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Radio Bullets, #donnenelmondo dell’11 agosto 2015

This image provided by onelogin.com shows a recruitment ad for the tech startup company featuring engineer Isis Anchalee. As of Thursday afternoon, Aug. 6, 2015, more than 75,000 people used the hashtag #ILookLikeAnEngineer to post photos of themselves and promote gender diversity in technology, according to analytics firm Topsy. The campaign started when Anchalee got an avalanche of attention from the ad. (onelogin.com via AP)

This image provided by onelogin.com shows a recruitment ad for the tech startup company featuring engineer Isis Anchalee. As of Thursday afternoon, Aug. 6, 2015, more than 75,000 people used the hashtag #ILookLikeAnEngineer to post photos of themselves and promote gender diversity in technology, according to analytics firm Topsy. The campaign started when Anchalee got an avalanche of attention from the ad. (onelogin.com via AP)

Ascolta la puntata.

Reeva Steenkamp, ​​Jayde Panayiotou, Fatima Patel, Anni Dew ani, Zanele Khumalo, Dolly Tshabalala. Questi nomi hanno fatto i titoli dei giornali in Sudafrica negli ultimi anni, si legge su news channel Africa. E hanno una cosa in comune: sono tutte morte per mano dell’uomo di cui si fidavano e che amavano. Steenkamp e Khumalo sono state uccise dai loro fidanzati. Secondo le associazioni, in entrambi i casi gli uomini avrebbero dovuto ottenere pene più severe. Le famiglie di Panayiotou, Tshabalala e Patel sono ancora in attesa di sapere se otterranno giustizia. Christopher Panayiotou avrebbe assoldato un killer per uccidere la moglie Jayde. Affronterà un processo nel 2016. Anche Rameez Patel è in attesa di giudizio per la morte di sua moglie Fatima. Ridotta in uno stato per cui la famiglia l’ha a malapena riconosciuta, quando è stata ritrovata cadavere nella loro casa di Polokwane ad aprile. Patel era fuori su cauzione a luglio, quando è stato nuovamente arrestato per un altro omicidio che avrebbe avuto luogo nel luglio del 2013. Un report di novembre 2014 dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza sulla violenza domestica in Sudafrica mette nero su bianco la difficoltà di valutare l’entità della violenza contro le donne, perché questi casi non vengono tracciati in maniera efficiente. “I dati sulla reale portata di tutte le forme di violenza domestica in Sudafrica non sono disponibili”, spiega la ricercatrice Lisa Vetten. Tre donne al giorno trovano la morte per mano del partner in Sud Africa ogni giorno. La seconda causa più comune di queste morti è collegata alla decisione della donna di porre fine all relazione. Fondamentale, scrive Lisa Vette, affrontare il problema della natura disinformativa delle statistiche di polizia.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto alla comunità internazionale di impegnarsi attivamente per migliorare la salute e il benessere dei popoli indigeni. Popolazioni che devono affrontare una vasta gamma di sfide che vanno da servizi igienici inadeguati alle emergenze abitative, dagli altri tassi di diabete all’abuso di droga e alcol, nonché la mancanza di cure prenatali e la violenza sulle donne. La maggior parte di questi problemi, dice Ban Ki-moon, si possono prevenire. “Sono questioni che devono essere urgentemente affrontate come parte del programma di sviluppo post-2015, in un modo culturalmente appropriato e in grado di soddisfare le concezioni dei popoli indigeni e delle aspirazioni per il benessere”.

Su Internazionale leggiamo la storia di Isis Anchalee, una giovane ingegnera informatica di San Francisco. L’azienda in cui lavora come programmatrice, la californiana OneLogin, l’aveva scelta tra i testimonial per una campagna di assunzioni ma il suo bell’aspetto ha scatenato una serie di critiche sui social network. Diversi utenti, si legge su Internazionale, hanno criticato l’azienda con commenti di questo tenore: “Perché non hanno scelto un vero ingegnere o un’impiegata invece di una modella?”. Ecco perché Isis ha deciso di rispondere sul suo blog agli stereotipi sessisti che ancora circondano il suo ambiente. Con una domanda che è diventata una vera e propria mobilitazione: “Che aspetto dovrebbe avere un’ingegnera?”. L’hashtag #ilooklikeanengineer, scrive Internazionale, ha avuto un vasto seguito in tutto il mondo, dalla Nasa alle comunità islamiche. In media, scrive ancora Internazionale, il 30 per cento della forza lavoro nell’industria tecnologica è rappresentata da donne, e le donne sono ormai il 59 per cento del totale della forza lavoro statunitense e il 51 per cento della popolazione, secondo gli ultimi dati dell’Us census bureau. Da un altro sondaggio pubblicato nel giugno 2013, risultava che le donne occupano solo il 14,3 per cento dei posti nei consigli d’amministrazione delle cento aziende tecnologiche con il miglior fatturato negli Stati Uniti. E secondo l’organizzazione Narrow the gap, a parità di incarico, le donne impiegate nelle aziende hi-tech ricevono in media 200 dollari alla settimana in meno. Questa realtà ha spinto il presidente Barack Obama a promuovere una serie di politiche per migliorare la situazione.

Passiamo in Myanmar, dove è lotta al cyber-sex e ai cyber abusi. Chiunque utilizzi la tecnologia elettronica per disturbare, minacciare o diffamare sessualmente qualcuno potrebbe affrontare pene dai 3 ai 5 anni di carcere e ammende, si legge sul Myanmar Times. Ciò potrebbe includere l’uso di Facebook e di altri social media. “La tecnologia dell’informazione comporta svantaggi e vantaggi, e la violenza sessuale contro le donne attraverso l’uso della tecnologia è in aumento”, spiega il capo della polizia Thi Thi Myint. “Se la vittima può fornire le prove dell’abuso, noi agiremo”. Prove che possono includere telefonate e messaggi abusivi, ad esempio.

Non si placa la polemica tra Amnesty International e lo star system hollywoodiano. L’ONG si è schierata a favore della depenalizzazione della prostituzione. Sul fronte opposto invece si stanno schierando nomi di calibro internazionale e dal grande seguito: gente come le femministe Gloria Steinem ed Eve Ensler e come le attrici Kate Winslet, Anne Hathaway, Emma Thompson, Lena Dunham e Meryl Streep. Una contrapposizione di posizioni storica, che da un lato vede coloro che si schierano a favore delle lavoratrici del sesso e ne sottolineano la capacità di autodeterminazione, e dall’altro lato chi pensa che la prostituzione sia sempre una violenza e i lavoratori sempre vittime – di tratta, povertà, abusi. Amnesty ha preparato un documento in occasione dell’assemblea mondiale si Dublino con un testo non ancora approvato ufficialmente ma nel cui draft si legge che “la criminalizzazione della prostituzione non fa altro che aumentare la discriminazione nei confronti di coloro che vendono sesso, mettendoli più a rischio di persecuzioni e violenze, inclusi gli abusi da parte della polizia”. L’organizzazione chiede anche più tutela dei diritti umani dei lavoratori e lavoratici del sesso con misure che prevedono anche la depenalizzazione della prostituzione. La Coalition Against Trafficking in Women, la Coalizione contro la tratta delle donne, ha immediatamente fatto sentire la propria voce «Ogni giorno combattiamo l’appropriazione maschile del corpo delle donne, dalle mutilazioni genitali ai matrimoni forzati, dalla violenza domestica alla violazione dei loro diritti riproduttivi. Pagare denaro per una simile appropriazione non elimina la violenza che le donne subiscono nel commercio del sesso. È incomprensibile che un’organizzazione per i diritti umani della levatura di Amnesty International non riesca a riconoscere che la prostituzione è una causa e una conseguenza della diseguaglianza di genere». Tra meno di un mese la resa dei conti, a Dublino, con l’approvazione finale del documento di Amnesty International che ne costituirà la posizione ufficiale per i prossimi anni.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 26 maggio 2015

Feminist Gloria Steinem speaks to the media after her group of peace activists crossed the border line through the demilitarised zone (DMZ) separating the two Koreas on Sunday.

Feminist Gloria Steinem speaks to the media after her group of peace activists crossed the border line through the demilitarised zone (DMZ) separating the two Koreas on Sunday.

Salve a tutte e a tutti da Angela Gennaro, benvenuti al nostro viaggio di approfondimento nel mondo delle donne su Radio Bullets.

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Questa settimana cominciamo con lo Sri Lanka, dove le giocatrici della squadra di cricket femminile, scrive l’AdnKronos, sono state costrette a compiere favori sessuali per mantenere il loro posto nella squadra. Lo riferisce il ministero dello Sport del Paese spiegando che la prova delle molestie sessuali è stata scoperta in un’indagine avviata lo scorso anno dopo la denuncia di una giocatrice esclusa per aver rifiutato di fare sesso con alcuni funzionari di cricket. Sono già state avviate procedure disciplinari, ha detto il ministero, senza nominare gli individui coinvolti.

Medici senza Frontiere denuncia l’intensificarsi dei combattimenti in Sud Sudan che starebbe esponendo i civili a una violenza diffusa e limitando fortemente l’arrivo degli aiuti necessari. Il forte aumento di violenza negli stati di Unity, Jonglei e dell’Upper Nile ha portato alla sospensione dei servizi medici, la distruzione delle strutture sanitarie e l’evacuazione del personale medico. A Bentiu, i combattimenti e l’insicurezza delle ultime settimane hanno costretto MSF a sospendere diverse cliniche mobili nelle zone circostanti. In una zona a Nhialdiu, MSF forniva visite mediche gratuite per centinaia di persone ogni giorno. MSF continua a gestire un ospedale all’interno dei campi della “Protezione dei Civili” dell’ONU a Bentiu che ha visto più di 11.000 nuovi arrivi, di cui la maggior parte donne e bambini. Molte persone hanno raccontato a MSF la violenza da cui stavano scappando: interi villaggi rasi al suolo; famiglie separate; attentati e omicidi; l’abbandono dei feriti, e la violenza sessuale contro donne e bambini. MSF ha curato una donna incinta che è arrivata con un grave infortunio alla gamba dovuta a una mina esplosa. Non aveva ricevuto nessun tipo di assistenza medica per nove giorni.

In Canada, dove si e’ in questi giorni tenuto una marcia di Walk a Mile in Her shoes – in cui gli uomini indossano scarpe da donna con tacchi rossi e camminano per dire no alla violenza di genere – le statistiche parlano del 96 per cento delle persone che ritiene che qualsiasi attività’ sessuale debba essere consenziente. Ma uno su tre non sa definire il consenso. Ogni notte 3,300 donne canadesi e i loro 3,000 bambini dormono nelle case rifugio per donne vittima di violenza domestica.

Una campagna di fundraising contro la violenza di genere. Accade nelle isole di San Juan un arcipelago nello Stato di Washington a nord ovest degli Stati Uniti, al confine con il Canada e a poca distanza dall’Isola di Vancouver. La campagna si chiama 100 stand up men: 100 dollari dedicati alla donna della propria vita: il ricavato verrà devoluto in strumenti di pianificazione di politiche di sicurezza ma anche in prevenzione nelle scuole. Richard Lowe, unico avvocato uomo per le vittime del DVSAS, ovvero Domestic Violence and Sexual Assault Services of the San Juan Islands, spiega: “È una questione di uomini che approcciano su questo tema altri uomini. Vogliamo essere un esempio per gli altri uomini affinchè smettano di alimentare il silenzio. Non è un problema di genere, è un problema umano. ”

Sempre negli Stati Uniti sta facendo discutere l’arresto di Ray McDonald, difensore della squadra di football americano Chicago Bears, con l’accusa di violenza domestica e di messa a rischio di minori. Avrebbe aggredito una donna, e mentre teneva in braccio un bimbo. Il giocatore era già stato arrestato in passato con l’accusa di violenza, ma non erano state presentate denunce a suo carico ed era quindi stato rilasciato. La squadra lo ha esonerato.

Women Cross DMZ, una delegazione di 30 attiviste per la pace provenienti da 15 paesi diversi, ha marciato, il 23 maggio scorso, per due chilometri e mezzo lungo il recinto di filo spinato insieme a 300 tra cittadini, membri della società civile e gruppi religiosi della Corea del Sud dopo aver attraversato la zona demilitarizzata tra le due Coree. “Non eravamo certi di potercela fare, ma ci sentiamo orgogliosi per questo viaggio realizzato senza intoppi e in nome del dialogo, della pace e dei diritti umani delle donne”, ha spiegato Steinem, 81 anni.

Un gruppo di donne nere ha protestato in topless, bloccando il traffico nel centro di San Francisco, per attirare l’attenzione sull’uccisione di donne nere e di bambini da parte della polizia. La manifestazione, si legge su USA Today, faceva parte di una giornata nazionale di azione per protestare contro la morte di Aiyana Jones, Tanisha Anderson, Yvette Smith, Rekia Boyd e di altre donne e ragazze uccise da agenti delle forze dell’ordine.

Militanti dell’ISIS hanno bruciato viva una donna di 20 anni perché ha rifiutato di prendere parte a quello che viene definito un “atto sessuale estremo”. Zainab Bangura, rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale in guerra, ha recentemente condotto un tour nei campi profughi dei conflitti in Siria e in Iraq. L’ISIS – ha spiegato in un’intervista al Middle East Eye, “stupra, riduce in schiavitù sessuale, costringe alla prostituzione e compie altri atti di estrema brutalità. Abbiamo sentito il caso di una ragazza di 20 anni bruciata viva perché si rifiutava di compiere un atto sessuale estremo, e di molti altri atti sessuali sadici. Abbiamo faticato a capire la mentalità di persone che commettono tali crimini”, spiega Bagura.

SI inaugura il 31 maggio a Berlino la mostra “Sogni realizzabili? Italiane a Berlino” ideata dalla sezione berlinese di Rete Donne e.V. (l‘associazione delle donne italiane in Germania). Il tema è la nuova migrazione femminile italiana in Germania e le opere esposte la raccontano attraverso diverse prospettive le “moderne” protagoniste di un fenomeno in realtà “antico”.

E anche per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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