazione all’evitare bambole e dintorni e preferire Lego, pallone e Mio Mini Pony. Comunque: la prima Barbie, 57 anni fa, il 9 marzo 1959, aveva un costume zebrato e i capelli neri raccolti in una coda. Da allora è diventata biondo platino e ha rappresentato nell’immaginario comune lo stereotipo della ragazza perfetta, quasi anoressica, e sostanzialmente stupida. Ora però la Mattel vuole “cambiare verso”: Barbara Millicent Roberts, nome completo di Barbie, per la quale l’azienda nel tempo ha costruito una vera e propria biografia, amici, stirpe e fidanzato con cui è anche stata in crisi, non sarà più solo bionda e filiforme. La Mattel ha lanciato tre nuove versioni della bambola più famosa del mondo: quella “minuta”, quella “tall”, alta e quella “curvy”, ovvero formosa. Taglie alla misura di tutti, forme di più tipi e più “normali”. I nuovi modelli hanno anche diversi tipi di colore di pelle e acconciature e colori di capelli di ogni genere. “Siamo convinti di avere la responsabilità nei confronti di ragazze e genitori di riflettere una visione più ampia della bellezza”, dice Evelyn Mazzocco, vice presidente e global manager di Barbie. “Barbie riflette il mondo che le ragazze vedono intorno a loro”, aggiunge il chief operating officer Richard Dickson. “La sua capacità di evolvere e di crescere con i tempi pur rimanendo fedele al suo spirito, è fondamentale”. 33 sono i nuovi modelli a disposizione entro la fine dell’anno e prenotabili fin da ora, mentre la notizia ha già conquistato anche la copertina del Time.

Un gruppo online “neomaschilista” – i cui sostenitori credono che lo stupro dovrebbe essere legalizzato se “consumato” nella proprietà privata e che le donne sono biologicamente fatte per seguire gli ordini degli uomini – si riunirà per la prima volta off line a Sydney sabato prossimo, il 6 febbraio. Un incontro che avrà luogo anche in altre 43 sedi città tutto il mondo compresa Roma, di sera, davanti alla scalinata di Piazza di Spagna. Il leader del movimento “Return of Kings”, il Ritorno dei Re, è Daryush “Roosh” Valizadeh, 36enne del Maryland e scrittore antifemminista. Alla manifestazione, spiega, donne e uomini transgender e omosessuali non sono invitati. Il sito The Return of Kings esiste dal 2012 e ha oltre 12.500 fan su Facebook. “Il valore di una donna dipende in maniera significativa dalla sua fertilità e dalla sua bellezza”, si legge sul sito. “Quello di un uomo dalle sue risorse, dall’intelletto, dal carattere”. Vengono pubblicati articoli in cui si sostiene che le donne non dovrebbero votare, che lo stupro nella proprietà privata dovrebbe essere legalizzato, che le donne transgender che vanno a letto con uomini eterosessuali sono sostanzialmente delle stupratrici.

Una ragazza turca di 20 anni è stata uccisa dal suo fidanzato tedesco vicino alla sua casa di Colonia, in Germania. Gizem Peker, studentessa dell’università di Aachen, è stata accoltellata a morte dal suo fidanzato tedesco nel quartiere Ostheim. Secondo i media tedeschi la giovane donna si stava recando a casa dei genitori per il fine settimana quando il fidanzato, da cui si era recentemente separata, l’ha fermata e l’ha cominciata a colpire. Il 21enne, di cui la polizia non ha svelato l’identità, è stato fermato e messo in prigione, mentre il corpo della ragazza, la cui famiglia è originaria della città di Elazig, nella Turchia orientale, è stato riconsegnato ai genitori dopo l’autopsia. Secondo la polizia la vittima ha riportato ferite multiple nella parte superiore del corpo e l’attacco è avvenuto in una zona appartata. I dati del ministero tedesco della Famiglia parlano di una donna su sette vittima di violenza sessuale e di una donna su quattro di violenza domestica.

Il 21 gennaio scorso l’Alta corte dello Zimbabwe ha dichiarato illegali i matrimoni di ragazze di età inferiore ai 18 anni, abrogando una norma che finora aveva consentito a bambine anche di 12 anni di sposarsi col consenso dei genitori. Nel paese dell’Africa orientale un terzo delle ragazze si sposa prima dei 18 anni e il 4% prima dei 15, ha detto Tendai Biti, uno degli avvocati dei diritti umani che ha chiesto alla Corte costituzionale di modificare la legislazione. Da adesso “sotto i 18 anni non si potrà contrarre nessun tipo di matrimonio”, spiega Vernanda Ziyambi, uno dei nove giudici che ha approvato all’unanimità la legge. Biti e gli altri avvocati hanno rappresentato due donne, Loveness Mudzuru e Ruvimbo Tsopodzi, che si erano sposate all’età di 16 e 12 anni e che non volevano che altre bambine patissero un destino simile. “Ora aspettiamo che il Parlamento approvi severe sanzioni per garantire che la legge sia applicata”, ha detto Biti. “Sono veramente contenta di aver contribuito a rendere lo Zimbabwe un Paese più sicuro per le ragazze” ha detto Mudzuru che ha avuto due bambini prima dei 18 anni. Dietro al fenomeno delle spose bambine, si legge sul blog di Amnesty International sul Corriere della Sera, c’è la povertà: i genitori danno via le figlie in modo da avere meno bocche da sfamare e prendere, se c’è, la dote. “Le ragazze che si sposano presto fanno figli presto nella più totale povertà, è un circolo vizioso – ha raccontato Mudzuru alla Thomson Reuters Foundation, la mia vita è stata un inferno. E’ difficile allevare un figlio quando sei una bambina anche tu. Sarei dovuta andare a scuola, invece”. Nel mondo ogni anni 15 milioni di bambine vengono date in sposa. Nell’Africa sub-sahariana il 20% delle bambine subisce questo destino.

“Ho imparato lo Jiu Jitsu, che è una forma di auto-difesa, e so che un paio di altre ragazze hanno fatto lo stesso”, racconta Shreya Kukar, studentessa di New Delhi. “Sono assolutamente convinta che imparare queste cose renda più forti le donne. Solo il fatto di sapere cosa fare in caso di situazione spiacevole aiuta a sentirsi meglio, anche se solo mentalmente”. La violenza sessuale, si legge sull’International Business Times, è un grave problema in India. Spesso abbiamo parlato qui su Radio Bullets dello stupro di gruppo e della morte della studentessa Jyoti Singh nel 2012 a Delhi. Da allora sempre più donne e ragazze hanno intrapreso lezioni di arti marziali e autodifesa. Nel 2014 sono stati segnalati dalla polizia più di 36mila stupri, e la verità è che il numero effettivo rischia di essere significativamente più alto. Continuano ad essere segnalati anche attacchi brutali contro le ragazze, tanto che i governi statali hanno annunciato l’inserimento di corsi di autodifesa all’interno dei percorsi scolastici. I più critici hanno sottolineato che senza un intervento alla fonte del problema, tuttavia, senza una migliore azione di polizia e senza la garanzia di un sistema legale a vantaggio delle vittime, i tassi di violenza sessuale continueranno ad aumentare in India. La percentuale di condanne per stupro nel 2014 era solo del 28%: questo alimenta un senso di impunità. E proprio dall’India arriva in queste ore la notizia dell’ennesima violenza. Una ragazza di quindici anni, in ospedale in seguito a una violenza sessuale, ha raccontato di essere stata violentata di nuovo da una guardia di sicurezza dell’ospedale. La ragazza era stata ricoverata alcuni giorni prima dopo aver denunciato alla polizia di essere stata stuprata da un adolescente nel suo quartiere. L’imputato, un minorenne, è stato arrestato e mandato in una casa di custodia cautelare giovanile.

Infine continuano anche questa settimana con il nostro appuntamento con le storie delle 35 donne che fanno parte della lista dei “100 eroi dell’informazione” pubblicata da Reporter senza frontiere. Oggi è la volta di Abeer Saady. Ben nota al mondo dei media egiziani, scrive RSF, Abeer Saady scrive in arabo e in inglese sulle più importanti tematiche da 23 anni. Cha sia sul fronte libico o per le strade del Cairo, sembra essere dappertutto. Centinaia di giornalisti in tutto il Medio Oriente la conoscono, anche perché Abeer si occupa di formazione per i giornalisti che lavorano nelle aree ostili – come in Egitto, Siria, Libia, Tunisia, Yemen, Iraq, Turchia, Giordania, Barhein. Oltre ad essere vice direttrice del quotidiano Al-Akhbar, è stata eletta vice-presidente e componente del consiglio di amministrazione del sindacato egiziano dei giornalisti per tre mandati, e ne ha gestito il dipartimento di formazione, ospitando seminari e corsi di formazione. Ora però ne ha avuto abbastanza. Ha criticato pubblicamente il silenzio del sindacato di fronte a tutti gli arresti, le violenze e gli omicidi mirati di giornalisti, e ha annunciato la fine del suo coinvolgimento nell’organizzazione. Ha esortato i suoi colleghi a prendere in considerazione le conseguenze catastrofiche “del silenzio in risposta a questo attacco alla sicurezza, alla protezione e la dignità dei giornalisti”. Dodici giornalisti sono stati uccisi in Egitto dal 2011 e più di 20 sono attualmente in stato di detenzione.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 21 ottobre 2015

child brides

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Diverse organizzazioni e rappresentanti del mondo accademico di primo piano nel Regno Unito hanno scritto al primo ministro indiano Narendra Modi, in vista della sua visita in Inghilterra, a novembre, esprimendo preoccupazione per il suo “silenzio” sull’escalation di violenza di genere in India. I firmatari si dicono particolarmente preoccupati per il rapporto del primo ministro con l’RSS, descritto come una “organizzazione paramilitare sul modello del partito fascista italiano e di quello nazista tedesco, noti per la loro violenta misoginia”. Il Rashtriya Swayamsevak Sangh, Organizzazione Nazionale Patriottica, è una formazione nazionalista Hindu. L’Rss, si legge su The Economic Times è sotto osservazione da parte della British Charity Commission per incitamento all’odio contro cristiani e musulmani. “Questo tipo di organizzazioni sono anche responsabili della feroce opera di moralizzazione che ha portato ad attacchi omicidi nei confronti di coppie che sono andate oltre le frontiere religiose e di casta”, si legge ancora nella lettera. “Il suo silenzio, Primo Ministro, dà loro un messaggio di approvazione”. Nel testo si ricordano anche le violenze contro le donne nel corso del massacro del 2002 del Gujarat: una ferita ancora aperta nella storia indiana. Il 27 febbraio 2002 – si legge su AsiaNews a Godhra (Gujarat), un gruppo di fedeli indù, che viaggiavano in treno, è stato assaltato da un gruppo di musulmani. L’attacco ha fatto 59 morti e ha scatenato la violenza dei fondamentalisti indù. Nel mese successivo almeno 2 mila musulmani sono stati massacrati in diverse città del Gujarat.

Mai più spose bambine. È partita la campagna di Amnesty International Italia – di cui quest’anno ricorre il 40° anniversario – campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi tramite SMS solidale al 45594 contro i matrimoni precoci e forzati. Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), 13.5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro: 37 mila bambine ogni giorno alle quali, di fatto, viene negata l’infanzia, spiega Amnesty. “Molte di loro rimangono incinta immediatamente o poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine”. E ancora: “Per le ragazze di età inferiore ai 18 anni, in Yemen è molto comune essere sposate; sono stati registrati addirittura casi che coinvolgono bambine di 8 anni. Donne e ragazze rifugiate siriane in Giordania tendono a essere date in sposa prima dei 18 anni secondo una pratica diffusa soprattutto nelle aree rurali della Siria. In base al codice civile iraniano, l’età legale per il matrimonio per le ragazze è di 13 anni, ma possono essere date in sposa anche a un’età inferiore a una persona scelta dal padre o dal nonno paterno, se esiste il permesso di un tribunale. In Burkina Faso, il matrimonio forzato è un fenomeno estremamente diffuso, soprattutto nelle zone rurali. Nell’area del Maghreb si inserisce nel contesto di quadri legislativi lacunosi che non tutelano adeguatamente le donne dalla violenza. Il Marocco ha abolito la norma che prevedeva l’impunità in cambio del “matrimonio riparatore” in caso di stupro di una minorenne, ma è privo di un quadro legislativo organico sulla violenza contro donne e ragazze. Negli ultimi anni in Algeria le autorità hanno varato alcuni provvedimenti volti a migliorare i diritti delle donne, tuttavia è rimasta in vigore la norma abrogata in Marocco, in base alla quale gli uomini che stuprano ragazze di età inferiore ai 18 anni non sono perseguibili penalmente se sposano la loro vittima. Il fenomeno dei matrimoni precoci è diffuso in Asia meridionale, dove il 46 per cento delle ragazze viene dato in sposa prima di aver compiuto 18 anni. Secondo i dati dell’Unicef, il Bangladesh è il paese al mondo con il più alto tasso di matrimoni di bambine al di sotto dei 15 anni. In Afghanistan, uno studio condotto dal ministero degli Affari femminili nel 2004 ha rilevato che il 57 per cento delle donne intervistate era stato dato in sposa prima dei 16 anni, alcune anche a soli 9 anni.

Due bambine, rispettivamente di due anni e mezzo e di cinque anni, sono stati rapiti e poi ritrovati con ferite devastanti sui loro corpi a New Dehli. Lo riporta Catholic News. La più piccola è stata rapita da due uomini nel corso di una ricorrenza religiosa. I due l’hanno prima violentata, poi scaricata per strada nei pressi di casa. La bambina di cinque anni, invece, è stata attirata fuori casa da tre uomini che l’hanno poi violentata. Tutti e tre.
Un centinaio di persone si sono radunate vicino all’abitazione della bimba più piccola, indignate e impaurite, accusando duramente la polizia di incapacità nella gestione di questo caso e dei colpevoli. “Non stanno facendo nulla per arrestare gli stupratori”, racconta un parente all’AFP. “Non ci sentiamo al sicuro in questa città e ci sarà un giorno in cui si smetterà di mettere al mondo bambine per la paura che vengano violentate”. Nel 2014, l’India ha registrato 36.735 casi di stupro, 2.096 dei quali a Delhi. “La maggior parte di questi incidenti sono stati segnalati nelle zone a basso reddito come baraccopoli e nelle aree densamente popolate, dove per lo più vivono immigrati. Questi uomini vivono in spazi stipati senza alcun controllo sociale o familiare e in genere senza alcuna paura della legge”, spiega Ranjana Kumari, a capo del Centro di Ricerca Sociale di Delhi. “Delhi non è un posto sicuro e protetto per le donne. E la situazione si sta deteriorando”. Secondo il capo della polizia di Delhi ovest, Pushpendra Kumar, è in corso una caccia all’uomo nei confronti dei sospetti coinvolti nel rapimento e nello stupro della bimba di due anni e mezzo, mentre gli aguzzini della bambina di cinque anni sarebbero stati arrestati. I due attacchi sono avvenuti ad appena otto giorni di distanza da un altro che ha coinvolto una bambina di quattro anni, violentata e tagliata con una lama. Ne abbiamo parlato la scorsa settimana qui a DonneNelMondo.

Yanar Mohammed, sostenitrice dei diritti delle donne in Iraq, è nota per i rifugi sotterranei ferroviari per le le donne in fuga dall’ISIS. I suoi rifugi, in particolare a Kerbala, offrono uno spazio sicuro per le sopravvissute, mentre nel resto del Paese i militanti ISIS prendono di mira soprattutto le donne che non hanno in famiglia componenti maschi. Dopo un anno di lotta per mantenere quei rifugi aperti e al sicuro da polizia e funzionari del governo, che li trattano come illegali, l’attivista sta ora facendo pressione sulla comunità internazionale e alle Nazioni Unite per avviare finalmente un’azione contro le violenze che le donne devono affrontare nel suo paese. La richiesta di Mohammed – si legge su Women’s eNews  giunge in un momento critico. L’ONU in questi giorni ha una serie di eventi per commemorare il 15 ° anniversario della sua risoluzione 1325 sulla parità di partecipazione delle donne ai negoziati di pace. Mohammed ora sta mettendo in discussione come la risoluzione venga rispettata in Iraq.

E passiamo in Australia. Un vero e proprio codice del silenzio tra giocatori sulla violenza contro le donne sarebbe in vigore nell’Australian Football League. È quanto emerge da uno studio de La Trobe University di Melbourne. Secondo il racconto di molti giocatori registrato dai ricercatori, gli uomini che si ubriacano e infastidiscono le donne in pubblico o quelli che tradiscono le mogli in trasferta vengono generalmente protetti dai compagni di squadra, si legge sull’Herald Sun. La metà dei 366 giocatori intervistati ritiene che “ciò che accade nelle trasferte di fine stagione dovrebbe rimanere confinato a quei viaggi”. E uno su cinque ha rivelato che si sentirebbe a disagio nel dire ad un gruppo di uomini di non parlare in maniera irrispettosa delle donne. Due terzi di loro ammette che direbbe a compagni che si comportano male nei confronti di una donna di fermarsi. Ma secondo la ricerca, un numero sostanzioso di uomini – soprattutto tra i giovani – resta riluttante a farlo. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con l’AFL al fine di realizzare programmi di formazione e sensibilizzazione per giocatori e club.

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