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Barack Obama, femminista

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“Ci sono un sacco di aspetti complicati nell’essere Presidente. Ma ci sono anche alcune ricompense. Il fatto di incontrare persone straordinarie in tutto il Paese. Avere un ruolo per cui puoi fare la differenza nella vita della nostra Nazione. L’Air Force One”. Barack Obama ha appena compiuto 55 anni. Quello del 4 agosto scorso è stato l’ultimo compleanno che il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America ha trascorso alla Casa Bianca. Spera, a novembre, di lasciare in eredità lo Studio Ovale a Hillary Clinton, che diventerebbe la prima donna presidente della storia. Obama comincia così un lungo contributo pubblicato su Glamour, in cui semplicemente si definisce femminista. Ecco la traduzione integrale per Radio Bullets.

Qui il podcast.


Ci sono un sacco di aspetti complicati nell’essere Presidente. Ma ci sono anche alcune ricompense. Il fatto di incontrare persone straordinarie in tutto il Paese. Avere un ruolo per cui puoi fare la differenza nella vita della nostra Nazione. L’Air Force One. Ma forse il più grande, inaspettato regalo che ho avuto da questo lavoro è stato quello di fare “casa-bottega”.

Per molti anni la mia vita è stata consumata da lunghi pendolarismi —dalla mia casa a Chicago a Springfield, nell’Illinois, come senatore dello Stato, e poi a Washington, D.C., come senatore degli Stati Uniti. E questo ha spesso significato dover lavorare ancora più duramente per essere il tipo di marito e di padre che voglio essere. Ma negli ultimi sette anni e mezzo quegli spostamenti si sono ridotti ad appena 45 secondi—il tempo che ci vuole per andare dal mio soggiorno allo Studio Ovale. Come risultato di questa novità sono stato in grado di passare molto più tempo ad osservare le mie figlie crescere e diventare delle intelligenti, divertenti, gentili, meravigliose giovani donne. Non che sia sempre stato semplice – guardarle mentre si preparano ad abbandonare il nido. Ma una cosa che mi rende ottimista per loro è che questa è un’epoca straordinaria per essere una donna. Il progresso che siamo riusciti a raggiungere negli ultimi 100, 50 – e sì, anche negli ultimi otto anni – ha reso la vita migliore in maniera significativa per le mie figlie rispetto a quella delle mie nonne. E non lo dico solo da Presidente. Lo dico da femminista.

Nel corso della mia vita siamo passati da un mercato del lavoro che confinava di base le donne a una manciata di lavori scarsamente retribuiti ad uno in cui le donne non solo costituiscono circa metà della forza lavoro, ma sono anche leader i. tutti i settori: dallo sport allo spazio, da Hollywood alla Corte Suprema. Ho potuto assistere a come le donne abbiano conquistato la libertà di fare le proprie scelte su come vivere — sul proprio corpo, sulla propria formazione, sulla carriera, sui soldi. I tempi in cui avevate bisogno di un marito per avere una carta di credito sono ormai andati. Nei fatti oggi più donne che mai, sposate o single, sono indipendenti a livello finanziario.

Non dovremmo sottovalutare quanto siamo andati lontano. Faremmo un torto a tutti coloro che hanno speso le loro vite lottando per la giustizia. Ma allo stesso tempo c’è ancora un sacco di lavoro che dobbiamo fare per migliorare le prospettive di donne e ragazze qui e in tutto il mondo. E mentre continueró a lavorare su politiche virtuose – dalla parità di salario a paritá di ruolo alla protezione dei diritti riproduttivi – ci sono alcuni cambiamenti che non hanno nulla a che vedere con l’approvazione di nuove leggi.

E il cambiamento più grande nei fatti puó anche essere quello più difficile: cambiare noi stessi.

È qualcosa di cui ho parlato a lungo a giugno, nel primissimo Summit on the United State of Women alla Casa Bianca.

Al punto in cui siamo arrivati, troppo spesso siamo tutti ancora inquadrati in stereotipi su come uomini e donne dovrebbero comportarsi. Una delle mie eroine è Shirley Chisholm (prima donna nera eletta al Congresso degli Stati Uniti, ndr.), che è stata la prima afro-americana a correre per un partito di maggioranza per una nomination presidenziale. Una volta ha detto: “Lo stereotipo emotivo, sessuale e psicologico delle donne comincia quando il dottore dice ‘È una femmina’”.

Sappiamo che questi stereotipi influiscono su come le ragazze si vedono fin dalla più giovane età, facendo loro percepire che se non sembrano in un certo modo o se non agiscono in una certa maniera sono meno degne. Gli stereotipi di genere influenzano nei fatti tutti noi, a prescindere dal genere, dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale.

Ora: le persone più importanti nella mia vita sono sempre state donne. Sono stato cresciuto da una mamma single, che ha speso la maggior parte della sua carriera a far crescere l’empowerment delle donne in Paesi in via di sviluppo. Ho visto come mia nonna, che ha dato una mano nel crescermi, ha fatto carriera in una banca solo per sbattere contro a un “soffitto di cristall”o. Ho visto come Michelle ha equilibrato le esigenze di una carriera impegnata con quelle del crescere una famiglia. Come tante mamme che lavorano, si è preoccupata delle aspettative e dei giudizi su come avrebbe dovuto gestire i compromessi, sapendo che ben poche persone avrebbero avuto da ridire sulle mie scelte. E la verità è che quando le nostre figlie erano più piccole, io ero spesso via da casa servendo la legislatura e destreggiandomi allo stesso tempo anche tra le mie responsabilità da insegnante in qualità di professore di diritto. Posso guardarmi indietro ora e riconoscere che, quando ho dato una mano, l’ho fatto a seconda dei miei tempi e dei miei impegni. Tutto il carico è ricaduto in maniera squilibrata e ingiusta su Michelle.

Vorrei quindi pensare che sono stato abbastanza consapevole delle sfide uniche che le donne affrontano – ed è ciò che ha formato il mio femminismo. Ma devo anche ammettere che quando sei padre di due figlie diventi ancora più consapevole di come gli stereotipi di genere pervadano la nostra società. Si possono vedere i segnali sociali, sottili e non sottili, trasmessi attraverso la cultura. È possibile percepire l’enorme pressione a cui la ragazze sono sottoposte per apparire, comportarsi e persino pensare in un certo modo.

E quegli stessi stereotipi hanno segnato anche me come giovane uomo. Crescendo senza un padre, ho passato un sacco di tempo a cercare di capire chi fossi, come il mondo mi percepisse e che tipo di uomo volessi essere. È facile assorbire tutti i messaggi sulla mascolinità e arrivare a credere che esista un modo giusto e un modo sbagliato di essere un uomo. Ma crescendo ho realizzato che quelle idee sull’essere un uomo duro o un fico semplicemente non mi appartenevano. Erano piuttosto la manifestazione della mia giovinezza e della mia insicurezza. La vita è diventata molto più semplice quando, semplicemente, ho cominciato ad essere me stesso.

Dobbiamo quindi fare breccia attraverso questi limiti. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che cresce le nostre figlie riservate e i nostri figli assertivi. Che critica le ragazze se parlano ad alta voce e i ragazzi se versano una lacrima. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che punisce le donne per la sessualità e premia gli uomini per la loro.

Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che permette la routine delle aggressioni alle donne, che stiano camminando per strada o che osino andare on line. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che insegna agli uomini a sentirsi minacciati dalla presenza e dal successo delle donne.

Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che ci fa congratulare con gli uomini se cambiano un pannolino, stigmatizzare i papà full-time e penalizzare le mamme che lavorano. Dobbiamo continuare a cambiare l’attitudine che valuta l’essere sicuro, competitivo e ambizioso sul posto di lavoro — a meno che tu non sia una donna. E allora sei stata troppo dispotica, e all’improvviso quelle qualità che pensavi fossero necessarie per il successo finiscono per tenerti indietro.

Dobbiamo continuare a cambiare una cultura che brilla di una luce particolarmente spietata sulle donne e sulle ragazze di colore. Michelle ne ha parlato spesso. Anche dopo aver raggiunto il successo, nel suo pieno diritto, aveva ancora dei dubbi; si doveva preoccupare del fatto di aver avuto il giusto sguardo o il giusto comportamento – se era stata troppo assertiva o troppo aggressiva.

Come genitore, aiutare i tuoi figli a crescere al di sopra di questi vincoli è un costante processo di apprendimento. Michelle e io abbiamo cresciuto le nostre figlie insegnando loro a parlare ad alta voce quando vedono dei doppi standard o si sentono ingiustamente giudicati in base al loro genere e alla loro razza—o quando notano che sta accadendo a qualcun altro. È importante per loro vedere dei modelli di ruolo nel mondo che scalino i più alti livelli di qualunque campo scelgano. E sì, è importante che il loro padre sia femminista, perché ora è quello che si aspettano da tutti gli uomini.

È, in maniera assoluta, responsabilità anche degli uomini combattere il sessismo. Come mariti, partner e fidanzati, dobbiamo lavorare duramente per essere impegnati nel creare delle relazioni realmente egualitarie.

La buona notizia è che ovunque vada in giro per il Paese e per il mondo vedo persone rimandare al mittente assunzioni datate sui ruoli di genere. Dai giovani uomini che si sono uniti alla nostra campagna per porre fine alle aggressioni sessuali nei campus, It’s On Us, alle giovani che sono diventate le prime Army Ranger donne nella storia della nostra nazione, la vostra generazione si rifiuta di essere confinata in vecchi modi di pensare. E state aiutando tutti noi a capire che obbligare le persone ad aderire a nozioni di identità rigide e ormai fuori moda non è un bene per nessuno—uomini, donne, gay, etero, transgender, o altro. Questi stereotipi limitano la nostra possibilità di essere, semplicemente, noi stessi.

Questo autunno abbiamo davanti a noi delle elezioni storiche. 240 anni dopo che la nostra nazione è stata fondata, e quasi un secolo dopo che le donne hanno finalmente conquistato il diritto di voto, per la prima donna una donna rappresenta la nomina di un partito politico di maggioranza. A prescindere dalle convinzioni politiche, questo è un momento storico per l’America. Ed è ancora una volta un ulteriore esempio di quanto lontano sia andato il cammino che le donne hanno fatto verso l’uguaglianza.

Voglio che i nostri figli e le nostre figlie vedano chiaramente che questa è anche la loro eredità. Voglio che sappiano che non è stata solo una questione di Benjamin ma è sempre stata anche una questione di Tubman. E voglio che diano una mano a fare la loro parte nell’assicurare che l’America sia un posto dove ogni singola bambina può fare della propria vita ciò che desidera.

Questo è il femminismo del 21esimo secolo: l’idea che quando tutti sono uguali, siamo tutti più liberi.

Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

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Radio Bullets, #donnenelmondo dell’11 febbraio 2016

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Roosh V e i raduni neomaschilisti annullati per “questioni di sicurezza”. Una donna poliziotta a capo del dipartimento contro la violenza su donne e bambini a Istanbul. One Billion Rising, appuntamento al 14 febbraio. La visita di Papa Francesco in Messico e l’appello di Amnesty International per i diritti umani. Australia, le nuove tecnologie arma contro le donne? Migrazione e questioni di genere, la sfida del femminismo. Milka Tadic Mijovic, dal Montenegro l’eroina dell’informazione di Reporter senza Frontiere di questa settimana.

Ascolta la puntata.

Le avventure di Dariush Valizadeh, meglio noto come Roosh V. Ne abbiamo parlato la settimana scorsa: il gruppo online “neomaschilista” che fa riferimento al 36enne del Maryland, sedicente artista e scrittore antifemminista e i cui sostenitori credono che lo stupro dovrebbe essere legalizzato se “consumato” nella proprietà privata, si sarebbe dovuto riunire per la prima volta off line, il 6 febbraio, con incontri in tutto il mondo, Roma compresa. I meeting sono stati annullati con un post sul blog del movimento “Return of Kings”, il Ritorno dei Re, dopo che in Rete si è scatenato l’inferno, tra sostenitori dei diritti delle donne, membri di Anonymous e anche club di boxe femminile a Toronto che hanno iniziato rapidamente ad organizzare delle contro-proteste. “La polizia era in allerta”, si legge su Vox.com. “Decine di migliaia di persone nel Regno Unito, in Scozia e in Australia hanno firmato petizioni per mantenere Roosh e i suo discorsi misogini fuori dai loro Paesi. Roosh ha annunciato che avrebbe annullato i suoi eventi, perché non poteva “più garantire la sicurezza o la privacy degli uomini”. Anonymous l’ha, come si dice in gergo, “ doxed” , ovvero ha cercato, trovato e pubblicato in Rete informazioni su Roosh, compreso il suo indirizzo di casa. E lui ha tenuto una conferenza stampa a Washington incolpando le “bugie” dei media per tutto quello che stava accadendo. Ha negato anche di approvare lo stupro, spiegando che la proposta di legalizzarlo altro non è che satira, e ha definito gli incontri solo un modo per costruire solidarietà contro ciò che definiscono l’oppressione femminista. Incontri o meno, nel tempo è stato il contenuto delle proposte veicolate attraverso il sito Return of Kings ad essere al centro delle polemiche. Roosh, si legge ancora su Vox.com, promuove alcune idee nocive che disumanizzano le donne e che contribuiscono alla cultura dello stupro, e la resistenza dimostrata da parte del pubblico a questo tipo di idee è parte fondamentale della lotta per i diritti delle donne. Allo stesso tempo, però, lo stesso Roosh è probabilmente meno potente e meno pericoloso di quanto si pensi – e questo incidente potrebbe essere stato in realtà una trovata per far parlare di sé e ottenere più seguaci. Daryush Valizadeh è figlio di immigrati armeni e iraniani. Secondo il Daily Mail vive con la madre a Silver Spring, nel Maryland. Lui nega, e dice che vive “da qualche parte in Europa”. Si è auto-pubblicato 15 libri, molti dei quali sono guide per il sesso in diversi Paesi del mondo. Consiglia il Brasile, perché lì in genere “le ragazze sono più belle e più facili delle americane – almeno il 50% in più”. Non andate in Danimarca, avverte, perché i suoi robusti programmi di assicurazione sociale rendono le donne troppo indipendenti dagli uomini per essere facilmente sedotte. Chiama la sua “filosofia” “neomaschilismo” e ritiene che le donne non siano in grado di regolare il proprio comportamento o prendere decisioni e che debbano essere controllate dagli uomini. Misogino e omofobo, Roosh dice anche che “il valore di una donna dipende in modo significativo dalla sua fertilità e dalla bellezza”, mentre il femminismo e la modernità hanno portato alla rovina della società occidentale e all’oppressione degli uomini. Il suo sito web, Il Ritorno del Re, ha in home page un dal titolo “9 segreti sulla natura femminile rivelati da una ragazza hot che sta morendo di cancro”. Nel pezzo tale Bob Smith racconta delle rivelazioni che gli avrebbe fatto questa molto bionda e molto hot trentenne allo stadio terminale del suo tumore che, data la morte imminente, avrebbe deciso di rivelare cosa siano davvero le donne. Ecco i segreti in questione: le donne sono come i bambini; le donne falsificano praticamente tutto; se una donna ti dice “se non c’è la fiducia, non c’è nulla” in sostanza ti sta tradendo o sta pensando di farlo; le donne sono molto più eccitate e insaziabili degli uomini (e, spoiler, fanno sesso con i cani, ecco perché hanno tutte cani maschi, o ancora, spoiler, sono “ recipienti per il cazzo”, così biologicamente progettate, e nulla le fa sentire meglio di essere “riempite” con più peni); le donne non hanno amiche, solo competizione femminile; le donne mentono sempre sul numero di partner sessuali che hanno avuto; tutte le donne non si piacciono; le donne vogliono sempre quello che non possono avere (cfr. il fidanzato dell’amica); tutte le donne sono masochiste. Sulla questione dello stupro, infine. Nel pezzo definito di “satira”, il ragionamento di Roosh era: se lo stupro fosse legale nella proprietà privata, allora le donne ci penserebbero bene prima di andare a casa di qualcuno. Peccato che 4 stupri su cinque avvengano per mano del partner o dell’ex, preferibilmente in una casa.

Una donna poliziotta a capo del nuovo dipartimento della Polizia di Istanbul specializzato nella violenza domestica contro donne e bambini: è Kiymet Bilir Degerli, 39 anni. La Turchia ha creato nuovi uffici di polizia in tutte le 81 province del Paese per combattere la violenza domestica che coinvolge donne e bambini: il provvedimento fa parte delle strategie del ministero della Famiglia e delle Politiche Sociali e del ministero degli Interni per affrontare il problema. Gli agenti di polizia che lavorano presso questi uffici si occuperanno di portare le donne che hanno subito violenza in spazi speciali che permettano loro di avere tranquillità, comunicando alle donne tutti i loro diritti e coordinando le successive azioni di supporto psicologico, provvedendo anche, in caso di necessità, alla sicurezza personale delle donne. “La vittima dovrebbe rivolgersi alla polizia. Otterrà il supporto sociale e psicologico che si aspetta”, spiega Degerli. Le donne dovrebbero collaborare con gli agenti, aggiunge, criticando la mentalità mediatica generalizzata che sostanzialmente giustifica la violenza di genere. “I bambini sono i soggetti più colpiti dalla violenza. E la violenza, così, si ‘normalizza’ nelle loro menti” anche a causa di quanto mostrato nelle trasmissioni televisive. Degerli ha invitato a unirsi alle attività dei nuovi dipartimenti anche tutti i volontari che vorranno prendere parte alla lotta alla violenza domestica, anche a causa del fatto che il numero di agenti impegnati resta basso: 300, soprattutto donne, ma il numero potrebbe essere aumentato a seconda delle esigenze locali. “Abbiamo bisogno di volontari per aiutarci: terapeuti, sociologi e traduttori simultanei”, spiega.

Secondo le Nazioni Unite 1 donna su 3 nel mondo – per un totale di un miliardo di ragazze e donne (su una popolazione di 7 miliardi di persone) – verranno picchiate o stuprate nel corso della loro vita. Per il quarto anno consecutivo, attiviste e attivisti di One Billion Rising stanno progettando in tutto il mondo eventi, performance artistiche, tavole rotonde, conferenze stampa, film, articoli, incontri in occasione del 14 febbraio. La campagna quest’anno vedrà aumentare le azioni collettive in tutto il mondo per amplificare la richiesta di cambiamenti “di sistema” per porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze. “Abbiamo ballato, abbiamo chiesto giustizia, abbiamo preteso cambiamenti”, spiega Monique Wilson, direttrice globale di One Billion Rising. “Quest’anno stiamo radicalizzando le nostre azioni – stiamo ampliando la rivoluzione. Dobbiamo continuare a smuovere le coscienze ed essere più coraggiosi, audaci, creativi e determinati”. La campagna quest’anno si concentra in particolare sulle donne e le ragazze emarginate. “Stiamo evolvendo la nostra lotta contro la violenza nei confronti delle donne, sapendo che se non mettiamo gli emarginati al comando, se non contrastiamo imperialismo, guerra, cambiamento climatico, razzismo, patriarcato, disuguaglianza economica, e se non lottiamo per i diritti dei lavoratori, non riusciremo mai a porre fine alla violenza contro donne e ragazze”, aggiunge Eve Ensler, fondatrice di OBR e autrice dei Monologhi della Vagina.

Le tecnologie come nuovo strumento per fare stalking, minacciare e molestare le donne: è il contenuto di un intervento al Parlamento australiano del laburista Tim Watts. Un abuso, sottolinea, spesso perpetrato anche in questo caso tra le mura di casa. E ci sono declinazioni – la “vendetta pornografica”, ad esempio – a cui le leggi spesso non sono in grado di rispondere in maniera efficace. In alcuni casi, le immagini sessuali private ​vengono utilizzate come strumento per controllare le donne in relazioni già violente, o come ricatto per costringerle a sottostare ad abusi di natura sessuale. Da uno studio in cui sono stati intervistati 3.000 adulti australiani di età compresa tra i 18 e i 54 anni – è emerso che le minacce, le molestie sessuali e la condivisione non consensuale di immagini di nudo sono estremamente comuni. Non è la tecnologia a mettere in pericolo le donne: sono le persone che la usano. Che sono, ancora una volta – come per le aggressioni in strada, le violenze sessuali, gli abusi dei partner – uomini.

Alla vigilia della visita di stato di Papa Francesco in Messico, prevista tra il 12 e il 18 febbraio, Amnesty International dichiara in una nota che il paese sta affrontando una crisi dei diritti umani di dimensioni epidemiche, di cui sparizioni, torture e brutali omicidi costituiscono il tratto dominante. “Non appena arriverà a Città del Messico, papa Francesco si troverà faccia a faccia con una delle più preoccupanti crisi dei diritti umani dell’intero continente americano”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International. “Dalle decine di migliaia di persone scomparse al massiccio uso della tortura, dal crescente numero di uccisioni di donne alla profonda incapacità di svolgere indagini, le violazioni dei diritti umani sono diventate un fatto abituale in Messico”. “Sollecitiamo papa Francesco a usare la sua grande influenza per convincere il presidente Peña Nieto a prendere sul serio questa terribile crisi dei diritti umani, assicurando alla giustizia tutti i responsabili di violazioni dei diritti umani. Solo assumendo un’azione concreta e decisiva per portare i responsabili di questi crimini di fronte alla giustizia, il governo messicano potrà cominciare a contrastare questa crisi che ha radici profonde” – ha concluso Guevara-Rosas.

Il New York Post pubblica un intervento di Carrie Lukas, amministratrice delegata dell’International Women’s Forum e vice president per l’Independent Women’s voice, sulla questione migrazione e violenza sulle donne. “Le femministe europee”, scrive, “sono in un vicolo cieco”. Perché l’attuale crisi della violenza verso le donne da parte dei migranti dal Nord Africa e dal Medio Oriente sta mettendo in crisi due dei più “sacri” principi del femminismo: “incolpare l’uomo bianco e, in casi di stupro, credere sempre a quello che dice la donna rispetto a quello che dice l’uomo”. L’ultimo caso è quello della aggressione sessuale a una ragazza tredicenne russo-tedesca che ha prima sostenuto di essere stata rapita e violentata da tre migranti e ha poi ammesso di aver inventato quella storia sfruttando i fatti di Colonia di Capodanno. “Il presunto stupro era diventato un caso internazionale”. Le femministe, scrive Carrie Lukas, vogliono stare dalla parte dei rifugiati, una minoranza oppressa, che in quanto tale dovrebbe far parte della coalizione femminista per combattere il patriarcato bianco del Vecchio Mondo. Ma le masse di profughi includono molti, moltissimi uomini: si stima che il 75% delle persone che hanno raggiunto l’Europa lo scorso anno siano uomini. Uomini non esattamente entusiasti di prendere parte alla lotta per i diritti delle donne. Gli attacchi contro le donne da parte di gruppi di uomini immigrati nella notte di Capodanno a Colonia, in Germania, ma anche in altre città europee hanno occupato tutte le prime pagine dei giornali, ma difficilmente sono i primi del loro genere. Il femminismo si è diviso: alcune hanno scelto di ignorare la questione migrazione, concentrandosi a dare la colpa agli uomini. In un dibattito sul giornale tedesco Der Spiegel, Alice Schnauzer (definita “la gran dama del femminismo tedesco”) ha riconosciuto i problemi peculiari creati da questa ondata di immigrazione, mentre Anne Wizorek,he rappresenta la generazione più giovane di femministe tedesche, ha lamentato il fatto che la questione della violenza sessuale possa diventare uno strumento politico. “Il fatto che uomini con un background di immigrazione abbiano commesso violenze sessuali viene strumentalizzato per stigmatizzarli come gruppo”, dice. La violenza contro le donne non è una novità, scrive Carrie Lukas, ma chiunque si occupi di diritti delle donne dovrebbe riconoscere che qualcosa sta andando storto, soprattutto di fronte alle parole della sindaca di Colonia che dopo Capodanno ha suggerito alle donne di tenersi distanti dagli uomini negli spazi pubblici: un modo di dare la responsabilità della violenza alla vittima. Un modo che dovrebbe vedere le femministe mettersi sul piede di guerra. Anche la storia del falso stupro creata dall’adolescente russo-tedesca a Berlino da un lato rinforza la posizione femminista in tema di migrazione, ma dall’altra, prosegue la managing director, dà un duro colpo al presupposto che le donne vanno sempre credute perché non potrebbero mai mentire su una cosa così intimamente distruttiva come lo stupro. Una via d’uscita, dice Carrie Lukas, c’è: focalizzarsi nuovamente sul principio fondamentale della parità di diritti delle donne e del trattamento equo. Riconoscendo che l’Occidente, uomini inclusi, ha effettivamente percorso un lungo cammino nel proteggere le donne e la loro sicurezza fisica e consentendo loro partecipazione alla sfera pubblica. Un progresso che non può essere sacrificato in nome del multiculturalismo e che dovrebbe essere comunicato a chi in Europa arriva dopo essere fuggito dal Medio Oriente o dal Nord Africa.

Infine continuano anche questa settimana con il nostro appuntamento con le storie delle 35 donne che fanno parte dellalista dei “100 eroi dell’informazione” pubblicata da Reporter senza frontiere. Oggi è la volta di Milka Tadic Mijovic.  Fin da prima del crollo della Jugoslavia di Tito, Milka Tadic Mijovic è stata parte di uno dei progetti pionieri della democrazia nei Balcani, The Monitor, primo settimanale indipendente del Montenegro. I suoi articoli in difesa della pace e delle minoranze etniche e sulla lotta contro la corruzione hanno vinto riconoscimenti a livello internazionali e le hanno portato guai. È stata la prima giornalista licenziata per aver criticato le politiche aggressive di Milosevic. Dal 2006, quando il Montenegro è diventato indipendente, i suoi problemi sono aumentati e hanno incluso minacce fisiche, pressioni finanziarie e persecuzione giudiziaria. Ora direttrice del Monitor, ha un triste primato in comune con i quotidiani Vijesti e Dan: quello di aver pagato più di 300.000 euro di danni negli ultimi anni.

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