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#Donnenel mondo del 6 aprile 2016: Panama Papers

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Panama women: chi sono le donne coinvolte nella più grande fuga di notizie della finanza internazionale. Finora.

Ascolta la puntata.

Panama Papers e donne. Il più grande leak, come si dice oggi, la più grande fuga di notizie della storia della finanza internazionale, 11 milioni e mezzo di pagine che raccontano 40 anni di affari offshore: sono questi i Panama Papers, ovvero lo scandalo di globale che vede coinvolti i leader e i vip di tutto il mondo tirato fuori dall’International consortium of investigative journalism grazie a un informatore, un whistleblower. I Panama Papers hanno origine in uno studio legale internazionale, Mossack Fonseca, specializzato in paradisi fiscali e i 307 reporter dell’International Consortium of Investigative Journalists hanno spulciato le carte per mesi, più di un anno.

Perché questo imponente lavoro giornalistico riguardi tutti noi lo spiega Elisa Bacciotti, di Oxfam Italia. “Viviamo nell’epoca dell’abbondanza e al tempo stesso della grande disuguaglianza. Mentre i super-ricchi occultano risorse nei paradisi fiscali, potenti multinazionali trasferiscono artificialmente e esentasse gli utili prodotti altrove, verso paesi a fiscalità agevolata. I cittadini e i governi vengono così privati ogni anno di miliardi di dollari. Una situazione resa possibile dall’iniquità del sistema fiscale internazionale, dall’agguerrita concorrenza fiscale tra i Paesi e dall’opacità del sistema”.

Non mancano nomi di personalità femminili. A cominciare da quello di Marie Le Pen, la leader del Front National. Due suoi fedelissimi sono infatti sotto accusa: si tratta, scrive Le Monde, dell’imprenditore Frédéric Chatillon e dell’esperto contabile Nicolas Crochet, entrambi già sotto inchiesta per presunte irregolarità nel finanziamento delle campagne elettorali del partito francese di estrema destra nel 2012. Le Monde ha preso parte all’inchiesta e parla di un «sistema offshore sofisticato tra Hong Kong, Singapore, isole Vergini britanniche e Panama» con lo scopo di «far uscire denaro dalla Francia attraverso società schermo e fatture false con la volontà di sfuggire ai servizi antiriciclaggio francesi». Al centro di questa “ ingegneria finanziaria” Frédéric Chatillon, un tempo a capo di un gruppo studentesco di estrema destra, il Groupe union défense, ha incontrato Marine Le Pen all’università, all’inizio degli anni ’90. Un’amicizia consolidatasi poi quando la sua società, Riwal, è diventata le responsabile della comunicazione elettorale del Front National, in esclusiva per la campagna presidenziale e parlamentare del 2012. In quell’anno, subito dopo le presidenziali e a meno di un mese dalle elezioni legislative, Chatillon, con l’aiuto di Nicolas Crochet, si organizza per far uscire 316mila euro di proprietà della Riwal con un giro di fatture false e società offshore, per poi reinvestirli nella società di un amico con sede a Singapore. I Panama Papers danno anche una pista su dove sarebbe andato a finire il “tesoro” del fondatore del Front National nonché padre di Marine, Jean-Marie Le Pen. È stata “dissimulata” attraverso una società offshore creata nei Caraibi nel 2000, la Balerton Marketing Limited, creata nei Caraibi nel 2000. Il “tesoro” di Le Pen è intestato al prestanome Gerald Gerin, ex maggiordomo di Jean-Marie e della moglie Jany Le Pen e comprenderebbe monete d’oro, lingotti, banconote. Il Front National smentisce qualsiasi implicazione nella vicenda e annuncia in una nota che «non tollererà che vengano fatte scandalose connessioni».

Dai Panama Papers emerge anche che alle donne viene volentieri assegnato il ruolo di prestanome e beneficiarie in questi immensi e irrintracciabili spostamenti di capitali: su questo fa il punto Marta Serafini sul Corriere della Sera. C’è la first lady dell’Azerbaigian, Mehriban Aliyeva, 51 anni, moglie del presidente Ilham Aliyev, a capo dell’Azerbaijan’s Heydar Aliyev Foundation. Dai documenti emerge come la first lady risulti essere manager di due società con sede a Panama e in due offshore con sede alle Isole Vergini.

Tatiana Navka, 40 anni, pattinatrice e campionessa olimpica, è sposata con Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin dal 2015. I due hanno una figlia. Il suo nome appare nei leaks come beneficiaria della Carina Global Assets, di stanza nelle Isole Vergini con introiti per un 1 milione di dollari. Ma lei ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Anna Sigurlaug Palsdottir, classe 1974 come indicato sui documenti di Panama Papers, è la moglie del primo ministro islandese , messo sotto accusa proprio per lo scandalo finanziario. Secondo quanto emerso dai documenti, Gunnlaugsson ha acquisito la società offshore Wintris Inc., con sede nelle Isole Vergini britanniche nel 2007, trasferendo il 50% della quota alla moglie per la somma di un dollaro.

Mamadie Touré è la vedova di Lansana Conté, ex dittatore e presidente della Guinea. Anche il suo nome appare nei leaks. Le autorità statunitensi avevano accusato la donna di aver incassato una tangente da 5.3 milioni di dollari per una concessione mineraria. La donna risulta intestataria di proprietà, immobili, ristoranti e una catena di gelati negli Stati Uniti per il valore di 1 milione di dollari.

Micaela Domecq Solis-Beaumont è la moglie di Miguel Arias Cañete, il commissario europeo per l’azione per il clima e l’energia nella commissione Juncker dal 1º novembre 2014. Viene da una nobilissima famiglia spagnola. Il suo nome è legato alla società offshore Rinconada Investments Group, ma per Bruxelles il caso non pone problema in quanto inattiva da anni e su cui è comunque stata regolarizzata la posizione fiscale in Spagna. «La dichiarazione d’interessi del commissario rispetta le regole, incluse le attività della moglie con potenziale conflitto d’interessi», ha dichiarato il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas, affermando che «la società è inattiva da anni e da molto tempo prima che Canete prendesse servizio» a Bruxelles.

E poi c’è la storia di Marianna Olszewski, scrittrice, esperta di finanze e “life coach”, primo nome statunitense coinvolto nello scandalo. Ne parla la BBC. Otto anni fa, scrive Richard Bilton, la guru ha un problema. L’autrice di Live it, Love it, Earn it (A Woman’s Guide to Financial Freedom) – ovvero “ Vivila, amala, guadagnala (Una guida di donna alla libertà finanziaria) offre consulenza finanziaria alle donne americane. Parte della sua fortuna è stata investita usando una società segreta off-shore. Ma nel 2008, al culmine della crisi finanziaria, Marianna decide che vuole riavere indietro i suoi soldi: un milione e ottocentomila dollari. Il problema è che da un lato la banca che tiene i fondi non intende rilasciare il denaro senza sapere chi c’è dietro la società off-shore – e dall’altro la signora Olszewski vuole disperatamente mantenere la sua identità segreta. È qui che compare Mossack Fonseca offrendosi di fornire la via d’uscita: qualcuno che avrebbe finto di essere il vero proprietario del denaro o il suo beneficiario. Una e-mail del gennaio 2009 di un dirigente dello studio legale a Marianna Olszewski spiega come fare a trarre in inganno la banca: “Potremmo utilizzare una persona fisica che agirà come beneficiario … il cui nome sarà comunicato alla banca. Poiché si tratta di una questione molto delicata, la tariffa è piuttosto elevata”. Marianna ci sta: “Penso”, risponde, “si debba andare avanti con questa “persona reale”. Voglio comunque che mi venga assicurato che… tratterete la faccenda nel modo più delicato possibile”. La persona reale trovata da Mossack Fonseca è un cittadino novantenne britannico. A che prezzo? Le tariffe erano normalmente di $30,000 per il primo anno e 15mila per ogni anno successivo. Alla scrittrice viene offerto uno sconto: $10,000 per il primo anno e $7,500 per ogni anno successivo. Una mail dello studio legale spiega i dettagli: “Abbiamo bisogno di assumere l’Intestatario, la Persona fisica, lo paghiamo, gli dobbiamo far firmare un sacco di documenti per coprirci, fargli firmare le dimissioni, fargli ottenere alcune prove evidenziando che egli ha la capacità economica per collocare una tale quantità di denaro, le lettere di referenza, la prova di domicilio, eccetera eccetera”. Si tratta, scrive la BBC, di una palese violazione delle norme anti-riciclaggio, ma la signora Olszewski firma ugualmente. Marianna Olszewski non ha risposto quando Panorama ha tentato di mettersi in contatto con lei per telefono, e-mail e lettera in merito a questa storia. E Mossack Fonseca nega di offrire “servizi” del genere: “Non mettiamo a disposizione strutture apparentemente progettate per nascondere l’identità dei veri proprietari: le accuse sono completamente false e prive di fondamento”.

Andiamo in India: secondo The Indian Express Aishwarya Rai Bachchan, Miss Mondo 1994, nuora dell’attore Amitabh Bachchan, era direttrice e azionista di una società offshore liquidata nel 2008. Il consulente mediatico della ex vincitrice di Miss Mondo ha respinto i documenti come “totalmente falsi e non veritieri”. Il suocero Amitabh, star di Bollywood, sarebbe presidente di quattro «offshore shipping companies» registrate nel 1993, sei anni prima che la legge indiana permettesse l’uscita di capitali dall’India verso società straniere. Nonostante le quattro società fossero a capitale iniziale molto ridotto – tra 5000 e 50mila dollari – pare gestissero business navali da milioni di dollari. Come fa notare China files “in India non è illegale aprire delle società offshore, a patto che vengano dichiarate al fisco indiano e l’investimento non superi quota 250mila dollari. Ma le particolarità delle società offshore – riservatezza e zero tasse sui guadagni – ne fanno potenzialmente uno strumento di evasione fiscale e riciclaggio di denaro, aggirando le leggi indiane in materia”. Per questo la lista di nomi tirata fuori dai giornalisti di Indian Express – più di cinquecento, secondo una prima analisi di oltre 36mila documenti – non indica necessariamente degli evasori fiscali, ma semplicemente dei cittadini indiani che hanno società registrate a Panama. Poi, cosa ci facciano con quelle società e se siano state dichiarate al fisco indiano, è ancora tutto da vedere e provare.

Vengono infine dalla Cina altri nomi femminili presenti nei Panama Papers. Si tratta di Li Xiaolin, figlia dell’ex premier Li Peng, e di Jasmine Li, nipote di un ex funzionario di alto rango, Jia Qinglin. Li Xiaolin possedeva una società offshore, la Cofic Investments Ltd, incorporata nelle Isole Vergini Britanniche, mentre Jasmine Li ha ricevuto una società offshore da adolescente. Le due donne non hanno risposto alle richieste di commento dei giornalisti.

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