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Radio Bullets, #donnenelmondo del 27 gennaio 2015

egitto donneAscolta la puntata.

Un benvenuto a tutte e a tutti da Angela Gennaro con #donnenelmondo su Radio Bullets. Oggi è la giornata della memoria e vi raccontiamo subito la storia di Ravensbruck, il campo di concentramento femminile progettato da Hitler per eliminare le donne “non conformi”: prigioniere politiche, lesbiche, rom, prostitute, disabili e donne ritenute “inutili” dal regime. Ne parla “Vita” riprendendo un pezzo dell’Indipendent: dal maggio del 1939 al 30 aprile del 1945 sono passate da qui 130 mila donne di 20 nazioni diverse: 50mila sono morte. A scriverne è Sarah Helm, giornalista e autrice del libro “Ravensbrück: If this is a woman”: “Se questa è una donna”, evocando l’opera di Primo Levi “Se questo è un uomo”. Tante sono le ragioni per cui la storia di questo campo di concentramento non è mai balzata alle cronache. “Il campo era relativamente piccolo”, spiega Helm, “non rientrava nella narrativa dominante dell’olocausto, molti documenti poi sono stati distrutti, inoltre il lager è stato per anni nascosto dietro la cortina di ferro.” E poi c’è la riluttanza delle vittime a parlare. “Chi è riuscita a tornare a casa, spesso si vergognava per quello che aveva subito, come se fosse stata colpa sua. Parlando con diverse donne francesi mi è stato detto che l’unica domanda che veniva rivolta loro era se fossero state stuprate. Altre mi hanno raccontato che quando si decisero a parlare nessuno credette a quelle storie orribili”.

E passiamo alla 66esima Festa della Repubblica dell’India, con il presidente americano Barack Obama come ospite d’onore. In Pakistan si è colta l’occasione per portare sotto ai riflettori la questione dell’aumento dei casi di stupro in India, twittando con l’hashtag #RapePublicDay. Tweet ironici e amari – in India “lo stupro è lo sport nazionale”, si legge su Twitter – ma anche controversi giacché le violenze sono drammaticamente diffuse anche in Pakistan: secondo un report citato da First Post realizzato in base ad un sondaggio che ha coinvolto 1800 uomini pakistani, un terzo di loro pensa che violentare un bambino di strada non sia un crimine e che non sia neppure sbagliato. Lo stesso presidente Usa Barack Obama ha sollevato la questione dei diritti delle donne al termine della sua visita in India oggi. “Sappiamo per esperienza che le nazioni hanno più successo quando le loro donne hanno successo”, ha detto Obama.

In Australia Rosie Batty, una “madre coraggio”, è stata nominata “Australiana dell’anno”. Il figlio, l’undicenne Luke, è stato ucciso dal padre lo scorso anno e la battaglia di Rosie per parlare delle circostanze della sua morte ha riportato l’attenzione sulla violenza domestica. In Germania musulmani e moschee sono nel frattempo sempre più al centro di episodi di violenza islamofobica secondo la denuncia del presidente del Consiglio centrale dei musulmani tedeschi, Alman Mazyek, in un’intervista a Focus. Insulti ai musulmani e soprattutto alle donne che indossano il velo, e la violenza contro moschee e imam, si stanno trasformando in realtà quotidiana, racconta Mazyek.

In Egitto una corte d’appello ha condannato un medico a due anni e tre mesi di carcere per omicidio colposo per aver eseguito mutilazioni genitali che hanno portato alla morte di una ragazzina di 13 anni. Si tratta del primo caso che va a processo nel Paese. Il medico, Raslan Fadl, è stato inizialmente assolto nel 2013 per la morte di Sohair el-Batea, una bambina che viveva in un villaggio nella provincia di Dakahliya sul delta del Nilo. Al momento della sentenza il medico non era presente in aula e sembrerebbe aver fatto perdere le sue tracce. L’Egitto ha uno dei più alti tassi di mutilazione genitale femminile al mondo e la pratica è ancora molto diffusa nonostante sia stata resa illegale nel 2008. Il verdetto rappresenta “un precedente”, spiega all’Associated Press Phillipe Duamelle, rappresentante Unicef in Egitto, “e invia un segnale forte: le MGF, ancora colpiscono la vita di tante ragazze ogni anno, non sono più tollerate”. Un rapporto di Amnesty International denuncia che in Egitto la violenza contro le donne e le ragazze ha raggiunto un livello impressionante, sia tra le mura domestiche che in pubblico, comprese le aggressioni di gruppo e la tortura nei centri di detenzione. Recenti riforme di poco conto non hanno posto rimedio alle carenze legislative e un’impunità radicata continua ad alimentare una cultura di ordinaria violenza sessuale e di genere. “In ogni aspetto della loro vita, di fronte alle donne e alle ragazze egiziane si presenta, in onnipresente agguato, lo spettro della violenza fisica e sessuale”, spiega Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Tra le mura domestiche, molte sono sottoposte a vergognosi pestaggi, aggressioni e violenze da parte di mariti e parenti. In pubblico subiscono costanti molestie e aggressioni di gruppo, cui si aggiunge la violenza degli agenti statali”. Negli ultimi mesi, le autorità egiziane hanno annunciato alcune iniziative specifiche, come l’introduzione di una legge contro le molestie sessuali. Tuttavia, dice Amnesty, l’impegno assunto pubblicamente dal presidente Abdel Fattah al-Sisi di contrastare il fenomeno non si è ancora tradotto in una strategia coerente ed efficace. Le autorità continuano a non riconoscerne la dimensione e non assumono le misure necessarie per fermare concretamente la violenza contro le donne e la radicata discriminazione nei loro confronti.

In Italia nel frattempo un nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni registra un numero record di donne in arrivo dalla Nigeria: più di 1.200 donne nigeriane sono arrivate via mare nel nostro Paese nel 2014 a fronte delle 300 dell’anno precedente. “Le stime suggeriscono che ben l’80 per cento di questa donne sono destinate al mercato del sesso”, spiega ad Al Jazeera il portavoce dell’agenzia Flavio Di Giacomo. La Nigeria è uno dei peggiori otto paesi al mondo per traffico di esseri umani. Uno studio condotto dalla ONG italiana Be Free, che sostiene le vittime di tratta e di violenza di genere, ha rilevato che nel 2011 ci sono state 30.000 donne nigeriane costrette a prostituirsi. Molte non riescono a scappare a causa della pressione del debito contratto durante il loro viaggio per venire in Italia: debito che, secondo Francesca De Masi, co-autrice del rapporto di Be Free, può arrivare anche a 65mila euro. E per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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Violenza contro le donne: la Camera approva ratifica della Convenzione di Istanbul

Amnesty International Italia ha espresso soddisfazione per il voto con cui oggi la Camera dei deputati ha approvato la legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul).

La Convenzione, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è il primo strumento giuridicamente vincolante per gli stati in materia di violenza sulle donne e violenza domestica; contiene misure per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e i procedimenti penali per i colpevoli; definisce e criminalizza le diverse forme di violenza contro le donne tra cui il matrimonio forzato, le mutilazioni dei genitali femminili, lo stalking, le violenze fisiche e psicologiche e la violenza sessuale.

“Il voto della Camera dei Deputati è un primo passo avanti. Ci aspettiamo ora la rapida approvazione anche in Senato. Poi, perche’ la Convenzione di Istanbul sia davvero uno strumento giuridico efficace, le sue disposizioni dovranno essere prese sul serio e puntualmente attuate nel nostro ordinamento”, ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

Fermare il femminicidio e la violenza contro le donne è una delle 10 richieste contenute nell’Agenda in 10 punti per i diritti umani che Amnesty International ha presentato a tutti i candidati e leader di coalizione, nell’ambito della campagna ‘Ricordati che devi rispondere’, nel corso della recente campagna elettorale. Tale richiesta e’ stata sottoscritta da tutti i leader delle formazioni che compongono l’attuale governo e da 117 parlamentari.

Per rendere più efficace l’azione contro la violenza sulle donne, Amnesty International Italia ha deciso di aderire a “No more”, la coalizione nazionale contro la violenza maschile sulle donne e il femminicidio.

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Giornata mondiale libertà di stampa: giornalisti presi di mira nel conflitto siriano

Scores of journalists reporting on human rights abuses in Syria have been killed, arbitrarily arrested, detained, subjected to enforced disappearances and tortured over the last two years.© REUTERS/Shaam News Network/Handout via Amnesty

Scores of journalists reporting on human rights abuses in Syria have been killed, arbitrarily arrested, detained, subjected to enforced disappearances and tortured over the last two years.© REUTERS/Shaam News Network/Handout via Amnesty

Nel corso degli ultimi due anni in Siria, decine di giornalisti sono stati imprigionati ingiustamente, torturati, sottoposti a sparizioni forzate e uccisi dalle forze governative e dai gruppi armati d’opposizione, nel tentativo di impedir loro di occuparsi della situazione del paese, comprese le violazioni dei diritti umani.

In un rapporto reso pubblico in occasione della Giornata mondiale per la liberta’ di stampa, Amnesty International descrive decine di casi di giornalisti presi di mira dall’inizio della rivolta del 2011 e rende omaggio al ruolo determinante dei citizen journalist, molti dei quali rischiano la vita per informare il mondo su cosa accade in Siria e, come i loro colleghi professionisti, vanno incontro a rappresaglie.

I giornalisti non sono gli unici obiettivi civili, ma finora 36 di loro sono stati uccisi in quelli che sono apparsi attacchi mirati. Continua a leggere

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