Radio Bullets, #donnenelmondo del 21 ottobre 2015

child brides

Ascolta la puntata.

Diverse organizzazioni e rappresentanti del mondo accademico di primo piano nel Regno Unito hanno scritto al primo ministro indiano Narendra Modi, in vista della sua visita in Inghilterra, a novembre, esprimendo preoccupazione per il suo “silenzio” sull’escalation di violenza di genere in India. I firmatari si dicono particolarmente preoccupati per il rapporto del primo ministro con l’RSS, descritto come una “organizzazione paramilitare sul modello del partito fascista italiano e di quello nazista tedesco, noti per la loro violenta misoginia”. Il Rashtriya Swayamsevak Sangh, Organizzazione Nazionale Patriottica, è una formazione nazionalista Hindu. L’Rss, si legge su The Economic Times è sotto osservazione da parte della British Charity Commission per incitamento all’odio contro cristiani e musulmani. “Questo tipo di organizzazioni sono anche responsabili della feroce opera di moralizzazione che ha portato ad attacchi omicidi nei confronti di coppie che sono andate oltre le frontiere religiose e di casta”, si legge ancora nella lettera. “Il suo silenzio, Primo Ministro, dà loro un messaggio di approvazione”. Nel testo si ricordano anche le violenze contro le donne nel corso del massacro del 2002 del Gujarat: una ferita ancora aperta nella storia indiana. Il 27 febbraio 2002 – si legge su AsiaNews a Godhra (Gujarat), un gruppo di fedeli indù, che viaggiavano in treno, è stato assaltato da un gruppo di musulmani. L’attacco ha fatto 59 morti e ha scatenato la violenza dei fondamentalisti indù. Nel mese successivo almeno 2 mila musulmani sono stati massacrati in diverse città del Gujarat.

Mai più spose bambine. È partita la campagna di Amnesty International Italia – di cui quest’anno ricorre il 40° anniversario – campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi tramite SMS solidale al 45594 contro i matrimoni precoci e forzati. Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), 13.5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro: 37 mila bambine ogni giorno alle quali, di fatto, viene negata l’infanzia, spiega Amnesty. “Molte di loro rimangono incinta immediatamente o poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine”. E ancora: “Per le ragazze di età inferiore ai 18 anni, in Yemen è molto comune essere sposate; sono stati registrati addirittura casi che coinvolgono bambine di 8 anni. Donne e ragazze rifugiate siriane in Giordania tendono a essere date in sposa prima dei 18 anni secondo una pratica diffusa soprattutto nelle aree rurali della Siria. In base al codice civile iraniano, l’età legale per il matrimonio per le ragazze è di 13 anni, ma possono essere date in sposa anche a un’età inferiore a una persona scelta dal padre o dal nonno paterno, se esiste il permesso di un tribunale. In Burkina Faso, il matrimonio forzato è un fenomeno estremamente diffuso, soprattutto nelle zone rurali. Nell’area del Maghreb si inserisce nel contesto di quadri legislativi lacunosi che non tutelano adeguatamente le donne dalla violenza. Il Marocco ha abolito la norma che prevedeva l’impunità in cambio del “matrimonio riparatore” in caso di stupro di una minorenne, ma è privo di un quadro legislativo organico sulla violenza contro donne e ragazze. Negli ultimi anni in Algeria le autorità hanno varato alcuni provvedimenti volti a migliorare i diritti delle donne, tuttavia è rimasta in vigore la norma abrogata in Marocco, in base alla quale gli uomini che stuprano ragazze di età inferiore ai 18 anni non sono perseguibili penalmente se sposano la loro vittima. Il fenomeno dei matrimoni precoci è diffuso in Asia meridionale, dove il 46 per cento delle ragazze viene dato in sposa prima di aver compiuto 18 anni. Secondo i dati dell’Unicef, il Bangladesh è il paese al mondo con il più alto tasso di matrimoni di bambine al di sotto dei 15 anni. In Afghanistan, uno studio condotto dal ministero degli Affari femminili nel 2004 ha rilevato che il 57 per cento delle donne intervistate era stato dato in sposa prima dei 16 anni, alcune anche a soli 9 anni.

Due bambine, rispettivamente di due anni e mezzo e di cinque anni, sono stati rapiti e poi ritrovati con ferite devastanti sui loro corpi a New Dehli. Lo riporta Catholic News. La più piccola è stata rapita da due uomini nel corso di una ricorrenza religiosa. I due l’hanno prima violentata, poi scaricata per strada nei pressi di casa. La bambina di cinque anni, invece, è stata attirata fuori casa da tre uomini che l’hanno poi violentata. Tutti e tre.
Un centinaio di persone si sono radunate vicino all’abitazione della bimba più piccola, indignate e impaurite, accusando duramente la polizia di incapacità nella gestione di questo caso e dei colpevoli. “Non stanno facendo nulla per arrestare gli stupratori”, racconta un parente all’AFP. “Non ci sentiamo al sicuro in questa città e ci sarà un giorno in cui si smetterà di mettere al mondo bambine per la paura che vengano violentate”. Nel 2014, l’India ha registrato 36.735 casi di stupro, 2.096 dei quali a Delhi. “La maggior parte di questi incidenti sono stati segnalati nelle zone a basso reddito come baraccopoli e nelle aree densamente popolate, dove per lo più vivono immigrati. Questi uomini vivono in spazi stipati senza alcun controllo sociale o familiare e in genere senza alcuna paura della legge”, spiega Ranjana Kumari, a capo del Centro di Ricerca Sociale di Delhi. “Delhi non è un posto sicuro e protetto per le donne. E la situazione si sta deteriorando”. Secondo il capo della polizia di Delhi ovest, Pushpendra Kumar, è in corso una caccia all’uomo nei confronti dei sospetti coinvolti nel rapimento e nello stupro della bimba di due anni e mezzo, mentre gli aguzzini della bambina di cinque anni sarebbero stati arrestati. I due attacchi sono avvenuti ad appena otto giorni di distanza da un altro che ha coinvolto una bambina di quattro anni, violentata e tagliata con una lama. Ne abbiamo parlato la scorsa settimana qui a DonneNelMondo.

Yanar Mohammed, sostenitrice dei diritti delle donne in Iraq, è nota per i rifugi sotterranei ferroviari per le le donne in fuga dall’ISIS. I suoi rifugi, in particolare a Kerbala, offrono uno spazio sicuro per le sopravvissute, mentre nel resto del Paese i militanti ISIS prendono di mira soprattutto le donne che non hanno in famiglia componenti maschi. Dopo un anno di lotta per mantenere quei rifugi aperti e al sicuro da polizia e funzionari del governo, che li trattano come illegali, l’attivista sta ora facendo pressione sulla comunità internazionale e alle Nazioni Unite per avviare finalmente un’azione contro le violenze che le donne devono affrontare nel suo paese. La richiesta di Mohammed – si legge su Women’s eNews  giunge in un momento critico. L’ONU in questi giorni ha una serie di eventi per commemorare il 15 ° anniversario della sua risoluzione 1325 sulla parità di partecipazione delle donne ai negoziati di pace. Mohammed ora sta mettendo in discussione come la risoluzione venga rispettata in Iraq.

E passiamo in Australia. Un vero e proprio codice del silenzio tra giocatori sulla violenza contro le donne sarebbe in vigore nell’Australian Football League. È quanto emerge da uno studio de La Trobe University di Melbourne. Secondo il racconto di molti giocatori registrato dai ricercatori, gli uomini che si ubriacano e infastidiscono le donne in pubblico o quelli che tradiscono le mogli in trasferta vengono generalmente protetti dai compagni di squadra, si legge sull’Herald Sun. La metà dei 366 giocatori intervistati ritiene che “ciò che accade nelle trasferte di fine stagione dovrebbe rimanere confinato a quei viaggi”. E uno su cinque ha rivelato che si sentirebbe a disagio nel dire ad un gruppo di uomini di non parlare in maniera irrispettosa delle donne. Due terzi di loro ammette che direbbe a compagni che si comportano male nei confronti di una donna di fermarsi. Ma secondo la ricerca, un numero sostanzioso di uomini – soprattutto tra i giovani – resta riluttante a farlo. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con l’AFL al fine di realizzare programmi di formazione e sensibilizzazione per giocatori e club.

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