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Barack Obama, femminista

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“Ci sono un sacco di aspetti complicati nell’essere Presidente. Ma ci sono anche alcune ricompense. Il fatto di incontrare persone straordinarie in tutto il Paese. Avere un ruolo per cui puoi fare la differenza nella vita della nostra Nazione. L’Air Force One”. Barack Obama ha appena compiuto 55 anni. Quello del 4 agosto scorso è stato l’ultimo compleanno che il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America ha trascorso alla Casa Bianca. Spera, a novembre, di lasciare in eredità lo Studio Ovale a Hillary Clinton, che diventerebbe la prima donna presidente della storia. Obama comincia così un lungo contributo pubblicato su Glamour, in cui semplicemente si definisce femminista. Ecco la traduzione integrale per Radio Bullets.

Qui il podcast.


Ci sono un sacco di aspetti complicati nell’essere Presidente. Ma ci sono anche alcune ricompense. Il fatto di incontrare persone straordinarie in tutto il Paese. Avere un ruolo per cui puoi fare la differenza nella vita della nostra Nazione. L’Air Force One. Ma forse il più grande, inaspettato regalo che ho avuto da questo lavoro è stato quello di fare “casa-bottega”.

Per molti anni la mia vita è stata consumata da lunghi pendolarismi —dalla mia casa a Chicago a Springfield, nell’Illinois, come senatore dello Stato, e poi a Washington, D.C., come senatore degli Stati Uniti. E questo ha spesso significato dover lavorare ancora più duramente per essere il tipo di marito e di padre che voglio essere. Ma negli ultimi sette anni e mezzo quegli spostamenti si sono ridotti ad appena 45 secondi—il tempo che ci vuole per andare dal mio soggiorno allo Studio Ovale. Come risultato di questa novità sono stato in grado di passare molto più tempo ad osservare le mie figlie crescere e diventare delle intelligenti, divertenti, gentili, meravigliose giovani donne. Non che sia sempre stato semplice – guardarle mentre si preparano ad abbandonare il nido. Ma una cosa che mi rende ottimista per loro è che questa è un’epoca straordinaria per essere una donna. Il progresso che siamo riusciti a raggiungere negli ultimi 100, 50 – e sì, anche negli ultimi otto anni – ha reso la vita migliore in maniera significativa per le mie figlie rispetto a quella delle mie nonne. E non lo dico solo da Presidente. Lo dico da femminista.

Nel corso della mia vita siamo passati da un mercato del lavoro che confinava di base le donne a una manciata di lavori scarsamente retribuiti ad uno in cui le donne non solo costituiscono circa metà della forza lavoro, ma sono anche leader i. tutti i settori: dallo sport allo spazio, da Hollywood alla Corte Suprema. Ho potuto assistere a come le donne abbiano conquistato la libertà di fare le proprie scelte su come vivere — sul proprio corpo, sulla propria formazione, sulla carriera, sui soldi. I tempi in cui avevate bisogno di un marito per avere una carta di credito sono ormai andati. Nei fatti oggi più donne che mai, sposate o single, sono indipendenti a livello finanziario.

Non dovremmo sottovalutare quanto siamo andati lontano. Faremmo un torto a tutti coloro che hanno speso le loro vite lottando per la giustizia. Ma allo stesso tempo c’è ancora un sacco di lavoro che dobbiamo fare per migliorare le prospettive di donne e ragazze qui e in tutto il mondo. E mentre continueró a lavorare su politiche virtuose – dalla parità di salario a paritá di ruolo alla protezione dei diritti riproduttivi – ci sono alcuni cambiamenti che non hanno nulla a che vedere con l’approvazione di nuove leggi.

E il cambiamento più grande nei fatti puó anche essere quello più difficile: cambiare noi stessi.

È qualcosa di cui ho parlato a lungo a giugno, nel primissimo Summit on the United State of Women alla Casa Bianca.

Al punto in cui siamo arrivati, troppo spesso siamo tutti ancora inquadrati in stereotipi su come uomini e donne dovrebbero comportarsi. Una delle mie eroine è Shirley Chisholm (prima donna nera eletta al Congresso degli Stati Uniti, ndr.), che è stata la prima afro-americana a correre per un partito di maggioranza per una nomination presidenziale. Una volta ha detto: “Lo stereotipo emotivo, sessuale e psicologico delle donne comincia quando il dottore dice ‘È una femmina’”.

Sappiamo che questi stereotipi influiscono su come le ragazze si vedono fin dalla più giovane età, facendo loro percepire che se non sembrano in un certo modo o se non agiscono in una certa maniera sono meno degne. Gli stereotipi di genere influenzano nei fatti tutti noi, a prescindere dal genere, dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale.

Ora: le persone più importanti nella mia vita sono sempre state donne. Sono stato cresciuto da una mamma single, che ha speso la maggior parte della sua carriera a far crescere l’empowerment delle donne in Paesi in via di sviluppo. Ho visto come mia nonna, che ha dato una mano nel crescermi, ha fatto carriera in una banca solo per sbattere contro a un “soffitto di cristall”o. Ho visto come Michelle ha equilibrato le esigenze di una carriera impegnata con quelle del crescere una famiglia. Come tante mamme che lavorano, si è preoccupata delle aspettative e dei giudizi su come avrebbe dovuto gestire i compromessi, sapendo che ben poche persone avrebbero avuto da ridire sulle mie scelte. E la verità è che quando le nostre figlie erano più piccole, io ero spesso via da casa servendo la legislatura e destreggiandomi allo stesso tempo anche tra le mie responsabilità da insegnante in qualità di professore di diritto. Posso guardarmi indietro ora e riconoscere che, quando ho dato una mano, l’ho fatto a seconda dei miei tempi e dei miei impegni. Tutto il carico è ricaduto in maniera squilibrata e ingiusta su Michelle.

Vorrei quindi pensare che sono stato abbastanza consapevole delle sfide uniche che le donne affrontano – ed è ciò che ha formato il mio femminismo. Ma devo anche ammettere che quando sei padre di due figlie diventi ancora più consapevole di come gli stereotipi di genere pervadano la nostra società. Si possono vedere i segnali sociali, sottili e non sottili, trasmessi attraverso la cultura. È possibile percepire l’enorme pressione a cui la ragazze sono sottoposte per apparire, comportarsi e persino pensare in un certo modo.

E quegli stessi stereotipi hanno segnato anche me come giovane uomo. Crescendo senza un padre, ho passato un sacco di tempo a cercare di capire chi fossi, come il mondo mi percepisse e che tipo di uomo volessi essere. È facile assorbire tutti i messaggi sulla mascolinità e arrivare a credere che esista un modo giusto e un modo sbagliato di essere un uomo. Ma crescendo ho realizzato che quelle idee sull’essere un uomo duro o un fico semplicemente non mi appartenevano. Erano piuttosto la manifestazione della mia giovinezza e della mia insicurezza. La vita è diventata molto più semplice quando, semplicemente, ho cominciato ad essere me stesso.

Dobbiamo quindi fare breccia attraverso questi limiti. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che cresce le nostre figlie riservate e i nostri figli assertivi. Che critica le ragazze se parlano ad alta voce e i ragazzi se versano una lacrima. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che punisce le donne per la sessualità e premia gli uomini per la loro.

Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che permette la routine delle aggressioni alle donne, che stiano camminando per strada o che osino andare on line. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che insegna agli uomini a sentirsi minacciati dalla presenza e dal successo delle donne.

Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che ci fa congratulare con gli uomini se cambiano un pannolino, stigmatizzare i papà full-time e penalizzare le mamme che lavorano. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che valuta l’essere sicuro, competitivo e ambizioso sul posto di lavoro — a meno che tu non sia una donna. E allora sei stata troppo dispotica, e all’improvviso quelle qualità che pensavi fossero necessarie per il successo finiscono per tenerti indietro.

Dobbiamo continuare a cambiare una cultura che brilla di una luce particolarmente spietata sulle donne e sulle ragazze di colore. Michelle ne ha parlato spesso. Anche dopo aver raggiunto il successo, nel suo pieno diritto, aveva ancora dei dubbi; si doveva preoccupare del fatto di aver avuto il giusto sguardo o il giusto comportamento – se era stata troppo assertiva o troppo aggressiva.

Come genitore, aiutare i tuoi figli a crescere al di sopra di questi vincoli è un costante processo di apprendimento. Michelle e io abbiamo cresciuto le nostre figlie insegnando loro a parlare ad alta voce quando vedono dei doppi standard o si sentono ingiustamente giudicati in base al loro genere e alla loro razza—o quando notano che sta accadendo a qualcun altro. È importante per loro vedere dei modelli di ruolo nel mondo che scalino i più alti livelli di qualunque campo scelgano. E sì, è importante che il loro padre sia femminista, perché ora è quello che si aspettano da tutti gli uomini.

È, in maniera assoluta, responsabilità anche degli uomini combattere il sessismo. Come mariti, partner e fidanzati, dobbiamo lavorare duramente per essere impegnati nel creare delle relazioni realmente egualitarie.

La buona notizia è che ovunque vada in giro per il Paese e per il mondo vedo persone rimandare al mittente assunzioni datate sui ruoli di genere. Dai giovani uomini che si sono uniti alla nostra campagna per porre fine alle aggressioni sessuali nei campus, It’s On Us, alle giovani che sono diventate le prime Army Ranger donne nella storia della nostra nazione, la vostra generazione si rifiuta di essere confinata in vecchi modi di pensare. E state aiutando tutti noi a capire che obbligare le persone ad aderire a nozioni di identità rigide e ormai fuori moda non è un bene per nessuno—uomini, donne, gay, etero, transgender, o altro. Questi stereotipi limitano la nostra possibilità di essere, semplicemente, noi stessi.

Questo autunno abbiamo davanti a noi delle elezioni storiche. 240 anni dopo che la nostra nazione è stata fondata, e quasi un secolo dopo che le donne hanno finalmente conquistato il diritto di voto, per la prima donna una donna rappresenta la nomina di un partito politico di maggioranza. A prescindere dalle convinzioni politiche, questo è un momento storico per l’America. Ed è ancora una volta un ulteriore esempio di quanto lontano sia andato il cammino che le donne hanno fatto verso l’uguaglianza.

Voglio che i nostri figli e le nostre figlie vedano chiaramente che questa è anche la loro eredità. Voglio che sappiano che non è stata solo una questione di Benjamin ma è sempre stata anche una questione di Tubman. E voglio che diano una mano a fare la loro parte nell’assicurare che l’America sia un posto dove ogni singola bambina può fare della propria vita ciò che desidera.

Questo è il femminismo del 21esimo secolo: l’idea che quando tutti sono uguali, siamo tutti più liberi.

Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 9 aprile 2015

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Salve a tutti e benvenute e benvenuti anche questa settimana a #donnenelmondo su RadioBullets.

Ascolta la puntata.

Cominciamo subito con la denuncia di Amnesty International che, in un rapporto diffuso in questi giorni, accusa il governo afgano di aver abbandonato le donne che difendono i diritti umani, nonostante gli importanti risultati che cercano di raggiungere a fronte di una crescente violenza, fatta di minacce, aggressioni sessuali e omicidi. Dal report, intitolato “Le loro vite in gioco”, emerge come importanti sostenitrici dei diritti delle bambine e delle donne (dottoresse, insegnanti, avvocate, poliziotte e giornaliste) siano state prese di mira non solo dai talebani ma anche dai signori della Guerra, spiega Amnesty, e da rappresentanti del governo. Le leggi che dovrebbero proteggerle sono mal applicate o non lo sono affatto, mentre la comunità internazionale sta facendo troppo poco. Tanti sono i casi, presenti nel rapporto, di donne che, per aver difeso i diritti umani, hanno subito attacchi mentre erano alla guida delle loro automobili o si trovavano in casa e sono state vittime di omicidi mirati. Molte, nonostante i continui attacchi, continuano a portare avanti il loro lavoro, nella piena consapevolezza che non sarà fatto nulla contro i responsabili degli attacchi. “È vergognoso che le autorità afgane le abbiano abbandonate a loro stesse, in una situazione come quella attuale, più pericolosa che mai”, spiega da Kabul Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

E passiamo alla Nigeria. Sequestrate, obbligate a convertirsi all’Islam, costrette al matrimonio e poi sgozzate. Sarebbe questo, scrive l’Ansa, il tragico epilogo per le circa 200 liceali nigeriane rapite nell’aprile dello scorso anno dai miliziani Boko Haram nel nord della Nigeria. In un’intervista pubblicata dal quotidiano nigeriano This Day, il direttore dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Raad Zeid al Hussein, ha affermato che le ragazze “potrebbero essere state tutte uccise”. Dicendosi dapprima “molto pessimista” sulla sorte delle giovani rapite, al Hussein ha aggiunto oggi che le liceali potrebbero infatti essere state passate per le armi a Bama. La città è stata controllata per mesi dai Boko Haram. Poi sotto la spinta dell’offensiva dei militari nigeriani l’hanno abbandonata e sarebbe stato questo il momento del massacro. Una volta entrati in città i soldati hanno trovato i cadaveri di un numero altissimo di donne. Sempre secondo Raad Zeid al Hussein, in passato le liceali erano state costrette a sposare i loro sequestratori. Alcuni rapporti delle Nazioni Unite confermerebbero che molte giovani donne sono state massacrate nelle città dello Stato settentrionale del Borno. Appena un mese fa, l’esercito di Abuja aveva dichiarato ufficialmente di non avere più da tempo notizie sulla sorte delle giovani. Il sequestro delle liceali (poi mostrate in un video dei Boko Haram tutte vestite con veli che lasciavano scoperto solo il volto) ha avuto grande eco internazionale, ricorda l’Ansa, con la campagna che ne chiedeva la liberazione, cui aderì anche Michelle Obama, sotto l’hashtag #BringBackOurGirls.

E passiamo all’India con la storia di Pradnya Mandhare, 20 anni. A fine marzo si trovava alla stazione di Vile Parle a Mumbai quando un uomo, visibilmente ubriaco, le si è avvicinato e ha cominciato a molestarla e palpeggiarla. “Quando ho provato a evitarlo mi ha afferrata”, racconta Pradnya ad un giornale locale. “ Sono rimasta sotto schock per un paio di secondi, poi ho cominciato a colpirlo con la borsa. Cercava di colpirmi a sua volta ma sono riuscita a sopraffarlo perchè puzzava di alcol e ho capito che era completamente ubriaco”. Pradnya l’ha poi afferrato per i capelli e trascinato dalla polizia ferroviaria sotto lo sguardo di dozzine di persone rimaste ad assistere senza muovere un dito. Pradnya ha anche raccontato che la maggior parte delle donne ha paura di rivolgersi alla polizia: l’iter per segnalare questi casi è complesso e soprattutto imbarazzante per le donne. In India, secondo alcuni rapporti, in media ogni giorno vengono stuprate 92 donne.

E per finire andiamo in Cina. Racconta il Guardian che le indagini sulle cinque femministe detenute da prima dell’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne, si stanno – secondo i loro avvocati – ampliando e concentrando sulle loro campagne contro la violenza di genere e per chiedere più bagni pubblici dedicati alle donne. Li Tingting, 25 anni, Wei Tingting, 26, Wang Man, 32, Zheng Churan, 25, e Wu Rongrong, 30, sono detenute con l’accusa di aver creato disordini, e da alloranon si alcuna notizia di loro. È attesa in questi giorni la decisione da parte dei pubblici ministeri in merito ad un eventuale arresto formale delle cinque donne o al loro rilascio.

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