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Barack Obama, femminista

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“Ci sono un sacco di aspetti complicati nell’essere Presidente. Ma ci sono anche alcune ricompense. Il fatto di incontrare persone straordinarie in tutto il Paese. Avere un ruolo per cui puoi fare la differenza nella vita della nostra Nazione. L’Air Force One”. Barack Obama ha appena compiuto 55 anni. Quello del 4 agosto scorso è stato l’ultimo compleanno che il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America ha trascorso alla Casa Bianca. Spera, a novembre, di lasciare in eredità lo Studio Ovale a Hillary Clinton, che diventerebbe la prima donna presidente della storia. Obama comincia così un lungo contributo pubblicato su Glamour, in cui semplicemente si definisce femminista. Ecco la traduzione integrale per Radio Bullets.

Qui il podcast.


Ci sono un sacco di aspetti complicati nell’essere Presidente. Ma ci sono anche alcune ricompense. Il fatto di incontrare persone straordinarie in tutto il Paese. Avere un ruolo per cui puoi fare la differenza nella vita della nostra Nazione. L’Air Force One. Ma forse il più grande, inaspettato regalo che ho avuto da questo lavoro è stato quello di fare “casa-bottega”.

Per molti anni la mia vita è stata consumata da lunghi pendolarismi —dalla mia casa a Chicago a Springfield, nell’Illinois, come senatore dello Stato, e poi a Washington, D.C., come senatore degli Stati Uniti. E questo ha spesso significato dover lavorare ancora più duramente per essere il tipo di marito e di padre che voglio essere. Ma negli ultimi sette anni e mezzo quegli spostamenti si sono ridotti ad appena 45 secondi—il tempo che ci vuole per andare dal mio soggiorno allo Studio Ovale. Come risultato di questa novità sono stato in grado di passare molto più tempo ad osservare le mie figlie crescere e diventare delle intelligenti, divertenti, gentili, meravigliose giovani donne. Non che sia sempre stato semplice – guardarle mentre si preparano ad abbandonare il nido. Ma una cosa che mi rende ottimista per loro è che questa è un’epoca straordinaria per essere una donna. Il progresso che siamo riusciti a raggiungere negli ultimi 100, 50 – e sì, anche negli ultimi otto anni – ha reso la vita migliore in maniera significativa per le mie figlie rispetto a quella delle mie nonne. E non lo dico solo da Presidente. Lo dico da femminista.

Nel corso della mia vita siamo passati da un mercato del lavoro che confinava di base le donne a una manciata di lavori scarsamente retribuiti ad uno in cui le donne non solo costituiscono circa metà della forza lavoro, ma sono anche leader i. tutti i settori: dallo sport allo spazio, da Hollywood alla Corte Suprema. Ho potuto assistere a come le donne abbiano conquistato la libertà di fare le proprie scelte su come vivere — sul proprio corpo, sulla propria formazione, sulla carriera, sui soldi. I tempi in cui avevate bisogno di un marito per avere una carta di credito sono ormai andati. Nei fatti oggi più donne che mai, sposate o single, sono indipendenti a livello finanziario.

Non dovremmo sottovalutare quanto siamo andati lontano. Faremmo un torto a tutti coloro che hanno speso le loro vite lottando per la giustizia. Ma allo stesso tempo c’è ancora un sacco di lavoro che dobbiamo fare per migliorare le prospettive di donne e ragazze qui e in tutto il mondo. E mentre continueró a lavorare su politiche virtuose – dalla parità di salario a paritá di ruolo alla protezione dei diritti riproduttivi – ci sono alcuni cambiamenti che non hanno nulla a che vedere con l’approvazione di nuove leggi.

E il cambiamento più grande nei fatti puó anche essere quello più difficile: cambiare noi stessi.

È qualcosa di cui ho parlato a lungo a giugno, nel primissimo Summit on the United State of Women alla Casa Bianca.

Al punto in cui siamo arrivati, troppo spesso siamo tutti ancora inquadrati in stereotipi su come uomini e donne dovrebbero comportarsi. Una delle mie eroine è Shirley Chisholm (prima donna nera eletta al Congresso degli Stati Uniti, ndr.), che è stata la prima afro-americana a correre per un partito di maggioranza per una nomination presidenziale. Una volta ha detto: “Lo stereotipo emotivo, sessuale e psicologico delle donne comincia quando il dottore dice ‘È una femmina’”.

Sappiamo che questi stereotipi influiscono su come le ragazze si vedono fin dalla più giovane età, facendo loro percepire che se non sembrano in un certo modo o se non agiscono in una certa maniera sono meno degne. Gli stereotipi di genere influenzano nei fatti tutti noi, a prescindere dal genere, dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale.

Ora: le persone più importanti nella mia vita sono sempre state donne. Sono stato cresciuto da una mamma single, che ha speso la maggior parte della sua carriera a far crescere l’empowerment delle donne in Paesi in via di sviluppo. Ho visto come mia nonna, che ha dato una mano nel crescermi, ha fatto carriera in una banca solo per sbattere contro a un “soffitto di cristall”o. Ho visto come Michelle ha equilibrato le esigenze di una carriera impegnata con quelle del crescere una famiglia. Come tante mamme che lavorano, si è preoccupata delle aspettative e dei giudizi su come avrebbe dovuto gestire i compromessi, sapendo che ben poche persone avrebbero avuto da ridire sulle mie scelte. E la verità è che quando le nostre figlie erano più piccole, io ero spesso via da casa servendo la legislatura e destreggiandomi allo stesso tempo anche tra le mie responsabilità da insegnante in qualità di professore di diritto. Posso guardarmi indietro ora e riconoscere che, quando ho dato una mano, l’ho fatto a seconda dei miei tempi e dei miei impegni. Tutto il carico è ricaduto in maniera squilibrata e ingiusta su Michelle.

Vorrei quindi pensare che sono stato abbastanza consapevole delle sfide uniche che le donne affrontano – ed è ciò che ha formato il mio femminismo. Ma devo anche ammettere che quando sei padre di due figlie diventi ancora più consapevole di come gli stereotipi di genere pervadano la nostra società. Si possono vedere i segnali sociali, sottili e non sottili, trasmessi attraverso la cultura. È possibile percepire l’enorme pressione a cui la ragazze sono sottoposte per apparire, comportarsi e persino pensare in un certo modo.

E quegli stessi stereotipi hanno segnato anche me come giovane uomo. Crescendo senza un padre, ho passato un sacco di tempo a cercare di capire chi fossi, come il mondo mi percepisse e che tipo di uomo volessi essere. È facile assorbire tutti i messaggi sulla mascolinità e arrivare a credere che esista un modo giusto e un modo sbagliato di essere un uomo. Ma crescendo ho realizzato che quelle idee sull’essere un uomo duro o un fico semplicemente non mi appartenevano. Erano piuttosto la manifestazione della mia giovinezza e della mia insicurezza. La vita è diventata molto più semplice quando, semplicemente, ho cominciato ad essere me stesso.

Dobbiamo quindi fare breccia attraverso questi limiti. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che cresce le nostre figlie riservate e i nostri figli assertivi. Che critica le ragazze se parlano ad alta voce e i ragazzi se versano una lacrima. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che punisce le donne per la sessualità e premia gli uomini per la loro.

Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che permette la routine delle aggressioni alle donne, che stiano camminando per strada o che osino andare on line. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che insegna agli uomini a sentirsi minacciati dalla presenza e dal successo delle donne.

Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che ci fa congratulare con gli uomini se cambiano un pannolino, stigmatizzare i papà full-time e penalizzare le mamme che lavorano. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che valuta l’essere sicuro, competitivo e ambizioso sul posto di lavoro — a meno che tu non sia una donna. E allora sei stata troppo dispotica, e all’improvviso quelle qualità che pensavi fossero necessarie per il successo finiscono per tenerti indietro.

Dobbiamo continuare a cambiare una cultura che brilla di una luce particolarmente spietata sulle donne e sulle ragazze di colore. Michelle ne ha parlato spesso. Anche dopo aver raggiunto il successo, nel suo pieno diritto, aveva ancora dei dubbi; si doveva preoccupare del fatto di aver avuto il giusto sguardo o il giusto comportamento – se era stata troppo assertiva o troppo aggressiva.

Come genitore, aiutare i tuoi figli a crescere al di sopra di questi vincoli è un costante processo di apprendimento. Michelle e io abbiamo cresciuto le nostre figlie insegnando loro a parlare ad alta voce quando vedono dei doppi standard o si sentono ingiustamente giudicati in base al loro genere e alla loro razza—o quando notano che sta accadendo a qualcun altro. È importante per loro vedere dei modelli di ruolo nel mondo che scalino i più alti livelli di qualunque campo scelgano. E sì, è importante che il loro padre sia femminista, perché ora è quello che si aspettano da tutti gli uomini.

È, in maniera assoluta, responsabilità anche degli uomini combattere il sessismo. Come mariti, partner e fidanzati, dobbiamo lavorare duramente per essere impegnati nel creare delle relazioni realmente egualitarie.

La buona notizia è che ovunque vada in giro per il Paese e per il mondo vedo persone rimandare al mittente assunzioni datate sui ruoli di genere. Dai giovani uomini che si sono uniti alla nostra campagna per porre fine alle aggressioni sessuali nei campus, It’s On Us, alle giovani che sono diventate le prime Army Ranger donne nella storia della nostra nazione, la vostra generazione si rifiuta di essere confinata in vecchi modi di pensare. E state aiutando tutti noi a capire che obbligare le persone ad aderire a nozioni di identità rigide e ormai fuori moda non è un bene per nessuno—uomini, donne, gay, etero, transgender, o altro. Questi stereotipi limitano la nostra possibilità di essere, semplicemente, noi stessi.

Questo autunno abbiamo davanti a noi delle elezioni storiche. 240 anni dopo che la nostra nazione è stata fondata, e quasi un secolo dopo che le donne hanno finalmente conquistato il diritto di voto, per la prima donna una donna rappresenta la nomina di un partito politico di maggioranza. A prescindere dalle convinzioni politiche, questo è un momento storico per l’America. Ed è ancora una volta un ulteriore esempio di quanto lontano sia andato il cammino che le donne hanno fatto verso l’uguaglianza.

Voglio che i nostri figli e le nostre figlie vedano chiaramente che questa è anche la loro eredità. Voglio che sappiano che non è stata solo una questione di Benjamin ma è sempre stata anche una questione di Tubman. E voglio che diano una mano a fare la loro parte nell’assicurare che l’America sia un posto dove ogni singola bambina può fare della propria vita ciò che desidera.

Questo è il femminismo del 21esimo secolo: l’idea che quando tutti sono uguali, siamo tutti più liberi.

Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 31 dicembre 2015

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Il 2015 di #nelmondodelledonne su Radio Bullets: Bill Cosby, Hillary Clinton, Angela Merkel, le donne al voto in Arabia Saudita, il drone e l’app dell’aborto, l’epidemia di violenza contro le transgender di colore negli Usa. E ancora i matrimoni gay, Malala, Ghoncheh Gravami in Iran, Carmen Guadalupe Vazquez e la parità di genere che passa attraverso la pari retribuzione e la genitorialità di nuovo condivisa. Buon anno!

Ascolta la puntata.

Il 2015 ha visto diventare la violenza contro le donne transgender di colore una vera e propria epidemia a livello nazionale negli Stati Uniti. Un rapporto della Human Rights Campaign (HRC) afferma che almeno 21 transgender sono state vittima di violenza mortale nell’anno che si sta chiudendo. Un numero che, si legge su Vibe, rende il 2015 un anno record con il più alto numero di omicidi di persone transgender. Secondo la HRC, sono state uccise più persone transgender nei primi sei mesi del 2015 rispetto a tutto il 2014. “Non conosciamo molti dettagli sulle esperienze delle vittime, ma la ricerca mostra che le persone transgender affrontano molestie e discriminazioni in numerosi contesti e per tutta la vita”, si legge. “Inoltre, sappiamo che le possibilità di affrontare discriminazioni, molestie e violenza aumentano in modo esponenziale per le donne transgender di colore, che affrontano anche razzismo e sessismo. Per molte donne transgender di colore , la minaccia della violenza è costante”. Secondo gli esperti, le ragioni di questi meccanismi risiedono nei diffusi atteggiamenti iper-maschilisti e nel loro intrecciarsi con mentalità religiose fondamentaliste.

Il 2015 è stato anche l’anno di Bill Cosby, al centro delle attenzioni della giustizia a decenni dai casi che lo avrebbero visto carnefice. È di queste ore la notizia dell’incriminazione dell’attore americano in Pennsylvania per una violenza sessuale che risale al 2004. La vittima è Andrea Constand e Cosby, sotto giuramento, aveva dichiarato di avere avuto con lei rapporti sessuali consenzienti. Ben diversa la versione della donna, che accusa l’attore oggi sessantottenne di averla drogata e violentata. All’epoca il procuratore aveva deciso di non procedere. La versione di Andrea descrive una dinamica simile a quella delle accuse che almeno altre 45 donne hanno mosso nel tempo a Cosby. A luglio il New York Magazine, rivista quindicinale di New York, aveva messo in copertina 35 donne che hanno accusato il comico Bill Cosby di stupro. Ora il protagonista dei Robinson, dopo l’incriminazione, ha consegnato il passaporto e pagato il 10 per cento della cauzione da un milione di dollari per rimanere in libertà in attesa del processo. La prima udienza è fissata per il 14 gennaio. L’incriminazione è la prima che porterà sotto processo Cosby. Molte delle altre accuse, risalenti anche a molti anni fa, sono ormai scadute.

Il 12 dicembre scorso le donne saudite hanno votato per la prima volta, si sono candidate e sono anche state elette. Il 2015 è stato il primo anno del “Drone dell’aborto”, un drone che ha volato sulla cattolica Polonia distribuendo pillole abortive e che anticipa iniziative analoghe on altri Paesi annunciate anche per il 2016. A condurre l’intera operazione è stata l’associazione no-profit Women on waves che da 10 anni difende il diritto delle donne a una scelta consapevole sulla maternità. E la Polonia fin dal 1993 ha ristretto fortemente la normativa sull’aborto. Sempre da Women on Waves è arrivata anche la prima app per l’aborto sicuro: l’applicazione fornisce informazioni per donne e operatori sanitari in tutto il mondo. (È possibile scaricare l’applicazione qui)

Nella classifica delle buone notizie del 2015 di Amnesty International le donne sono protagoniste. Donne come Carmen Guadalupe Vasquez, una giovane che nel 2007, a 18 anni, era stata condannata a 30 anni di carcere perché sospettata di aver abortito illegalmente. Carmen è stata scarcerata il 20 febbraio scorso. Un mese prima, il 22 gennaio, a seguito di una campagna di Amnesty e di altre organizzazioni per i diritti umani, l’Assemblea parlamentare aveva votato in favore della grazia. In Iran il 2 aprile Ghoncheh Ghavami, condannata il 2 novembre 2014 a un anno di carcere per il reato di “diffusione di propaganda contro il sistema”, poi rilasciata su cauzione, ha ottenuto la commutazione del residuo di condanna in una multa. Ghavami, 25 anni, era stata arrestata il 20 giugno 2014 per aver voluto assistere a una partita di pallavolo maschile. Il 22 maggio l’Irlanda è diventata il 19esimo paese al mondo e il primo attraverso un referendum ad aver introdotto nella legge l’uguaglianza dei matrimoni a prescindere dall’orientamento sessuale. “#LoveWins”, l’amore vince aveva twittato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama quando il 26 giugno, con cinque voti favorevoli e quattro contrari, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il matrimonio è un diritto garantito dalla Costituzione a tutti. Anche alle coppie gay, perché tutte le persone godono di “uguale dignità agli occhi della legge”. Una decisione vincolante per tutti i 50 Stati del Paese, anche se hanno fatto notizia il caso di “obiezione di coscienza” di Kim Davis, impiegata comunale del Kentucky, arrestata e poi rilasciata dopo essersi rifiutata di fornire le licenze per le nozze tra persone dello stesso sesso perché a suo dire “contro la volontà di Dio”. Il 2 dicembre Cristel Piña, 25 anni, madre di due figli, è stata rilasciata in Messico dopo aver trascorso oltre due anni in carcere. Era stata arrestata, ricorda ancora Amnesty, nel 2013 e sottoposta a stupro e ad altre torture affinché confessasse di aver realizzato filmati compromettenti a scopo di estorsione, accusa poi rivelatasi falsa.

Il 2015 è stato anche l’anno della candidatura di Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti. Era il 12 aprile e Hilary entrava nella storia come la prima donna nominata candidata presidente degli Stati Uniti. Per la prima volta in 29 anni, il Time nel 2015 ha messo poi una donna in copertina come “Persona dell’anno”: la cancelliera tedesca Angela Merkel. Nel 2015, nel giorno del suo diciottesimo compleanno, la più giovane vincitrice del Nobel per la Pace Malala Yousafzai, ha inaugurato l’apertura di una scuola per giovani ragazze rifugiate siriane in Libano. Malala è sopravvissuta a una settimana di coma dopo essere stata sparata in Pakistan quando aveva solo 15 anni, nel 2012, dai Talebani a causa del suo attivismo per il diritto delle ragazze all’educazione. Ha vinto il Nobel l’anno scorso, a 17 anni. “Investite in libri, non in proiettili” è il suo appello ai leader del mondo.

Queste notizie compaiono nella classifica che la nonprofit statunitense Equal Rights Advocates ha stilato dei momenti top per le donne nel 2015. Una classifica in cui non manca la firma del California Fair Pay Act: “Con una mossa che speriamo sarà seguita da altri Stati e a livello federale – si legge – la California ha approvato nel 2015 il California Fair Pay Act: la più forte legge sulla parità di retribuzione nel Paese”. E ancora: nel 2015 alcune grandi aziende hanno ampliato il periodo retribuito di congedo parentale per motivi familiari per i lavoratori dipendenti. E ne hanno dato ampiamente notizia. Amazon, Netflix, Spotify, con queste decisioni hanno portato il tema all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale: perché – e questo è uno dei buoni propositi di chi parla per il 2016 – i figli si fanno in due e riequilibrare il concetto di genitorialità è un passaggio fondamentale per la parità di genere e la parità di carriere e realizzazione delle donne – e anche degli uomini.

E anche per oggi con #donnenelmondo è tutto. Per quest’anno è tutto. Io sono Angela Gennaro e vi do appuntamento alla prossima settimana, per un 2016 in cui, è un impegno, continueremo a raccontare e lavorare per l’informazione, la trasparenza e la parità di genere. Buon anno e continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook, su Twitter e Instagram con l’account @RadioBullets, sul nostro sito www.radiobullets.com. Iscrivetevi alla nostra newsletter e, se volete, sostenete il nostro lavoro anche nel 2016 al link qui. Passo e chiudo.

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Radio Bullets, #donnenelmondo del 9 settembre 2015

Hillary Rodham Clinton Signs Copies Of Her Book 'Hard Choices' In New York

Ascolta la puntata.

In Sierra Leone la ministra degli enti locali e dello sviluppo rurale, Finda Diana Konomanyi ha aderito ad un movimento internazionale per i diritti umani – cui partecipano molte donne del suo stesso Paese, per esprimere costernazione e preoccupazione per l’ondata di crimini contro le donne, in particolare le ragazze adolescenti in varie parti del Paese e ha invitato i capi e le altre autorità a contribuire ad affrontare la situazione. A metà agosto molte donne sono scese in piazza per una marcia pacifica in seguito alla morte di una ragazza in spiaggia ad Aberdeen, vittima, sembra, di uno stupro di gruppo. Morte che è solo l’ultima di una serie, di giovani vittime di stupro e brutali femminicidi.

A giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fatto la storia stabilendo che le coppie gay e lesbiche devono essere autorizzate a sposarsi. Da quel momento, scrive Parker Molloy su Upworthy, sposarsi è, in teoria, semplice: basta recarsi davanti ad un ufficiale del registro della contea, compilare un po’ di scartoffie e ritirare la propria licenza. In teoria. La scorsa settimana infatti un segretario di Contea del Kentucky ha negato licenze di matrimonio a delle coppie perché contro le sue convinzioni religiose personali. Per dimostrare che però non va sempre così, Parker Molloy raccnta su Upworthy la storia di un’eroina non celebrata della storia LGBT: Clela Rorex, ex impiegata della segreteria della Contea di Bulder. Nel 1975, Rorex era in servizio presso la contea di Boulder quando due uomini si sono presentati per chiedere una licenza di matrimonio. Rorex aveva iniziato il suo lavoro da appena tre mesi, ma avrebbe emesso una sentenza che sarebbe rimasta nella storia, si legge ancora su Upworthy. Lo ha spiegato lei stessa a StoryCorps. “Era la prima volta che incontravo persone apertamente gay. “Non so se posso farlo”, gli ho spiegato. Poi sono andata dal procuratore distrettuale, che mi ha detto che il codice del matrimonio del Colorado non specifica che l’unione sia tra un uomo e una donna. E così l’ho fatto”. Epperò. Da allora la Rorex ha ricevuto lettere minacciose, i giornali hanno scritto parole dure sul suo conto, la sua famiglia è stata molestata. “Non avrei mai immaginato questo livello di odio”, racconta. “Oltre alle minacce di morte intere congregazioni ecclesiastiche mi hanno scritto che far sposare coppie dello stesso sesso significava portare Sodoma e Gomorra nella zona”.

A proposito di Stati Uniti, sono passati 20 anni dal discorso di Hillary Clinton alla quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, il 5 settembre 1995. Su Bustle.com si trovano alcune citazioni di quell’intervento, da leggere per riflettere su quanto sia – o non sia – cambiato in 20 anni. “Dobbiamo capire che non c’è una formula secondo la quale le donne dovrebbero condurre la propria vita. Ecco perchè dobbiamo rispettare le scelte che ogni singola donna fa per se stessa e per la sua famiglia. Ogni donna merita la possibilità di realizzare il potenziale che Dio le ha dato. Ma dobbiamo riconoscere che le donne non guadagneranno mai piena dignità finché i loro diritti umani non saranno rispettati e protetti”. E ancora: “È una violazione dei diritti umani quando ai bambini viene negato il cibo, o quando vengono annegati o soffocati, o quando le loro spine dorsali vengono rotte, solo perché quei bambini sono nati femmine. È una violazione dei diritti umani quando donne e ragazze sono vendute nella schiavitù della prostituzione per avidità umana – e il genere di ragioni che viene utilizzato per giustificare questa pratica non dovrebbe più essere tollerato”. E ancora: “È una violazione dei diritti umani quando le donne vengono cosparse di benzina, date alle fiamme, e bruciate a morte perché la loro dote matrimonio considerata troppo esigua. È una violazione dei diritti umani quando singole donne vengono stuprate nelle loro comunità e, quando migliaia di donne sono sottoposte a stupro come tattica o premio di guerra”.

Islamofobia in Gran Bretagna: i crimini che hanno per matrice l’odio islamico sono saliti del 70% a Londra. E la maggior parte delle vittime sono di sesso femminile. Ne parla Radhika Sanghani sul Telegraph. “Sono stata sputata in in strada mentre indossavo il mio velo”, le racconta Sara Khan. “Sono stata chiamata ‘la moglie di Osama Bin Laden’. Con gente che mi si è avvicinata e dicendo parolacce e tentando di accecarmi persino mentre spingevo la carrozzina con mia figlia di sei mesi dentro”. Non si tratta di episodi isolati, spiega Radhika. La Metropolitan Police ha rilasciato in questi giorni nuovi report da cui emerge che i crimini motivati dall’odio contro i musulmani in Gran Bretagna sono aumentati del 70 per cento rispetto all’anno scorso. Tell Mama, un’organizzazione che monitora gli attacchi islamofobici, dice che il 60 per cento di queste aggressioni sono rivolte alle donne, e avviene per strada. Le donne diventano, dice Fiyaz Mughal, fondatore di Tell Mama, evidenti obiettivi per i razzisti che dirigono i loro attacchi a elementi visibili, quindi l’hijab – il velo – e il niqab, il velo integrale.

E sempre nel Regno Unito il governo ha ordinato un’inchiesta per ridurre la violenza contro le donne nelle università. Ai dirigenti universitari è stato ordinato di condurre una task force per esaminare il problema ed elaborare un codice di condotta “per portare avanti il ​​cambiamento culturale”. Le associazioni studentesche hanno accolto con favore la decisione, sottolineando come sessismo e molestie siano a livello pandemico.

Le donne nel movimento per i diritti in Kenya hanno chiesto al presidente Uhuru Kenyatta – in questi giorni in Italia per una visita ufficiale – di ritirare la rimozione del Vice Ispettore Generale Grace Kaindi, sostenendo una cospirazione continua contro le donne che ricoprono posizioni di rilievo nel servizio pubblico. Al di là della vicenda interna alla Polizia in questo caso, “Il movimento delle donne in Kenya è disturbato dalla tendenza costante di perseguitare donne leader nei pubblici uffici”, spiega Teresa Omondi, vice direttore esecutivo di FIDA. Il movimento, si legge su Standard Digital News, promette di arrivare in tribunale se il presidente non dovesse rivedere la sua decisione.

La stessa FIDA, Federazione internazionale delle donne avvocato, esprime – questa volta in Nigeria – preoccupazione per l’aumento della violenza contro le donne, in particolare di stupri, violenze sessuali, circoncisioni femminili e mutilazioni genitali. Hauwa Shekarau, la Presidente Nazionale della federazione, ha fatto appello ai media per condurre un’azione all’avanguardia nella lotta contro tutte le pratiche dannose e discriminatorie per donne, bambini e non solo.

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