Radio Bullets, #donnenelmondo del 9 ottobre 2015

Ascolta la puntata.

Il listino prezzi del mercato del sesso dell’Isis? Lo racconta Eve Ensler su The Nation. “L’Isis ne aveva bisogno per imporre un controllo dei prezzi, preoccupati com’erano di un calo del mercato. Le donne tra i 40 e i 50 anni costano 41 dollari, 62 dollari le trentenni e le 40enni, tra i 20 e i 30 anni valgono 82 dollari, mentre le bambine da uno a nove anni costano 165 dollari. Le donne con più di 50 non sono presenti nel listino: non hanno il valore di mercato. “Buttate via come si fa con i cartoni del latte”, scrive la Ensler. “Ma prima sono probabilmente state torturate, decapitate, violentate, poi gettate in una montagna di cadaveri in decomposizione”. E ancora: “Penso al corpo di una creatura di un anno in vendita e a cosa rappresenta per un soldato trentenne, guerrafondaio e depravato, portarlo a casa come con l’acquisto di un nuovo televisore. Cosa prova o cosa pensa quando scarta la carne di quella bambina e la violenta con il suo pene dalle dimensioni del suo stesso piccolo corpo?”. Un vero e proprio manuale della schiavitù, quello dell’Isis, racconta l’autrice de I monologhi della Vagina. Con un’ala del movimento organizzata come un ufficio della schiavitù sessuale. Qui il link dell’articolo.

A Città del Messico una manifestazione per fermare la violenza sulle donne. Ni una muerta mas: non una donna uccisa in più, gridano le manifestanti, vestite in abiti strappati e con sangue finto sul volto. Ridotte come un uomo riesce a ridurre una donna. La manifestazione, si legge su Fusion.net si inserisce nell’ambito di una diffusa lotta contro la violenza di genere nei quartieri operai che circondano Città del Messico. “Ogni giorno c’è una scomparsa, un femminicidio o uno stupro”, spiega Silvana Ornelas, attivista di 20 anni, che lavora con un’organizzazione chiamata Solidaridad por las Familias (Solidarietà alle famiglie ). Recentemente alcuni casi particolarmente morbosi hanno attirato l’attenzione dei tabloid di Città del Messico, ma i femminicidi sono molto più comuni di quanto la stampa riporti, scrive Nathaniel Parish Flannery. Quasi ogni giorno viene rinvenuto il corpo di una donna, gettato ai lati della strada o nei canali fuori città. Lo Stato del Messico è noto come il Paese più pericoloso per le donne. Il numero di donne uccise supera addirittura le cifre note per Ciudad Juarez, la città di confine un tempo nota come la capitale mondiale dei femminicidi.

Bangalore, sud dell’India. Un comitato di esperti sulla prevenzione della violenza sessuale contro donne e bambini ha chiesto una relazione sul caso di una 22enne che sarebbe stata stuprata da alcuni uomini ubriachi. “La polizia ha dichiarato che tre persone sono state arrestate”, ha spiegato ai giornalisti il presidente del Comitato. “Aspettiamo il rapporto del dipartimento di polizia prima di raccomandare un’azione rigorosa contro il colpevole”, ha detto.

Con l’aumento del numero di casi di stupro, femminicidi e altre forme di violenza di genere contro le donne nel distretto di Kailahun e nel resto della Sierra Leone, politici locali e nazionali hanno recentemente firmato degli impegni espliciti per fermare la violenza nella zona. Secondo l’Unità di sostegno alle famiglie, da gennaio si sono registrati un totale di 329 casi nel distretto di Kailahun, di cui 200 con gravidanze in età adolescenziale, 5 aggressioni con tentato stupro, 5 casi di violenza sessuale, 40 casi di penetrazione sessuale finiti in tribunale e 74 casi di percosse alla moglie di cui 35 a processo. Come si legge sul sito awoko.org, i numeri reali sarebbero diversi e molti casi non vengono portati in tribunale a causa della mancanza di testimoni, della latitanza dei colpevoli, ma anche dell’interferenza del capi tradizionali delle comunità, cui si aggiunge la mancanza di risorse per le vittime per avere accesso alla giustizia e le carenze dello stesso sistema giudiziario.

Su NewEurope un intervento di Snežana Samardžić-Marković, direttrice generale Democrazia e Affari politici del Consiglio d’Europa, fa il punto sul rapporto tra sistema giudiziario e donne in Europa. “Ogni giorno le donne si vedono chiudere in faccia le porte dei tribunali”, scrive la direttrice. A causa di una serie di ostacoli: tabù, pregiudizi, stereotipi, costumi, ignoranza. Persino le stesse leggi. “Le donne hanno maggiori probabilità di vivere in povertà, problema aggravato dalle misure di austerità in corso che le riguardano in modo sproporzionato. Hanno quindi meno probabilità di essere in grado di pagare le spese per un giudizio o anche i costi di viaggio. A una donna può essere negata l’assistenza legale perché l’ammissibilità è calcolata sulla base del reddito complessivo della famiglia, che può essere controllato dal suo compagno, ovvero proprio la persona contro cui sta magari denunciando. L’intera problematica è all’ordine del giorno delle attività del Consiglio d’Europa, che sta tentando di affrontarla con l’aiuto di esperti provenienti da tutto il continente. In tribunale, prosegue ancora Snežana Samardžić-Marković, viene spesso dato meno peso alla testimonianza delle donne, che invece si trovano ad affrontare stigma, molestie e rischi di ritorsioni. Non solo: può essere loro richiesto di presentare più alti standard di prova in casi di violenza sessuale o traffico di esseri umani. In Europa, meno del 14% degli stupri denunciati finisce con una condanna, e in alcuni Paesi questa percentuale scende addirittura al 5%. Le donne poi che si battono per cambiare lo status quo corrono maggiori pericoli – rispetto agli uomini – di essere vittima di aggressioni verbali e di minacce di morte.

L’Arcivescovo Paul-André Durocher di Gatineau, Quebec, ha detto che il Sinodo dovrebbe riflettere sulla possibilità di ordinare donne diacono per aprire loro un maggior numero di opportunità nella vita della Chiesa. Lo riporta il National Catholic Reporter. “Ove possibile, donne qualificate dovrebbero avere posizioni più elevate e potere decisionale all’interno delle strutture ecclesiastiche”, spiega l’arcivescovo a Catholic News Service, “insieme a nuove opportunità nel ministero”. Attualmente, la Chiesa cattolica permette solo l’ordinazione di uomini a diaconi. Il diacono è colui che può predicare, battezzare, celebrare un funerale o un matrimonio ma non la Messa, e non può neanche ricevere confessioni.

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