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Radio Bullets, #donnenelmondo dell’11 febbraio 2016

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Roosh V e i raduni neomaschilisti annullati per “questioni di sicurezza”. Una donna poliziotta a capo del dipartimento contro la violenza su donne e bambini a Istanbul. One Billion Rising, appuntamento al 14 febbraio. La visita di Papa Francesco in Messico e l’appello di Amnesty International per i diritti umani. Australia, le nuove tecnologie arma contro le donne? Migrazione e questioni di genere, la sfida del femminismo. Milka Tadic Mijovic, dal Montenegro l’eroina dell’informazione di Reporter senza Frontiere di questa settimana.

Ascolta la puntata.

Le avventure di Dariush Valizadeh, meglio noto come Roosh V. Ne abbiamo parlato la settimana scorsa: il gruppo online “neomaschilista” che fa riferimento al 36enne del Maryland, sedicente artista e scrittore antifemminista e i cui sostenitori credono che lo stupro dovrebbe essere legalizzato se “consumato” nella proprietà privata, si sarebbe dovuto riunire per la prima volta off line, il 6 febbraio, con incontri in tutto il mondo, Roma compresa. I meeting sono stati annullati con un post sul blog del movimento “Return of Kings”, il Ritorno dei Re, dopo che in Rete si è scatenato l’inferno, tra sostenitori dei diritti delle donne, membri di Anonymous e anche club di boxe femminile a Toronto che hanno iniziato rapidamente ad organizzare delle contro-proteste. “La polizia era in allerta”, si legge su Vox.com. “Decine di migliaia di persone nel Regno Unito, in Scozia e in Australia hanno firmato petizioni per mantenere Roosh e i suo discorsi misogini fuori dai loro Paesi. Roosh ha annunciato che avrebbe annullato i suoi eventi, perché non poteva “più garantire la sicurezza o la privacy degli uomini”. Anonymous l’ha, come si dice in gergo, “ doxed” , ovvero ha cercato, trovato e pubblicato in Rete informazioni su Roosh, compreso il suo indirizzo di casa. E lui ha tenuto una conferenza stampa a Washington incolpando le “bugie” dei media per tutto quello che stava accadendo. Ha negato anche di approvare lo stupro, spiegando che la proposta di legalizzarlo altro non è che satira, e ha definito gli incontri solo un modo per costruire solidarietà contro ciò che definiscono l’oppressione femminista. Incontri o meno, nel tempo è stato il contenuto delle proposte veicolate attraverso il sito Return of Kings ad essere al centro delle polemiche. Roosh, si legge ancora su Vox.com, promuove alcune idee nocive che disumanizzano le donne e che contribuiscono alla cultura dello stupro, e la resistenza dimostrata da parte del pubblico a questo tipo di idee è parte fondamentale della lotta per i diritti delle donne. Allo stesso tempo, però, lo stesso Roosh è probabilmente meno potente e meno pericoloso di quanto si pensi – e questo incidente potrebbe essere stato in realtà una trovata per far parlare di sé e ottenere più seguaci. Daryush Valizadeh è figlio di immigrati armeni e iraniani. Secondo il Daily Mail vive con la madre a Silver Spring, nel Maryland. Lui nega, e dice che vive “da qualche parte in Europa”. Si è auto-pubblicato 15 libri, molti dei quali sono guide per il sesso in diversi Paesi del mondo. Consiglia il Brasile, perché lì in genere “le ragazze sono più belle e più facili delle americane – almeno il 50% in più”. Non andate in Danimarca, avverte, perché i suoi robusti programmi di assicurazione sociale rendono le donne troppo indipendenti dagli uomini per essere facilmente sedotte. Chiama la sua “filosofia” “neomaschilismo” e ritiene che le donne non siano in grado di regolare il proprio comportamento o prendere decisioni e che debbano essere controllate dagli uomini. Misogino e omofobo, Roosh dice anche che “il valore di una donna dipende in modo significativo dalla sua fertilità e dalla bellezza”, mentre il femminismo e la modernità hanno portato alla rovina della società occidentale e all’oppressione degli uomini. Il suo sito web, Il Ritorno del Re, ha in home page un dal titolo “9 segreti sulla natura femminile rivelati da una ragazza hot che sta morendo di cancro”. Nel pezzo tale Bob Smith racconta delle rivelazioni che gli avrebbe fatto questa molto bionda e molto hot trentenne allo stadio terminale del suo tumore che, data la morte imminente, avrebbe deciso di rivelare cosa siano davvero le donne. Ecco i segreti in questione: le donne sono come i bambini; le donne falsificano praticamente tutto; se una donna ti dice “se non c’è la fiducia, non c’è nulla” in sostanza ti sta tradendo o sta pensando di farlo; le donne sono molto più eccitate e insaziabili degli uomini (e, spoiler, fanno sesso con i cani, ecco perché hanno tutte cani maschi, o ancora, spoiler, sono “ recipienti per il cazzo”, così biologicamente progettate, e nulla le fa sentire meglio di essere “riempite” con più peni); le donne non hanno amiche, solo competizione femminile; le donne mentono sempre sul numero di partner sessuali che hanno avuto; tutte le donne non si piacciono; le donne vogliono sempre quello che non possono avere (cfr. il fidanzato dell’amica); tutte le donne sono masochiste. Sulla questione dello stupro, infine. Nel pezzo definito di “satira”, il ragionamento di Roosh era: se lo stupro fosse legale nella proprietà privata, allora le donne ci penserebbero bene prima di andare a casa di qualcuno. Peccato che 4 stupri su cinque avvengano per mano del partner o dell’ex, preferibilmente in una casa.

Una donna poliziotta a capo del nuovo dipartimento della Polizia di Istanbul specializzato nella violenza domestica contro donne e bambini: è Kiymet Bilir Degerli, 39 anni. La Turchia ha creato nuovi uffici di polizia in tutte le 81 province del Paese per combattere la violenza domestica che coinvolge donne e bambini: il provvedimento fa parte delle strategie del ministero della Famiglia e delle Politiche Sociali e del ministero degli Interni per affrontare il problema. Gli agenti di polizia che lavorano presso questi uffici si occuperanno di portare le donne che hanno subito violenza in spazi speciali che permettano loro di avere tranquillità, comunicando alle donne tutti i loro diritti e coordinando le successive azioni di supporto psicologico, provvedendo anche, in caso di necessità, alla sicurezza personale delle donne. “La vittima dovrebbe rivolgersi alla polizia. Otterrà il supporto sociale e psicologico che si aspetta”, spiega Degerli. Le donne dovrebbero collaborare con gli agenti, aggiunge, criticando la mentalità mediatica generalizzata che sostanzialmente giustifica la violenza di genere. “I bambini sono i soggetti più colpiti dalla violenza. E la violenza, così, si ‘normalizza’ nelle loro menti” anche a causa di quanto mostrato nelle trasmissioni televisive. Degerli ha invitato a unirsi alle attività dei nuovi dipartimenti anche tutti i volontari che vorranno prendere parte alla lotta alla violenza domestica, anche a causa del fatto che il numero di agenti impegnati resta basso: 300, soprattutto donne, ma il numero potrebbe essere aumentato a seconda delle esigenze locali. “Abbiamo bisogno di volontari per aiutarci: terapeuti, sociologi e traduttori simultanei”, spiega.

Secondo le Nazioni Unite 1 donna su 3 nel mondo – per un totale di un miliardo di ragazze e donne (su una popolazione di 7 miliardi di persone) – verranno picchiate o stuprate nel corso della loro vita. Per il quarto anno consecutivo, attiviste e attivisti di One Billion Rising stanno progettando in tutto il mondo eventi, performance artistiche, tavole rotonde, conferenze stampa, film, articoli, incontri in occasione del 14 febbraio. La campagna quest’anno vedrà aumentare le azioni collettive in tutto il mondo per amplificare la richiesta di cambiamenti “di sistema” per porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze. “Abbiamo ballato, abbiamo chiesto giustizia, abbiamo preteso cambiamenti”, spiega Monique Wilson, direttrice globale di One Billion Rising. “Quest’anno stiamo radicalizzando le nostre azioni – stiamo ampliando la rivoluzione. Dobbiamo continuare a smuovere le coscienze ed essere più coraggiosi, audaci, creativi e determinati”. La campagna quest’anno si concentra in particolare sulle donne e le ragazze emarginate. “Stiamo evolvendo la nostra lotta contro la violenza nei confronti delle donne, sapendo che se non mettiamo gli emarginati al comando, se non contrastiamo imperialismo, guerra, cambiamento climatico, razzismo, patriarcato, disuguaglianza economica, e se non lottiamo per i diritti dei lavoratori, non riusciremo mai a porre fine alla violenza contro donne e ragazze”, aggiunge Eve Ensler, fondatrice di OBR e autrice dei Monologhi della Vagina.

Le tecnologie come nuovo strumento per fare stalking, minacciare e molestare le donne: è il contenuto di un intervento al Parlamento australiano del laburista Tim Watts. Un abuso, sottolinea, spesso perpetrato anche in questo caso tra le mura di casa. E ci sono declinazioni – la “vendetta pornografica”, ad esempio – a cui le leggi spesso non sono in grado di rispondere in maniera efficace. In alcuni casi, le immagini sessuali private ​vengono utilizzate come strumento per controllare le donne in relazioni già violente, o come ricatto per costringerle a sottostare ad abusi di natura sessuale. Da uno studio in cui sono stati intervistati 3.000 adulti australiani di età compresa tra i 18 e i 54 anni – è emerso che le minacce, le molestie sessuali e la condivisione non consensuale di immagini di nudo sono estremamente comuni. Non è la tecnologia a mettere in pericolo le donne: sono le persone che la usano. Che sono, ancora una volta – come per le aggressioni in strada, le violenze sessuali, gli abusi dei partner – uomini.

Alla vigilia della visita di stato di Papa Francesco in Messico, prevista tra il 12 e il 18 febbraio, Amnesty International dichiara in una nota che il paese sta affrontando una crisi dei diritti umani di dimensioni epidemiche, di cui sparizioni, torture e brutali omicidi costituiscono il tratto dominante. “Non appena arriverà a Città del Messico, papa Francesco si troverà faccia a faccia con una delle più preoccupanti crisi dei diritti umani dell’intero continente americano”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International. “Dalle decine di migliaia di persone scomparse al massiccio uso della tortura, dal crescente numero di uccisioni di donne alla profonda incapacità di svolgere indagini, le violazioni dei diritti umani sono diventate un fatto abituale in Messico”. “Sollecitiamo papa Francesco a usare la sua grande influenza per convincere il presidente Peña Nieto a prendere sul serio questa terribile crisi dei diritti umani, assicurando alla giustizia tutti i responsabili di violazioni dei diritti umani. Solo assumendo un’azione concreta e decisiva per portare i responsabili di questi crimini di fronte alla giustizia, il governo messicano potrà cominciare a contrastare questa crisi che ha radici profonde” – ha concluso Guevara-Rosas.

Il New York Post pubblica un intervento di Carrie Lukas, amministratrice delegata dell’International Women’s Forum e vice president per l’Independent Women’s voice, sulla questione migrazione e violenza sulle donne. “Le femministe europee”, scrive, “sono in un vicolo cieco”. Perché l’attuale crisi della violenza verso le donne da parte dei migranti dal Nord Africa e dal Medio Oriente sta mettendo in crisi due dei più “sacri” principi del femminismo: “incolpare l’uomo bianco e, in casi di stupro, credere sempre a quello che dice la donna rispetto a quello che dice l’uomo”. L’ultimo caso è quello della aggressione sessuale a una ragazza tredicenne russo-tedesca che ha prima sostenuto di essere stata rapita e violentata da tre migranti e ha poi ammesso di aver inventato quella storia sfruttando i fatti di Colonia di Capodanno. “Il presunto stupro era diventato un caso internazionale”. Le femministe, scrive Carrie Lukas, vogliono stare dalla parte dei rifugiati, una minoranza oppressa, che in quanto tale dovrebbe far parte della coalizione femminista per combattere il patriarcato bianco del Vecchio Mondo. Ma le masse di profughi includono molti, moltissimi uomini: si stima che il 75% delle persone che hanno raggiunto l’Europa lo scorso anno siano uomini. Uomini non esattamente entusiasti di prendere parte alla lotta per i diritti delle donne. Gli attacchi contro le donne da parte di gruppi di uomini immigrati nella notte di Capodanno a Colonia, in Germania, ma anche in altre città europee hanno occupato tutte le prime pagine dei giornali, ma difficilmente sono i primi del loro genere. Il femminismo si è diviso: alcune hanno scelto di ignorare la questione migrazione, concentrandosi a dare la colpa agli uomini. In un dibattito sul giornale tedesco Der Spiegel, Alice Schnauzer (definita “la gran dama del femminismo tedesco”) ha riconosciuto i problemi peculiari creati da questa ondata di immigrazione, mentre Anne Wizorek,he rappresenta la generazione più giovane di femministe tedesche, ha lamentato il fatto che la questione della violenza sessuale possa diventare uno strumento politico. “Il fatto che uomini con un background di immigrazione abbiano commesso violenze sessuali viene strumentalizzato per stigmatizzarli come gruppo”, dice. La violenza contro le donne non è una novità, scrive Carrie Lukas, ma chiunque si occupi di diritti delle donne dovrebbe riconoscere che qualcosa sta andando storto, soprattutto di fronte alle parole della sindaca di Colonia che dopo Capodanno ha suggerito alle donne di tenersi distanti dagli uomini negli spazi pubblici: un modo di dare la responsabilità della violenza alla vittima. Un modo che dovrebbe vedere le femministe mettersi sul piede di guerra. Anche la storia del falso stupro creata dall’adolescente russo-tedesca a Berlino da un lato rinforza la posizione femminista in tema di migrazione, ma dall’altra, prosegue la managing director, dà un duro colpo al presupposto che le donne vanno sempre credute perché non potrebbero mai mentire su una cosa così intimamente distruttiva come lo stupro. Una via d’uscita, dice Carrie Lukas, c’è: focalizzarsi nuovamente sul principio fondamentale della parità di diritti delle donne e del trattamento equo. Riconoscendo che l’Occidente, uomini inclusi, ha effettivamente percorso un lungo cammino nel proteggere le donne e la loro sicurezza fisica e consentendo loro partecipazione alla sfera pubblica. Un progresso che non può essere sacrificato in nome del multiculturalismo e che dovrebbe essere comunicato a chi in Europa arriva dopo essere fuggito dal Medio Oriente o dal Nord Africa.

Infine continuano anche questa settimana con il nostro appuntamento con le storie delle 35 donne che fanno parte dellalista dei “100 eroi dell’informazione” pubblicata da Reporter senza frontiere. Oggi è la volta di Milka Tadic Mijovic.  Fin da prima del crollo della Jugoslavia di Tito, Milka Tadic Mijovic è stata parte di uno dei progetti pionieri della democrazia nei Balcani, The Monitor, primo settimanale indipendente del Montenegro. I suoi articoli in difesa della pace e delle minoranze etniche e sulla lotta contro la corruzione hanno vinto riconoscimenti a livello internazionali e le hanno portato guai. È stata la prima giornalista licenziata per aver criticato le politiche aggressive di Milosevic. Dal 2006, quando il Montenegro è diventato indipendente, i suoi problemi sono aumentati e hanno incluso minacce fisiche, pressioni finanziarie e persecuzione giudiziaria. Ora direttrice del Monitor, ha un triste primato in comune con i quotidiani Vijesti e Dan: quello di aver pagato più di 300.000 euro di danni negli ultimi anni.

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Archiviato in Donne, Radio

Radio Bullets, #donnenelmondo del 9 ottobre 2015

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Il listino prezzi del mercato del sesso dell’Isis? Lo racconta Eve Ensler su The Nation. “L’Isis ne aveva bisogno per imporre un controllo dei prezzi, preoccupati com’erano di un calo del mercato. Le donne tra i 40 e i 50 anni costano 41 dollari, 62 dollari le trentenni e le 40enni, tra i 20 e i 30 anni valgono 82 dollari, mentre le bambine da uno a nove anni costano 165 dollari. Le donne con più di 50 non sono presenti nel listino: non hanno il valore di mercato. “Buttate via come si fa con i cartoni del latte”, scrive la Ensler. “Ma prima sono probabilmente state torturate, decapitate, violentate, poi gettate in una montagna di cadaveri in decomposizione”. E ancora: “Penso al corpo di una creatura di un anno in vendita e a cosa rappresenta per un soldato trentenne, guerrafondaio e depravato, portarlo a casa come con l’acquisto di un nuovo televisore. Cosa prova o cosa pensa quando scarta la carne di quella bambina e la violenta con il suo pene dalle dimensioni del suo stesso piccolo corpo?”. Un vero e proprio manuale della schiavitù, quello dell’Isis, racconta l’autrice de I monologhi della Vagina. Con un’ala del movimento organizzata come un ufficio della schiavitù sessuale. Qui il link dell’articolo.

A Città del Messico una manifestazione per fermare la violenza sulle donne. Ni una muerta mas: non una donna uccisa in più, gridano le manifestanti, vestite in abiti strappati e con sangue finto sul volto. Ridotte come un uomo riesce a ridurre una donna. La manifestazione, si legge su Fusion.net si inserisce nell’ambito di una diffusa lotta contro la violenza di genere nei quartieri operai che circondano Città del Messico. “Ogni giorno c’è una scomparsa, un femminicidio o uno stupro”, spiega Silvana Ornelas, attivista di 20 anni, che lavora con un’organizzazione chiamata Solidaridad por las Familias (Solidarietà alle famiglie ). Recentemente alcuni casi particolarmente morbosi hanno attirato l’attenzione dei tabloid di Città del Messico, ma i femminicidi sono molto più comuni di quanto la stampa riporti, scrive Nathaniel Parish Flannery. Quasi ogni giorno viene rinvenuto il corpo di una donna, gettato ai lati della strada o nei canali fuori città. Lo Stato del Messico è noto come il Paese più pericoloso per le donne. Il numero di donne uccise supera addirittura le cifre note per Ciudad Juarez, la città di confine un tempo nota come la capitale mondiale dei femminicidi.

Bangalore, sud dell’India. Un comitato di esperti sulla prevenzione della violenza sessuale contro donne e bambini ha chiesto una relazione sul caso di una 22enne che sarebbe stata stuprata da alcuni uomini ubriachi. “La polizia ha dichiarato che tre persone sono state arrestate”, ha spiegato ai giornalisti il presidente del Comitato. “Aspettiamo il rapporto del dipartimento di polizia prima di raccomandare un’azione rigorosa contro il colpevole”, ha detto.

Con l’aumento del numero di casi di stupro, femminicidi e altre forme di violenza di genere contro le donne nel distretto di Kailahun e nel resto della Sierra Leone, politici locali e nazionali hanno recentemente firmato degli impegni espliciti per fermare la violenza nella zona. Secondo l’Unità di sostegno alle famiglie, da gennaio si sono registrati un totale di 329 casi nel distretto di Kailahun, di cui 200 con gravidanze in età adolescenziale, 5 aggressioni con tentato stupro, 5 casi di violenza sessuale, 40 casi di penetrazione sessuale finiti in tribunale e 74 casi di percosse alla moglie di cui 35 a processo. Come si legge sul sito awoko.org, i numeri reali sarebbero diversi e molti casi non vengono portati in tribunale a causa della mancanza di testimoni, della latitanza dei colpevoli, ma anche dell’interferenza del capi tradizionali delle comunità, cui si aggiunge la mancanza di risorse per le vittime per avere accesso alla giustizia e le carenze dello stesso sistema giudiziario.

Su NewEurope un intervento di Snežana Samardžić-Marković, direttrice generale Democrazia e Affari politici del Consiglio d’Europa, fa il punto sul rapporto tra sistema giudiziario e donne in Europa. “Ogni giorno le donne si vedono chiudere in faccia le porte dei tribunali”, scrive la direttrice. A causa di una serie di ostacoli: tabù, pregiudizi, stereotipi, costumi, ignoranza. Persino le stesse leggi. “Le donne hanno maggiori probabilità di vivere in povertà, problema aggravato dalle misure di austerità in corso che le riguardano in modo sproporzionato. Hanno quindi meno probabilità di essere in grado di pagare le spese per un giudizio o anche i costi di viaggio. A una donna può essere negata l’assistenza legale perché l’ammissibilità è calcolata sulla base del reddito complessivo della famiglia, che può essere controllato dal suo compagno, ovvero proprio la persona contro cui sta magari denunciando. L’intera problematica è all’ordine del giorno delle attività del Consiglio d’Europa, che sta tentando di affrontarla con l’aiuto di esperti provenienti da tutto il continente. In tribunale, prosegue ancora Snežana Samardžić-Marković, viene spesso dato meno peso alla testimonianza delle donne, che invece si trovano ad affrontare stigma, molestie e rischi di ritorsioni. Non solo: può essere loro richiesto di presentare più alti standard di prova in casi di violenza sessuale o traffico di esseri umani. In Europa, meno del 14% degli stupri denunciati finisce con una condanna, e in alcuni Paesi questa percentuale scende addirittura al 5%. Le donne poi che si battono per cambiare lo status quo corrono maggiori pericoli – rispetto agli uomini – di essere vittima di aggressioni verbali e di minacce di morte.

L’Arcivescovo Paul-André Durocher di Gatineau, Quebec, ha detto che il Sinodo dovrebbe riflettere sulla possibilità di ordinare donne diacono per aprire loro un maggior numero di opportunità nella vita della Chiesa. Lo riporta il National Catholic Reporter. “Ove possibile, donne qualificate dovrebbero avere posizioni più elevate e potere decisionale all’interno delle strutture ecclesiastiche”, spiega l’arcivescovo a Catholic News Service, “insieme a nuove opportunità nel ministero”. Attualmente, la Chiesa cattolica permette solo l’ordinazione di uomini a diaconi. Il diacono è colui che può predicare, battezzare, celebrare un funerale o un matrimonio ma non la Messa, e non può neanche ricevere confessioni.

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