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Radio Bullets, #donnenelmondo del 4 aprile 2016

Dissident Cuban blogger Yoani Sanchez listens during a debate in Sao Paulo, Brazil, on February 21, 2013. Sanchez is on an 80-day tour, after she got a passport two weeks ago under Cuba's sweeping immigration reform that went into effect this year. The 37-year-old philologist, who found an international audience on the Internet with her award-winning blog "Generation Y," is known for her biting commentary, which has drawn the displeasure of Cuba's ruling communist party. AFP PHOTO/Yasuyoshi CHIBAYASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images

AFP PHOTO/Yasuyoshi CHIBAYASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images

Le 14 donne più coraggiose del mondo. La donna che si fa sterilizzare e la blogger cubana. E poi lo studio che rivela: i narcisisti patologici sono più propensi alla violenza sessuale. 

Ascolta la puntata.

Chi sono le donne coraggiose di tutto il mondo? Il riconoscimento, l’International Women of Courage Award è stato assegnato negli Stati Uniti a – spiega il Segretario di Stato John Kerry – “quattordici leader, quattordici cape, quattordici donne di coraggio”. Con un chiaro messaggio: “Non accettare l’inaccettabile. Non aspettare che sia qualcun altro a farsi avanti. Agire in nome della giustizia. Agire in nome della tolleranza. Agire per conto della verità”. Un’iniziativa nata nel 2007 e dedicata all’empowerment delle donne. Ecco chi sono le donne coraggiose del 2016 premiate a Washington:

Sara Hossain, avvocata del Bangladesh, che ha contribuito a redigere i testi di legge sulla violenza contro le donne nel suo Paese e ha sostenuto i casi più significativi di fronte alla Corte Suprema.

Debra Baptist-Estrada, a capo del dipartimento immigrazione dell’aeroporto principale del Belize: ha lavorato con gli agenti americani contro corruzione e traffici illegali.

Ni Yulan, avvocata per i diritti civili e umani, è stata l’unica a non ricevere il suo premio di persona: il governo cinese le proibisce infatti di viaggiare.

– E poi c’è Latifa Ibn Ziaten, francese e musulmana praticante di origine marocchina, madre di Imad, assassinato a Tolosa nel 2012 dal terrorista islamico Mohamed Mera. In questi anni ha promosso il dialogo interreligioso contro l’estremismo.

– Ancora: la procuratrice generale Thelma Aldana del Guatemala. Ha iniziato la sua carriera come bidella di un tribunale fino ad arrivare a portare accuse di corruzione contro le personalità più in vista del suo Paese.

– E poi c’è Nagham Nawzat Hasan, una ginecologa irachena che fa parte della minoranza Yazida perseguitata nel Paese. Lavora con le ragazze rapite e stuprate dai militanti islamisti.

– Premiata anche l’attivista transgender Nisha Ayub. Un’attivista che continua a lavorare per la giustizia nonostante abbia subito abusi sessuali dopo essere stata condannata – e reclusa in una prigione maschile – per il fatto di indossare vestiti da donna. Undici anni fa infatti, quando aveva 21 anni, le autorità religiose in Malesia l’avevano condannata a tre anni di carcere (maschile appunto) per un precetto della Sharia, la legge islamica, contro qualsiasi persona di sesso maschile “che, in spazi pubblici, indossi abiti femminili o si atteggi da donna”.

– Coraggiosa è la prima avvocata donna della Mauritania, Fatimata M’baye, premiata come co-fondatrice e presidente dell’Associazione Mauritania per i diritti umani e contro la schiavitù.

– Tra le 14 donne anche la giornalista russa Zhanna Nemtsova, che ha sfidato le minacce di morte ricevute per la sua campagna per chiedere giustizia per suo padre, l’ex vice primo ministro Boris Nemtsov, assassinato l’anno scorso.

Zuzana Stevulova, direttrice della Lega per i diritti umani in Slovacchia, è la personalità più eminente per i diritti dei rifugiati che cercano di arrivare in Europa fuggendo dalle guerre in Medio Oriente.

Awadeya Mahmoud, fondatrice della Women’s Food and Tea Sellers’ Cooperative in Sudan: si batte contro il governo autoritario per i diritti delle donne che possiedono e portano avanti piccole imprese.

– L’ex giornalista della BBC Vicky Ntetema ha scritto di un argomento pericoloso, tanto da mettere la sua vita in pericolo: quello degli omicidi degli albini in Tanzania, omicidi perpetrati per raccogliere parti dei corpi – braccia, gambe, capelli e sangue – che venivano poi commercializzati (con cifre che arrivano fino a 2mila dollari) dagli stregoni per realizzare pozioni porta-fortuna, per pesche proficue, le ossa usate come metal detector. Vicky Ntetema lavora ora in una ONG che si dedica proprio alla protezione dei diritti degli albini e delle persone marginalizzate.

– Rodjaraeg Wattanapanit ha 50 anni, è tailandese e possiede una libreria a Chiang Mai. Per due volte è stata spedita in un campo di rieducazione dalla giunta militare del suo Paese. Rifiuta di arrendersi alla paura e continua ad offrire uno spazio per la libera espressione politica. È la prima donna tailandese a ricevere questo riconoscimento statunitense da quando è nato, nel 2007. http://www.bangkokpost.com/news/general/914997/chiang-mai-activist-wins-us-courage-award

Nihal Naj Ali Al-Awlaki, ministra per gli affari legali in Yemen, ha contribuito a mettere il tema dei diritti delle donne nella bozza della Costituzione ed è coinvolta in trattative per porre fine alla guerra civile nel suo Paese.

Restiamo negli Stati Uniti, dove un nuovo studio rivela che gli uomini che presentano tratti di narcisismo patologico sono più inclini a compiere crimini sessuali come l’aggressione e lo stupro. Secondo i ricercatori dell’Università della Georgia, quasi il 20% dei ragazzi del college hanno commesso un qualche tipo di aggressione sessuale, e il 4% uno stupro. Lo studio ha rivelato una forte connessione tra il narcisismo patologico e il commettere aggressioni sessuali attraverso una survey condotta su 234 studenti, soprattutto al primo o secondo anno di college. “Le persone con profili di narcisismo hanno difficoltà quando si relazionano agli altri”, spiega Emily Mouilso dalla University of Georgia. Il narcisismo non patologico, invece, può essere in qualche modo positivo, perché manifesta alti livelli di autostima e rende più facile per le persone affrontare le sconfitte, tanto che a volte viene definito dai ricercatori una forma “salutare” di narcisismo. “Come immaginavamo, gli aspetti del narcisismo che pensavamo fossero correlati, come la mancanza di empatia, in effetti lo sono. I narcisisti vulnerabili hanno sì elevati livelli di autostima, ma in realtà sono molto insicuri”, spiega Karen Calhoun. Lo studio sottolinea come gli uomini con tratti di narcisismo vulnerabile siano più propensi a usare alcol o altre droghe dello stupro per stordire le vittime e renderle incapaci di reagire: un dato che è di grande preoccupazione nei campus. “Penso che la gente non realizzi davvero quanto al college sia diffuso bere”, prosegue la ricercatrice. “Non è tanto quanto bevano in generale a rendere le donne vulnerabili: piuttosto è quanto si beve in una volta sola, l’ubriacarsi, il prendere droghe, diventando meno lucidi sul contesto e sui rischi, che mette le donne in pericolo”. E con il narcisismo si tende a credere di avere diritto a fare quello che si vuole: e rende più semplice per gli uomini razionalizzare la loro aggressività e i loro comportamenti anche illegali.

Uno dei problemi principali della violenza contro le donne è quello dei dati e della loro standardizzazione. Conoscere la portata del fenomeno aiuta a capire i settori impattati, a comprendere le cause e ad improntare delle strategie di contrasto. Senza i dati non si va lontano. Il rapporto Istat del 2015 – su dati del 2014 – sulla violenza contro le donne era stato preceduto da un analogo rapporto risalente al 2006. Le difficoltà sono enormi e l’intervento istituzionale necessario. Se ne sono accorti anche nell’Unione Europea. “Statistiche affidabili e comparabili aiutano a valutare l’efficacia delle misure politiche e dei servizi in atto, valutare le risorse necessarie per affrontare il problema e monitorare i progressi nel tempo”, si legge in una nota di alcune agenzie dell’Ue. Il lavoro dello European Institute for Gender Equality ha identificato esempi di metodi collaudati ed efficaci sulla raccolta dei dati amministrativi, ovvero sulle denunce fatte alla polizia, nei tribunali, negli ospedali. “Anche se gli Stati membri dell’UE raccolgono i dati amministrativi sulla violenza contro le donne, restano grandi ostacoli alla raccolta di dati affidabili e comparabili”. Non c’è uno standard, insomma neppure sulle definizioni di violenza domestica o sessuale. I dati non raccontano il rapporto tra vittima e carnefice, ad esempio, e questo rende molto difficile identificare alcuni tipi di violenza, come quella domestica, e fare confronti tra gli Stati membri. L’istituto europeo per l’uguaglianza di genere ha individuato delle linee guida sulle metodologie di raccolta dei dati provenienti da dieci Paesi europei. I dati e le informazioni esistenti sulla violenza di genere sono disponibili sul nuovo Gender Statistics Database.

Le Nazioni Unite e la Lega degli Stati Arabi hanno firmato un accordo per rafforzare la collaborazione in materia di prevenzione della violenza sessuale legata ai conflitti nella regione araba. L’accordo è stato firmato al Cairo, in Egitto, dal rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, Zainab Hawa Bangura, e Nabil el-Araby, segretario generale della Lega degli Stati arabi. È destinato, riporta il sito delle Nazioni Unite, a formare la base su cui mobilitare l’impegno politico e collaborare nella lotta contro lo stupro e altri casi di violenza sessuale legati alle aree di conflitto, in particolare in Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. “Questo quadro di cooperazione ci offre una piattaforma per unire e rafforzare i nostri sforzi, e costruire insieme una risposta globale nei settori della sicurezza, della giustizia e dei servizi”, spiega la Rappresentante speciale Bangura, che è anche una Sottosegretaria generale delle Nazioni Unite. L’accordo includerà una più profonda condivisione di informazioni e di analisi, fare formazione e fornire servizi medici e psicosociali ai sopravvissuti e alle loro famiglie. L’accordo cita anche il ruolo della società civile, così come dei leader religiosi e tradizionali “per contribuire a spostare lo stigma della violenza sessuale dalle vittime ai carnefici” e per assicurare che i sopravvissuti e i bambini che eventualmente sono nati come conseguenza di questi crimini vengano accettati nelle loro comunità. Durante il loro incontro, la signora Bangura ha ricevuto da parte dello Sceicco Ahmed El-Tayeb, il cui titolo di Grande Imam di Al Azhar lo rende una delle più alte autorità del pensiero islamico sunnita, la garanzia dell’impegno a esprimersi contro la violenza sessuale nei conflitti, in particolare nel contesto degli atti perpetrati da gruppi estremisti come l’Isis e Boko Haram. “È un affronto ai principi più sacri e fondamentali dell’Islam come religione di pace e tolleranza”, dice la rappresentante delle Nazioni Unite, riferendosi a quello che definisce il “pervertire” dell’Islam da parte di gruppi che tentano di dare una giustificazione religiosa alla schiavitù sessuale e ad altri atti di violenza contro le donne e le ragazze.

Un report pubblicato in questi giorni dal sito Grassdoor evidenzia come le donne vengano pagate, in media, cinque centesimi a dollaro in meno rispetto agli uomini, per la stessa posizione, le stesse qualifiche e financo la stessa azienda. Lo studio, si legge su Bloomberg, ha analizzato 505.000 rapporti di stipendio di dipendenti a tempo pieno in 25 settori in base a a fattori quali età, esperienza, azienda, stato, settore, livello di istruzione e titolo di lavoro. Le scienziate informatiche sono coloro che registrano il più alto divario: ben il 28%. E molte donne non hanno la minima idea di guadagnare meno del loro collega della scrivania accanto. “Il denaro è considerato l’ultima frontiera della vergogna”, dice Sallie Krawcheck, amministratrice delegata e co-fondatrice di Ellevest, un digital advisor per le donne. “ cade che le donne sottovalutino la loro formazione nelle trattative salariali”, spiega Andrew Chamberlain, capo economista di Glassdoor. “Ci stiamo muovendo verso una forza lavoro in cui le donne sono più istruite degli uomini, in media, e se le donne non comprendono appieno il valore del loro livello, non possono chiedere il giusto rispetto a quello che meritano”. I lavori con ampi divari retributivi sono diffusi nel settore della sanità: i dentisti, i medici, gli psicologi, i farmacisti, i tecnici sanitari e gli ottici prendono dal 14 al 28 per cento in più rispetto alle loro colleghe. Il ruolo con minor divario salariale di genere è quello del coordinatore di eventi, in cui gli uomini prendono lo 0,2% più delle donne. In alcuni lavori – l’assistente sociale, il settore della comunicazione e dei social media e per gli assistenti alla ricerca si assiste addirittura ad un’oscillazione in direzione opposta, con le donne che guadagnano leggermente di più rispetto agli uomini. Quindi il consiglio alle donne è: superate il disagio e l’imbarazzo e chiedete un aumento. “Se guadagnate 85.000 dollari in un anno, arrivare allo stesso livello degli uomini significa avere fino a $ 1,7 milioni in 30 anni. Lo stress a breve termine vale quindi la pena”.

Dopo una lunga battaglia durata quattro anni, Holly Brockwell, giornalista inglese di 30 anni, ha ottenuto il diritto ad essere sterilizzata: è stata messa in lista per l’intervento chirurgico e verrà operata entro la fine dell’anno. Una decisione controversa, la sua, si legge su Huffington Post: già lo scorso anno, dopo aver rilasciato un’intervista alla BBC sui motivi della sua scelta, la giovane era stata inondata di critiche e insulti. “Non voglio avere figli, perché non c’è nulla di attraente per me nel dare la vita ad un altro essere umano”, aveva detto allora. Il sistema sanitario inglese finalmente le ha concesso di realizzare il suo desiderio. E, per festeggiare la vittoria, la giovane ha scritto una lettera, pubblicata sul Telegraph, in cui ribadisce le sue ragioni. “In quanto donna che non vuole bambini – in modo assoluto, mai – ho iniziato a chiedere la sterilizzazione fin da quando avevo 26 anni. Negli ultimi quattro anni il mio medico di base ha sempre respinto la mia richiesta. La risposta era sempre: ‘Sei troppo giovane per prendere una decisione così drastica’. Ma ora sono sulla lista per l’operazione e finalmente verrò sterilizzata entro la fine dell’anno. È una cosa che desidero da tempo, ma ciò non significa che sia stata una decisione facile da prendere. Ho fatto delle ricerche, delle considerazioni, ho pesato e eventualmente difeso i vari argomenti, più e più volte. Non tutti coloro che hanno bambini possono dire di aver fatto lo stesso – eppure non vengono interrogati o tirati in ballo così di frequente. Io sì. I commenti sono sempre gli stessi, sia che provengano da sconosciuti sia che provengano da amici o da medici. Quando qualcuno viene a conoscenza della mia decisione, pensa che io abbia soltanto pensato di farlo, senza considerare le varie implicazioni. Con gli occhi spalancati, chiedono: ‘Ma perché?’ e non c’è mai una risposta che riesca a soddisfarli. Ogni tanto sono tentata di dire loro: ‘Odio i bambini’, ma perché devo mentire? Non odio i bambini; semplicemente non li voglio. Avete presente quando incontrate un meraviglioso cane di qualcuno ma non pensereste mai di prenderlo con voi? È la stessa sensazione”.

Infine continuano anche questa settimana con il nostro appuntamento con le storie delle 35 donne che fanno parte dellalista dei “100 eroi dell’informazione” pubblicata da Reporter senza frontiere. Oggi è la volta di Yoani Sanchez. Filologa di formazione, Yoani Sánchez è una celebrità nel suo paese e a livello internazionale. Time Magazine l’ha inserita nel 2008 nella classifica delle 100 persone più influenti del mondo. Il suo blog Generación Y, lanciato nel 2007 con l’obiettivo di “contribuire alla costruzione di una Cuba pluralista”, parla dei problemi economici e sociali che i cubani affrontano costantemente. Come altri blogger, è stata sottoposta a vari attacchi, è stata chiamata “spregevole parassita”, insulti (come “parassiti spregevoli”), censure – il suo blog è stato bloccato dal 2008 al 2011 agli utenti cubani – e persecuzioni giudiziarie. Nei primi mesi del 2014 ha annunciato la sua intenzione di creare una piattaforma multimediale collettiva indipendente a Cuba. “Il peggio potrebbe accadere il primo giorno, ma forse semineremo i primi semi di una stampa libera a Cuba”, ha detto. Oggi Yoani ha un giornale on line, 14ymedio.com, ma per lei nel tempo non sono mancate le polemiche. Anche in Italia: Gordiano Lupi, scrittore, traduttore, conoscitore di Cuba e della sua letteratura, dopo averla conosciuta per sette anni, traducendo i suoi articoli in italiano per la Stampa, alla fine di quel contratto che li legava ha dichiarato di non credere alla sincerità della sua battaglia. E in un’intervista su Linkiesta di qualche giorno fa ipotizza che Yoani Sanchez”sia stata usata finora come pedina per creare un avvicinamento tra Cuba e gli Stati Uniti. Come simbolo funzionava: una “paladina della libertà” che però era tollerata dal regime. E poi sembra che fosse in buoni rapporti con Obama e che lui la ascoltasse. Il tutto per cosa? Per realizzare quello che vediamo oggi: un’apertura di Cuba agli Stati Uniti. Se nota, adesso non si parla più di Yoani Sanchez”.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 2 febbraio 2016

abeer saady

Barbie bassa e formosa: 33 nuovi modelli e una notizia che ha conquistato anche la copertina del Time. I “neomaschilisti” del gruppo Il Ritorno dei Re si danno appuntamento a Sidney e in altre 43 città in tutto il mondo: per loro, lo stupro andrebbe legalizzato. Una ragazza turca di 20 anni è stata uccisa dal fidanzato tedesco a Colonia. Lo Zimbabwe dichiara illegali i matrimoni di ragazze minorenni. In India corsi di arti marziali e autodifesa nelle scuole. Sempre in India, violentata in ospedale una ragazza ricoverata per violenza sessuale. L’eroina dell’informazione della settimana è la giornalista egiziana Abeer Saady.

Ascolta la puntata.

Barbie bassa e formosa. Sono andata a cercare la storia della Barbie e ho scoperto un particolare che mi era onestamente ignoto, forse per la mia vocazione all’evitare bambole e dintorni e preferire Lego, pallone e Mio Mini Pony. Comunque: la prima Barbie, 57 anni fa, il 9 marzo 1959, aveva un costume zebrato e i capelli neri raccolti in una coda. Da allora è diventata biondo platino e ha rappresentato nell’immaginario comune lo stereotipo della ragazza perfetta, quasi anoressica, e sostanzialmente stupida. Ora però la Mattel vuole “cambiare verso”: Barbara Millicent Roberts, nome completo di Barbie, per la quale l’azienda nel tempo ha costruito una vera e propria biografia, amici, stirpe e fidanzato con cui è anche stata in crisi, non sarà più solo bionda e filiforme. La Mattel ha lanciato tre nuove versioni della bambola più famosa del mondo: quella “minuta”, quella “tall”, alta e quella “curvy”, ovvero formosa. Taglie alla misura di tutti, forme di più tipi e più “normali”. I nuovi modelli hanno anche diversi tipi di colore di pelle e acconciature e colori di capelli di ogni genere. “Siamo convinti di avere la responsabilità nei confronti di ragazze e genitori di riflettere una visione più ampia della bellezza”, dice Evelyn Mazzocco, vice presidente e global manager di Barbie. “Barbie riflette il mondo che le ragazze vedono intorno a loro”, aggiunge il chief operating officer Richard Dickson. “La sua capacità di evolvere e di crescere con i tempi pur rimanendo fedele al suo spirito, è fondamentale”. 33 sono i nuovi modelli a disposizione entro la fine dell’anno e prenotabili fin da ora, mentre la notizia ha già conquistato anche la copertina del Time.

Un gruppo online “neomaschilista” – i cui sostenitori credono che lo stupro dovrebbe essere legalizzato se “consumato” nella proprietà privata e che le donne sono biologicamente fatte per seguire gli ordini degli uomini – si riunirà per la prima volta off line a Sydney sabato prossimo, il 6 febbraio. Un incontro che avrà luogo anche in altre 43 sedi città tutto il mondo compresa Roma, di sera, davanti alla scalinata di Piazza di Spagna. Il leader del movimento “Return of Kings”, il Ritorno dei Re, è Daryush “Roosh” Valizadeh, 36enne del Maryland e scrittore antifemminista. Alla manifestazione, spiega, donne e uomini transgender e omosessuali non sono invitati. Il sito The Return of Kings esiste dal 2012 e ha oltre 12.500 fan su Facebook. “Il valore di una donna dipende in maniera significativa dalla sua fertilità e dalla sua bellezza”, si legge sul sito. “Quello di un uomo dalle sue risorse, dall’intelletto, dal carattere”. Vengono pubblicati articoli in cui si sostiene che le donne non dovrebbero votare, che lo stupro nella proprietà privata dovrebbe essere legalizzato, che le donne transgender che vanno a letto con uomini eterosessuali sono sostanzialmente delle stupratrici.

Una ragazza turca di 20 anni è stata uccisa dal suo fidanzato tedesco vicino alla sua casa di Colonia, in Germania. Gizem Peker, studentessa dell’università di Aachen, è stata accoltellata a morte dal suo fidanzato tedesco nel quartiere Ostheim. Secondo i media tedeschi la giovane donna si stava recando a casa dei genitori per il fine settimana quando il fidanzato, da cui si era recentemente separata, l’ha fermata e l’ha cominciata a colpire. Il 21enne, di cui la polizia non ha svelato l’identità, è stato fermato e messo in prigione, mentre il corpo della ragazza, la cui famiglia è originaria della città di Elazig, nella Turchia orientale, è stato riconsegnato ai genitori dopo l’autopsia. Secondo la polizia la vittima ha riportato ferite multiple nella parte superiore del corpo e l’attacco è avvenuto in una zona appartata. I dati del ministero tedesco della Famiglia parlano di una donna su sette vittima di violenza sessuale e di una donna su quattro di violenza domestica.

Il 21 gennaio scorso l’Alta corte dello Zimbabwe ha dichiarato illegali i matrimoni di ragazze di età inferiore ai 18 anni, abrogando una norma che finora aveva consentito a bambine anche di 12 anni di sposarsi col consenso dei genitori. Nel paese dell’Africa orientale un terzo delle ragazze si sposa prima dei 18 anni e il 4% prima dei 15, ha detto Tendai Biti, uno degli avvocati dei diritti umani che ha chiesto alla Corte costituzionale di modificare la legislazione. Da adesso “sotto i 18 anni non si potrà contrarre nessun tipo di matrimonio”, spiega Vernanda Ziyambi, uno dei nove giudici che ha approvato all’unanimità la legge. Biti e gli altri avvocati hanno rappresentato due donne, Loveness Mudzuru e Ruvimbo Tsopodzi, che si erano sposate all’età di 16 e 12 anni e che non volevano che altre bambine patissero un destino simile. “Ora aspettiamo che il Parlamento approvi severe sanzioni per garantire che la legge sia applicata”, ha detto Biti. “Sono veramente contenta di aver contribuito a rendere lo Zimbabwe un Paese più sicuro per le ragazze” ha detto Mudzuru che ha avuto due bambini prima dei 18 anni. Dietro al fenomeno delle spose bambine, si legge sul blog di Amnesty International sul Corriere della Sera, c’è la povertà: i genitori danno via le figlie in modo da avere meno bocche da sfamare e prendere, se c’è, la dote. “Le ragazze che si sposano presto fanno figli presto nella più totale povertà, è un circolo vizioso – ha raccontato Mudzuru alla Thomson Reuters Foundation, la mia vita è stata un inferno. E’ difficile allevare un figlio quando sei una bambina anche tu. Sarei dovuta andare a scuola, invece”. Nel mondo ogni anni 15 milioni di bambine vengono date in sposa. Nell’Africa sub-sahariana il 20% delle bambine subisce questo destino.

“Ho imparato lo Jiu Jitsu, che è una forma di auto-difesa, e so che un paio di altre ragazze hanno fatto lo stesso”, racconta Shreya Kukar, studentessa di New Delhi. “Sono assolutamente convinta che imparare queste cose renda più forti le donne. Solo il fatto di sapere cosa fare in caso di situazione spiacevole aiuta a sentirsi meglio, anche se solo mentalmente”. La violenza sessuale, si legge sull’International Business Times, è un grave problema in India. Spesso abbiamo parlato qui su Radio Bullets dello stupro di gruppo e della morte della studentessa Jyoti Singh nel 2012 a Delhi. Da allora sempre più donne e ragazze hanno intrapreso lezioni di arti marziali e autodifesa. Nel 2014 sono stati segnalati dalla polizia più di 36mila stupri, e la verità è che il numero effettivo rischia di essere significativamente più alto. Continuano ad essere segnalati anche attacchi brutali contro le ragazze, tanto che i governi statali hanno annunciato l’inserimento di corsi di autodifesa all’interno dei percorsi scolastici. I più critici hanno sottolineato che senza un intervento alla fonte del problema, tuttavia, senza una migliore azione di polizia e senza la garanzia di un sistema legale a vantaggio delle vittime, i tassi di violenza sessuale continueranno ad aumentare in India. La percentuale di condanne per stupro nel 2014 era solo del 28%: questo alimenta un senso di impunità. E proprio dall’India arriva in queste ore la notizia dell’ennesima violenza. Una ragazza di quindici anni, in ospedale in seguito a una violenza sessuale, ha raccontato di essere stata violentata di nuovo da una guardia di sicurezza dell’ospedale. La ragazza era stata ricoverata alcuni giorni prima dopo aver denunciato alla polizia di essere stata stuprata da un adolescente nel suo quartiere. L’imputato, un minorenne, è stato arrestato e mandato in una casa di custodia cautelare giovanile.

Infine continuano anche questa settimana con il nostro appuntamento con le storie delle 35 donne che fanno parte della lista dei “100 eroi dell’informazione” pubblicata da Reporter senza frontiere. Oggi è la volta di Abeer Saady. Ben nota al mondo dei media egiziani, scrive RSF, Abeer Saady scrive in arabo e in inglese sulle più importanti tematiche da 23 anni. Cha sia sul fronte libico o per le strade del Cairo, sembra essere dappertutto. Centinaia di giornalisti in tutto il Medio Oriente la conoscono, anche perché Abeer si occupa di formazione per i giornalisti che lavorano nelle aree ostili – come in Egitto, Siria, Libia, Tunisia, Yemen, Iraq, Turchia, Giordania, Barhein. Oltre ad essere vice direttrice del quotidiano Al-Akhbar, è stata eletta vice-presidente e componente del consiglio di amministrazione del sindacato egiziano dei giornalisti per tre mandati, e ne ha gestito il dipartimento di formazione, ospitando seminari e corsi di formazione. Ora però ne ha avuto abbastanza. Ha criticato pubblicamente il silenzio del sindacato di fronte a tutti gli arresti, le violenze e gli omicidi mirati di giornalisti, e ha annunciato la fine del suo coinvolgimento nell’organizzazione. Ha esortato i suoi colleghi a prendere in considerazione le conseguenze catastrofiche “del silenzio in risposta a questo attacco alla sicurezza, alla protezione e la dignità dei giornalisti”. Dodici giornalisti sono stati uccisi in Egitto dal 2011 e più di 20 sono attualmente in stato di detenzione.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 26 maggio 2015

Feminist Gloria Steinem speaks to the media after her group of peace activists crossed the border line through the demilitarised zone (DMZ) separating the two Koreas on Sunday.

Feminist Gloria Steinem speaks to the media after her group of peace activists crossed the border line through the demilitarised zone (DMZ) separating the two Koreas on Sunday.

Salve a tutte e a tutti da Angela Gennaro, benvenuti al nostro viaggio di approfondimento nel mondo delle donne su Radio Bullets.

Ascolta la puntata.

Questa settimana cominciamo con lo Sri Lanka, dove le giocatrici della squadra di cricket femminile, scrive l’AdnKronos, sono state costrette a compiere favori sessuali per mantenere il loro posto nella squadra. Lo riferisce il ministero dello Sport del Paese spiegando che la prova delle molestie sessuali è stata scoperta in un’indagine avviata lo scorso anno dopo la denuncia di una giocatrice esclusa per aver rifiutato di fare sesso con alcuni funzionari di cricket. Sono già state avviate procedure disciplinari, ha detto il ministero, senza nominare gli individui coinvolti.

Medici senza Frontiere denuncia l’intensificarsi dei combattimenti in Sud Sudan che starebbe esponendo i civili a una violenza diffusa e limitando fortemente l’arrivo degli aiuti necessari. Il forte aumento di violenza negli stati di Unity, Jonglei e dell’Upper Nile ha portato alla sospensione dei servizi medici, la distruzione delle strutture sanitarie e l’evacuazione del personale medico. A Bentiu, i combattimenti e l’insicurezza delle ultime settimane hanno costretto MSF a sospendere diverse cliniche mobili nelle zone circostanti. In una zona a Nhialdiu, MSF forniva visite mediche gratuite per centinaia di persone ogni giorno. MSF continua a gestire un ospedale all’interno dei campi della “Protezione dei Civili” dell’ONU a Bentiu che ha visto più di 11.000 nuovi arrivi, di cui la maggior parte donne e bambini. Molte persone hanno raccontato a MSF la violenza da cui stavano scappando: interi villaggi rasi al suolo; famiglie separate; attentati e omicidi; l’abbandono dei feriti, e la violenza sessuale contro donne e bambini. MSF ha curato una donna incinta che è arrivata con un grave infortunio alla gamba dovuta a una mina esplosa. Non aveva ricevuto nessun tipo di assistenza medica per nove giorni.

In Canada, dove si e’ in questi giorni tenuto una marcia di Walk a Mile in Her shoes – in cui gli uomini indossano scarpe da donna con tacchi rossi e camminano per dire no alla violenza di genere – le statistiche parlano del 96 per cento delle persone che ritiene che qualsiasi attività’ sessuale debba essere consenziente. Ma uno su tre non sa definire il consenso. Ogni notte 3,300 donne canadesi e i loro 3,000 bambini dormono nelle case rifugio per donne vittima di violenza domestica.

Una campagna di fundraising contro la violenza di genere. Accade nelle isole di San Juan un arcipelago nello Stato di Washington a nord ovest degli Stati Uniti, al confine con il Canada e a poca distanza dall’Isola di Vancouver. La campagna si chiama 100 stand up men: 100 dollari dedicati alla donna della propria vita: il ricavato verrà devoluto in strumenti di pianificazione di politiche di sicurezza ma anche in prevenzione nelle scuole. Richard Lowe, unico avvocato uomo per le vittime del DVSAS, ovvero Domestic Violence and Sexual Assault Services of the San Juan Islands, spiega: “È una questione di uomini che approcciano su questo tema altri uomini. Vogliamo essere un esempio per gli altri uomini affinchè smettano di alimentare il silenzio. Non è un problema di genere, è un problema umano. ”

Sempre negli Stati Uniti sta facendo discutere l’arresto di Ray McDonald, difensore della squadra di football americano Chicago Bears, con l’accusa di violenza domestica e di messa a rischio di minori. Avrebbe aggredito una donna, e mentre teneva in braccio un bimbo. Il giocatore era già stato arrestato in passato con l’accusa di violenza, ma non erano state presentate denunce a suo carico ed era quindi stato rilasciato. La squadra lo ha esonerato.

Women Cross DMZ, una delegazione di 30 attiviste per la pace provenienti da 15 paesi diversi, ha marciato, il 23 maggio scorso, per due chilometri e mezzo lungo il recinto di filo spinato insieme a 300 tra cittadini, membri della società civile e gruppi religiosi della Corea del Sud dopo aver attraversato la zona demilitarizzata tra le due Coree. “Non eravamo certi di potercela fare, ma ci sentiamo orgogliosi per questo viaggio realizzato senza intoppi e in nome del dialogo, della pace e dei diritti umani delle donne”, ha spiegato Steinem, 81 anni.

Un gruppo di donne nere ha protestato in topless, bloccando il traffico nel centro di San Francisco, per attirare l’attenzione sull’uccisione di donne nere e di bambini da parte della polizia. La manifestazione, si legge su USA Today, faceva parte di una giornata nazionale di azione per protestare contro la morte di Aiyana Jones, Tanisha Anderson, Yvette Smith, Rekia Boyd e di altre donne e ragazze uccise da agenti delle forze dell’ordine.

Militanti dell’ISIS hanno bruciato viva una donna di 20 anni perché ha rifiutato di prendere parte a quello che viene definito un “atto sessuale estremo”. Zainab Bangura, rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale in guerra, ha recentemente condotto un tour nei campi profughi dei conflitti in Siria e in Iraq. L’ISIS – ha spiegato in un’intervista al Middle East Eye, “stupra, riduce in schiavitù sessuale, costringe alla prostituzione e compie altri atti di estrema brutalità. Abbiamo sentito il caso di una ragazza di 20 anni bruciata viva perché si rifiutava di compiere un atto sessuale estremo, e di molti altri atti sessuali sadici. Abbiamo faticato a capire la mentalità di persone che commettono tali crimini”, spiega Bagura.

SI inaugura il 31 maggio a Berlino la mostra “Sogni realizzabili? Italiane a Berlino” ideata dalla sezione berlinese di Rete Donne e.V. (l‘associazione delle donne italiane in Germania). Il tema è la nuova migrazione femminile italiana in Germania e le opere esposte la raccontano attraverso diverse prospettive le “moderne” protagoniste di un fenomeno in realtà “antico”.

E anche per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 29 aprile 2015

yazidi

Ascolta la puntata del 29 aprile 2015.

Cominciamo con l’Egitto, dove il Primo Ministro Ibrahim Mehleb annuncia l’avvio di una strategia a livello nazionale contro la violenza sulle donne, definendola una delle priorità del suo esecutivo. Lo riporta l’agenzia Meda. Mehleb ha anche aggiunto che la violenza di genere colpisce la società egiziana nel suo complesso, e che rappresenta una violazione dei valori culturali e religiosi. Il premier ha incaricato il Consiglio Nazionale per le Donne di realizzare una strategia da mettere in atto nel quinquennio 2015-2020. Il consiglio si coordinerà con le organizzazioni e le associazioni per massimizzare gli sforzi per ridurre la violenza nelle comunità e nelle famiglie e per la riabilitazione delle vittime.

Il Pakistan sta assistendo in questi giorni a un preoccupante e angosciante aumento dei casi di aggressione con l’acido e di donne con volti sfigurati o che restano cieche per tutta la vita. Sono almeno 160 le donne che quest’anno nel Paese sono state vittima di attacchi del genere.

E passiamo a un pezzo di David McFadden per l’Associated Press in cui si racconta il problema della violenza sessuale contro le lesbiche in Giamaica. Quando Angeline Jackson e un’amica sono state violentate da uomini armati appena fuori dalla capitale della Giamaica, la polizia inizialmente è apparsa preoccupata, più che dell’assalto, del fatto che la vittima fosse lesbica. Angeline Jackson ha 24 anni ed è oggi è a capo dell’unica organizzazione giamaicana per donne lesbiche e bisessuali. “Il primo poliziotto con cui ho parlato mi ha detto che avrei dovuto cambiare stile di vita e tornare in Chiesa”, ricorda lei in un’intervista con AP in cui ripercorre la violenza subita nel 2009. Un’attitudine diffusa in tutta l’isola, dove gli attivisti per i diritti dei gay affermano che gli omosessuali subiscono discriminazione pervasiva e attacchi e che le persone LGBT sono anche vittima di brutali assalti sessuali allo scopo di “guarirle” e riconvertirle all’eterosessualità o quanto meno punirle per il fatto di non adeguarsi alle norme sociali. La Giamaica, riporta AP, ha una reputazione di vecchia data di intolleranza nei confronti dell’omosessualità maschile e di convinzione diffusa che si tratti di una perversione morale importata dall’estero. Ma ora lo stigma nei confronti delle persone omosessuali e dei crimini non denunciati che vedono come vittime di violenza donne lesbiche sta ricevendo una sempre maggiore attenzione. Con una popolazione di 3 milioni di abitanti, pochi sono i casi di violenza sessuale riportati agli attivisti LGBT. Il principale gruppo che si occupa di gay right nell’isola, il J-FLAG, ha documentato una serie di casi negli anni. Come spesso accade, anche quando le violenze vengono denunciate, le indagini si rivelano difficili nell’ambito del sistema giuridico giamaicano, inefficiente e sul punto di esplodere.

Andiamo in Nord Corea. I mali del Paese, racconta il Weekly Standard, sono ben noti: campi di prigionia politica, tra le 450.000 e i 2 milioni di persone che muoiono letteralmente di fame secondo un rapporto delle Nazioni Unite che ha dichiarato il governo nordcoreano responsabile di “crimini contro l’umanità, derivanti da ‘politiche stabilite al più alto livello dello Stato,'”, tra cui “sterminio, omicidio, riduzione in schiavitù, tortura, prigionia, stupri, aborti forzati e altre forme di violenza sessuale, persecuzione per motivi politici, religiosi, razziali e di genere, trasferimento forzato delle popolazioni, sparizione forzata di persone e l’atto disumano di provocare deliberatamente una fame prolungata”. Ciò che è meno noto, si sottolinea, è la condizione delle donne, soprattutto quelle ai più bassi livelli del sistema songbun, che categorizza i nordcoreani in base alla loro fedeltà al regime. Molte, a causa della povertà estrema, sono costrette a prostituirsi. A causa della indisponibilità di cure mediche e farmaci, alcune si rivolgono all’oppio nella falsa speranza di prevenire malattie sessualmente trasmissibili. Nei campi di prigionia, le donne poi sono coloro che subiscono le peggiori crudeltà. Migliaia fuggono in Cina come rifugiate e diventano preda dei trafficanti.

E finiamo con l’Iraq, dove le schiave sessuali yazidi rapite e violentate dai militanti dell’Isis vengono sottoposte a un intervento chirurgico per “ristabilire la loro verginità” nel timore che possano essere rifiutate dai futuri mariti. Molte ragazze catturate sono riuscite a fuggire, anche se un numero imprecisato rimane ancora imprigionato e in balia dei propri carcerieri. Chi è riuscita a scappare però, soprattutto nel Kurdistan iracheno, è ora ostracizzata da comunità e famiglia per la violenza sessuale subita. Rothna Begum, esperta di diritti delle donne nel Medio Oriente per Human Rights Watch, spiega all’Independent che i test di verginità sono oggi regolarmente in corso e anche le ragazze che, rapite, non sono state violentate, vengono sottoposte a queste procedure invasive al fine di ottenere la prova della verginità in vista del matrimonio.

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