Radio Bullets, #donnenelmondo del 4 marzo 2016

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Dal Pakistan al Giappone, da Bristol alla Siria. Passando per tutto quello che i media non scrivono di Maya Angelou. Ascoltare per credere.

Ascolta la puntata.

A Girl in the River: the price of forgiveness di Sharmeen Obaid-Chinoy vince l’Oscar 2016 per il miglior documentario. “Ogni anno”, si legge sul sito degli Oscar, “più di 1.000 ragazze e donne sono vittima di delitti d’onore a sfondo religioso in Pakistan, soprattutto nelle zone rurali. La diciottenne Saba è una ragazza che si innamora e scappa di casa e che per questo viene presa di mira dal padre e dallo zio. Saba è sopravvissuta e ha raccontato la sua storia, mentre i suoi aggressori sono stati liberati. Per Sharmeen Obaid-Chinoy si tratta della seconda nomination all’Oscar.

Giappone. Quasi un terzo delle donne lavoratrici dichiara di aver subito molestie sessuali sul posto di lavoro: contatti fisici indesiderati, ad esempio, o commenti degradanti. È quanto emerge da uno studio realizzato dal governo giapponese: il primo del suo genere, secondo quanto riporta l’Associated Press. Il 29% delle intervistate ha dichiarato di aver subito molestie sessuali. La classifica delle molestie vede al primo posto – nel 54% dei casi – il fatto che, nel 54% dei casi la conversazione verta su aspetto o età della donna. Al secondo posto, nel 40% dei casi, ci sono i contatti fisici indesiderati e al terzo – 38% – le domande a sfondo sessuale. Seguono inviti a pranzo o ad uscire nel 27% delle risposte. Nella classifica del World Economic Forum sul gender gap, il divario di genere, il Giappone si assesta al 101esimo posto sul totale di 145 Paesi. Anche se, si legge ancora su AP, il primo ministro Shinzo Abe ha fatto dell’incoraggiamento alle donne a lavorare e fare carriera uno dei pilastri della sua politica, il progresso è stato graduale. Le donne occupano oggi circa l’8 per cento delle posizioni di leadership in imprese con più di 100 dipendenti. Nello studio governativo non vengono enunciate eventuali misure specifiche per ribaltare la situazione. In molte aziende giapponesi, le donne sono collocate su percorsi professionali diversi da quelli degli uomini. Spesso hanno un lavoro part time, anche perché la maggior parte degli uomini giapponesi raramente dà una mano nei lavori domestici. Il fenomeno per cui le donne escono dal mercato del lavoro per avere figli, per poi rientrarvi in un secondo momento, è ancora molto diffuso in Giappone. Lo studio ha rilevato anche il fenomeno delle “molestie da maternità”, ovvero la bullizzazione delle donne cui viene intimato, più o meno esplicitamente, di lasciare il lavoro quando restano incinta.

Molte testate l’hanno riportata come notizia succulenta: la decisione di una società di Bristol di introdurre la “period-policy” per le sue lavoratrici, basata sull’idea che tenere conto del ciclo mestruale mensile delle dipendenti possa essere positivo anche “per gli affari”. Coexist è un’impresa sociale, ma in realtà non ha una policy-mestruazioni come scritto da molti esimi colleghi – lo smentisce infatti sulla pagina Facebook: quello che sta portando avanti è una discussione sulla flessibilità sul posto di lavoro a supporto dei cicli naturali della vita di donne e uomini. Proprio su questo sarà incentrato l’evento del 15 marzo organizzato dall’azienda con Alexandra Pope, autrice del libro Mestruazioni che vive a Sydney, in Australia, dove lavora come psicoterapeuta. Nel corso dell’evento – si legge sul sito – Alexandra presenterà un’immagine radicalmente nuova del ciclo mestruale, descritto come una risorsa per l’intera organizzazione. Si parlerà di come imparare a massimizzare il benessere di tutti – TUTTI, maiuscolo – i dipendenti, favorendo un approccio positivo al ciclo mestruale e di come implementare l’efficienza sul posto di lavoro utilizzando i cicli naturali di uomini e donne. Si analizzerà l’opportunità di sperimentare – questo sì – una “policy-mestruazioni” in azienda e nell’organizzazione della vita quotidiana. La consapevolezza del ciclo insomma, e naturalmente la non vergogna, sono strumenti di consapevolezza per le donne ma anche per la società tutta.

E continuiamo anche questa settimana con il nostro appuntamento con le storie delle 35 donne che fanno parte dellalista dei “100 eroi dell’informazione” pubblicata da Reporter senza frontiere. Oggi è la volta di Razan Zaitouneh. Scrittrice e avvocata per i diritti umani, ha fondato il Centro di Documentazione delle violazioni in Siria nel 2011, Razan Zaitouneh è stato rapita il 9 dicembre 2013 insieme al marito e due colleghi del Centro nei sobborghi di Damasco, dove si erano nascosti per sfuggire alle forze governative. Non si sa con certezza chi li abbia rapiti, ma alcune fonti hanno dichiarato che si è trattato di membri del gruppo salafita Jaysh al-Islam. Premiata con numerosi riconoscimenti tra cui il premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2011 e l’International Women of Courage Award nel 2013, Zaitouneh sapeva di essere minacciata. In un video messaggio registrato cinque giorni prima della sua scomparsa, ha detto: “Saluto le migliaia di uomini e donne che lavorano in silenzio alle fondamenta per realizzare il loro sogno di libertà e di giustizia”.

Su Upworthy la storia di Maya Angelou, poetessa, attrice e ballerina morta il 28 maggio del 2014 a 86 anni. Nata Marguerite Ann Johnson, ha pubblicato, in mezzo secolo, un’autobiografia divisa in sette parti, tre libri di saggistica e numerose raccolte di poesia, oltre a libri per bambini, drammi teatrali, sceneggiature e programmi televisivi. In un’intervista del 2009 con Maya Angelou, Gary Younge scriveva sul Guardian: “Per conoscere la storia della vita di Maya è necessario chiedersi cosa si è fatto con la propria, di vita, ed essere felici del fatto di non essere dovuti passare attraverso la metà delle cose che ha passato lei. Prima dei 40 è stata ballerina professionista, prostituta, docente, attivista, cantante, e redattrice. Ha vissuto in Ghana e in Egitto, è stata in giro per l’Europa con un corpo di ballo e si è stabilita praticamente in quasi tutte le regioni degli Stati Uniti “. Ecco nove cose che raccontano di questa poetessa ma di cui i media non si sono occupati. Aspetti che raccontan, si legge su Upworthy, che meravigliosa essere umana Maya sia stata. 1. È stata la prima donna nera autista di una macchina a San Francisco. Aveva 14 anni. 2. Ha realizzato un documentario in 10 parti sull’influenza della cultura Afro-Americana nel panorama americano. Lo ha fatto all’epoca della morte di Martin Luther King Jr., assassinato il giorno del suo 40esimo compleanno, il 4 aprile 1968. Il tutto senza alcuna formazione formale come filmmaker. 3. Si è sempre lanciata in feste epiche. Anche a 80 anni. 4. Quando viveva in Egitto era una delle due uniche persone afroamericane a lavorare per una testata in Medio Oriente. L’altro era David Du Bois, figliastro dell’attivista e storico W.E.B. Du Bois, che ha lottato duramente per convincere The Arab Observer ad assumere Angelou. Ci riuscì e lei divenne divenne l’unica donna nella redazione del magazine. 5. Sapeva decisamente cosa fosse importante nella vita. Maya Angelou fece in modo di tenere separate vita personale e professionale. Scrivere era per lei molto importante, ma era soprattutto fondamentalmente un lavoro, e lei faceva in modo di non farlo a casa. 6. Parlava cinque lingue oltre all’inglese: francese, spagnolo, ebraico, italiano e fanti, una lingua del Ghana. 7. Sapeva quello che voleva. Quando accettava un’intervista, forniva l’intervistatore di una lista incredibilmente semplice di regole. Come ad esempio: un dialogo che è un incontro. “Angelou spesso fa una pausa prima di parlare o quando completa il suo pensiero. Si prega di trattenere il proprio pensiero fino a quando lei ha finito di parlare”. Temperatura ambiente: “Maya Angelou richiede ambienti caldi. È possibile togliere la giacca o allentare la cravatta se si trova la stanza troppo calda”. 8. Dopo essere stata abusata sessualmente da bambina, Maya ha smesso di parlare per sei anni. Non c’è niente di bello in questo, ovviamente, scrive Upworthy. Ma meraviglioso fu il modo in cui Maya ha mantenuto la sua mente acuta e sveglia: memorizzando le poesie di Edgar Allen Poe. 9. Infine, la sua musica è fantastica. Ascoltare per credere: questa è “Run Joe”.

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