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Radio Bullets, #donnenelmondo del 3 novembre 2015

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India, spot ironici spiegano alle donne come difendersi dalla violenza. Sei scienziate in missione (simulata) sulla Luna, per vedere come funziona un equipaggio di sole donne. In Galles nuova legge contro le mutilazioni genitali femminili. A Pretoria un pittore dipinge il presidente e l’opera fa scandalo. La denuncia di un gruppo di sacerdoti: la Chiesa opprime le donne. Jakarta: castrazione chimica per chi stupra un minore?

Ascolta la puntata.

India. Una società di produzione cinematografica indiana, la Eeksaurus, ha realizzato una serie di annunci di servizio pubblico con un messaggio forte rivolto a tutte le donne. Ne parla Indian Express: nei video protagoniste sono le donne che si trovano ad affrontare varie situazioni di minaccia di aggressione – in discoteca, nel treno, in ascensore, per strada – e si difendono con superpoteri e armi non convenzionali come degli occhiali laser capaci di incenerire l’aggressore direttamente nelle sue parti più intime. Oggetti, dice l’annuncio, disponibili nel 2214: nell’attesa le donne vengono invitate a chiamare il numero di servizio 103 in caso di aggressione o anche solo di situazioni dubbie. Un modo insomma per affrontare la violenza sulle donne con un certo umorismo e dare un messaggio di servizio fondamentale in un Paese in cui il problema resta di natura endemica.

Russia. Sei scienziate, di età compresa tra i 22 e i 34 anni, hanno iniziato un “viaggio di andata e ritorno verso la Luna” di 8 giorni: un viaggio simulato che l’agenzia spaziale russa Roscosmos sta realizzando per studiare il comportamento di un equipaggio composto da sole donne di fronte a una missione di questo tipo e durata. In Italia ne scrive Focus. Le sei donne-cosmonaute, si legge, sono entrate in un modulo opportunamente costruito presso l’Istituto per lo studio dei Problemi Biomedici di Mosca, noto per le ricerche sugli effetti psicologici e fisici dei viaggi nello spazio. Questo Istituto è stato in prima linea nel 2010 quando sei volontari (tutti maschi) simularono un viaggio di andata e ritorno verso Marte della durata di 520 giorni. “Per la prima volta vogliamo vedere come interagiscono sei donne sottoposte a un simile test. Sono abbastanza certo e mi auguro che non ci saranno conflitti, anche se si dice che due donne nella medesima cucina faticano a vivere insieme”, dice Sergei Ponomaryov, responsabile dell’esperimento. Le sei volontarie sono quattro ricercatrici scientifiche, una psicologa e una dottoressa. La Russia è stata la prima a inviare una donna nello Spazio, ma dopo questo primato nelle pari opportunità si è “fermata”: il numero di cosmonaute – le sovietiche – è molto inferiore rispetto a quello delle astronaute, tant’è che la quarta donna russa ad essere andata nello spazio è partita solo l’anno scorso per la Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta di Elena Serova che peraltro partecipa anche all’esperimento in corso. Naturalmente alla conferenza stampa di presentazione del progetto non sono mancate domande stereotipare tipo: “Come farete senza trucco?”. “Siamo molto belle anche senza”, ha risposto la team leader Yelena Luchnitskaya. Il “ritorno” è previsto per mercoledì prossimo 4 novembre.

FGM. In Galles passa una nuova legge contro le mutilazioni genitali femminili. Sebbene sia un crimine nel Regno Unito, in 137mila tra donne e ragazze inglesi, la maggior parte delle quali immigrate, sostiene di aver subito questa pratica. La nuova legge, riporta l’Associated Press, richiede ai professionisti di segnalare i casi di mutilazione genitale femminile alla polizia in caso di minori di 18 anni. Ma da più parti si avverte che l’effetto potrebbe essere quello di rendere le ragazze riluttanti a cercare assistenza medica. Secondo la legge, entrata in vigore sabato, diventa un crimine per operatori sanitari, assistenti sociali o insegnanti non notificare alla polizia casi di minorenni che abbiano avuto la rimozione o il danneggiamento dei genitali per ragioni non mediche. L’obiettivo è quello di intensificare il giro di vite del governo sulla pratica di rimuovere genitali esterni alle giovani, pratica vista come una forma di abuso sui minori e di violenza sulle donne e crimine fin dal 2003. Alcuni enti di beneficenza che lavorano per proteggere le ragazze, riporta ancora AP, temono però conseguenze impreviste da questa legge che sancisce la segnalazione obbligatoria. “Non protegge le ragazze, perché la logica è quella di riportare casi di persone che hanno già subito una mutilazione genitale”, spiega Naana Otoo-Oyortey, direttore del gruppo advocacy Forward. “Sì, è necessario segnalare e perseguire. Ma tutto questo deve essere affiancato dalla prevenzione “. Le mutilazioni, nella maggior parte dei casi, avvengono all’estero. Le autorità britanniche hanno anche cercato di impedire ai genitori di portare le figlie in Africa a subire questa procedura.

Pretoria. Membri della South Africa’s African National Congress Women’s League hanno manifestato a Pretoria per difendere l’onore del presidente Jacob Zuma alla luce di una recente opera che lo raffigura nudo e nell’atto di ricevere sesso orale. Ayanda Mabulu, pittore sudafricano, ha fatto notizia il mese scorso per la sua opera dal titolo “La pornografia del potere”, che descrive come “la situazione in cui ci troviamo in Sud Africa”. La South Africa’s African National Congress Women’s League ha però trovato il dipinto offensivo e umiliante per la popolazione femminile del Paese. “In una Nazione dove abbiamo unalta incidenza di violenza contro le donne, rappresentare una donna in quel modo è solo degradante”.

Un gruppo di 12 sacerdoti cattolici ha chiesto di porre fine alla “sistematica oppressione” delle donne nella Chiesa cattolica dando loro piena uguaglianza. I sacerdoti, tra cui un certo numero di membri della Associazione dei sacerdoti cattolici come don Tony Flannery, hanno spiegato di ritenere l’esempio dato dalla Chiesa in termini di discriminazione delle donne un esempio che “incoraggia e rinforza l’abuso e la violenza contro le donne in molte culture e società “. “Nella Chiesa cattolica le donne, pur essendo uguali agli uomini in virtù del loro Battesimo, sono escluse da tutte le posizioni decisionali, e dal ministero ordinato”, dicono i sacerdoti. Che hanno ricordato anche che, nel 1994, Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato che l’esclusione delle donne dal sacerdozio non poteva nemmeno essere discussa nella Chiesa e che il concetto è stato ribadito “e addirittura rafforzato” da Papa Benedetto.

Jakarta. Una coalizione di gruppi per i diritti umani ha espresso opposizione al piano del governo indonesiano di introdurre la castrazione chimica per i reati a sfondo sessuale. Secondo l’Istituto per la riforma del sistema penale costituirebbe una chiara violazione dei diritti umani. “Il governo dovrebbe invece dare priorità ai diritti dei bambini. Nei casi di vittime minori, lo Stato deve garantire loro protezione e accesso alla riabilitazione”, spiega un ricercatore dell’Istituto secondo il Jakarta Post. Il presidente Joko “Jokowi” Widodo starebbe prendendo in considerazione l’emanazione di un regolamento del governo con valore di legge per introdurre la castrazione per gli uomini che stuprano i bambini. Castrazione chimica prevede la somministrazione di farmaci anti-androgeni per ridurre il testosterone, la libido, le fantasie sessuali compulsive e la capacità di eccitazione sessuale. Viene somministrata per mezzo di un’iniezione una volta ogni tre mesi e, a differenza della castrazione chirurgica, è reversibile quando il trattamento viene interrotto. Restano comunque duraturi effetti collaterali. Leggi che prevedono la castrazione fisica sono in vigore in diversi Stati in America, in Canada e in Paesi come la Corea del Sud, la Moldavia, la Russia e l’Estonia.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 10 giugno 2015

Anna Zhavnerovich

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Cominciamo da un pezzo di africarivista.it: Fadumo Dayib ha annunciato che si candiderà alle elezioni presidenziali che si terranno in Somalia nel 2016 perché vuole diventare il primo capo di Stato donna del suo Paese. Affrontando così una doppia sfida: alla tradizione, che vede la donna somala ai margini della società; e ai fondamentalisti islamici, che relegano le donne al ruolo di spose dei miliziani o a schiave sessuali. Fadumo ha vissuto in prima persona la tragedia della Somalia contemporanea. Nata in Kenya da una famiglia somala, è rientrata da bambina nel suo Paese, per fuggire di nuovo di fronte all’inasprirsi della guerra civile (iniziata nel 1991). È la Finlandia la sua terra di adozione. È lì che a 14 anni ha imparato a scrivere e a leggere. Ed è lì che ha continuato gli studi fino a ottenere un master in sanità e salute pubblica. Studi che le hanno permesso di affrontare una carriera al servizio dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, dove si è occupata di temi delicati quali le migrazioni forzate, le discriminazioni di genere, la pandemia di Hiv-Aids. Come molti profughi della diaspora non ha però mai cessato di occuparsi della Somalia e, in particolare, delle donne somale. Questo suo impegno è sfociato nell’intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Oggi Fadumo ha 42 anni e quattro figli, per lei, se mai si terranno le elezioni e se mai verrà eletta, si aprirà un percorso difficilissimo. La Somalia oggi è un Paese in ginocchio. Il Governo federale in carica dal 2012 sopravvive grazie al sostegno internazionale. Le autorità non controllano che piccole porzioni di territorio. Il Somaliland a Nord si è dichiarato indipendente (anche se non ha riconoscimento internazionale) e ha proprie istituzioni. Il capo dello Stato ha annunciato la volontà di indire elezioni entro il 2016, ma le difficoltà logistiche sono enormi.

E passiamo alla Cina, dove la femminista Xiao Meili, 25 anni, ha lanciato sul social cinese Weibo un contest per l’uguaglianza di genere cui hanno partecipato molte donne tra cui tre delle cinque femministe arrestate lo scorso marzo e poi rilasciate dopo un mese. Protagonisti i peli delle ascelle: le partecipanti hanno inviato selfie con le braccia alzate e le ascelle non rasate. “Le donne dovrebbero avere il diritto di decidere come comportarsi con i loro corpi, incluso cosa fare con i peli sotto alle ascelle”, spiega Xiao alla CNN. “Radersi è una scelta, ma le donne non devono essere costrette a farlo dalla pressione degli stereotipi”. Il contesti si chiuderà con sei vincitori che saranno premiati con preservativi, vibratori e un orinatoio piedistallo, utilizzabile per una donna rimanendo in piedi.

Burkina Faso: una marcia contro le lesbiche. Il sito Il grande colibrì, essere LGBT nel mondo traduce un pezzo di lepays.bk:A Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso, alcuni giovani hanno fatto un minaccioso giro delle case abitate da sospette lesbiche, con la benedizione dell’imam e del prete. La marcia di protesta contro le lesbiche è partita da Sikasso-Sira, uno dei vecchi quartieri di Bobo-Dioulasso, in cui alcune ragazze praticano, nella casa di famiglia, l’omosessualità: i vicini ne sono pienamente consapevoli, ma nessuno finora ne aveva parlato. I manifestanti hanno voluto mettere fine a questa pratica che considerano pericolosa per la prole. L’obiettivo, secondo il loro portavoce, è vietare l’accesso delle lesbiche alle loro case e anche al loro quartiere, pena rappresaglie. “Abbiamo paura per l’educazione dei nostri figli che, come argilla, prendono la forma degli oggetti in cui vengono plasmati”.

Secondo il report 2014 appena pubblicato dai  National Coalition on Anti-Violence Programs, negli Stati Uniti la violenza contro le persone LGBT è scesa del 32 per cento, ma sono aumentati del 13 per cento i crimini contro le persone transgender. Dai dati emerge anche un aumento nel numero degli omicidi nei confronti di individui LGBT: circa il 50 per cento delle vittime erano donne transgender, si legge sul sito di Human Rights Campaign, e il 35 per cento erano uomini gay e bisessuali. Le donne transgender sopravvissute hanno sperimentato la violenza della polizia, la violenza fisica, la discriminazione, molestie, violenza sessuale, minacce e intimidazioni.

Anna Zhavnerovich ha 28 anni ed una giornalista di un sito web di moda con sede a Mosca. Dopo essere stata picchiata fino allo svenimento dal suo fidanzato, racconta il Guardian, Anna è andata dalla polizia per denunciarlo, con la faccia ancora gonfia per le botte. E si è vista fare strane domande. “Mi hanno chiesto perché non ho avuto figli”, ricorda. “Mi hanno chiesto se ero sposata”. Insomma, un interrogatorio, che in qualche modo suggeriva che la colpa di quello che era successo era sua. Il fidanzato non ha avuto grossi guai, il caso è stato archiviato, ma lei ha rilanciato e ha scritto della sua storia. Tirando fuori quello che in Russia è, scrive il Guardian, un tabù quasi innominabile. Anna è stata letteralmente sommersa di mail e messaggi di altre donne che le hanno raccontato la stesa esperienza e la difficoltà di denunciare i fatti davanti alle autorità. Dagli anni ’90, racconta Amelia Gentleman sulla testata britannica, la politica russa ha preso in considerazione – e abbandonato –  almeno una cinquantina di progetti e disegni di legge sulla violenza domestica. Questa vota gli attivisti covano un certo, timido ottimismo grazie ad una serie di casi di alto profilo che stanno finalmente portando alla luce il problema.

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