Radio Bullets, #donnenelmondo del 15 luglio 2015

Laura-Bates1

Ascolta la puntata.

Andiamo subito in Pakistan, a Lahore, dove prosegue il dibattito sul Punjab Protection of Women Against Violence Bill. Lo scrive The Express Tribune. I punti su cui si sta lavorando sono diversi: tra questi l’obbligo, per chi viene accusato di violenza contro una donna, di indossare un braccialetto con localizzatore GPS. Una proposta che ha sollevato molte critiche e che ha portato alcuni a dire che non tiene conto del fatto che in realta’ potrebbe costituire un pericolo per le vittime stesse. Nelle sue raccomandazioni inviate al Dipartimento legale, la commissione di revisione ha suggerito che l’obbligo di indossare questi braccialetti venga limitato solo ai casi di abusi odiosi. Una definizione che spetterebbe ai tribunali. “Troppo spesso gli abusatori vivono sotto allo stesso tetto delle loro vittime”, spiega la deputata Azma Bokhari. “Questi uomini potrebbero considerare il braccialetto come uno stigma e costituire una minaccia ancora piu’ grande per queste donne”. Altre raccomandazioni sul disegno di legge riguardano alcune definizioni contenute come “donna” e “abusi”. Nel primo caso c’e’ il rischio di lasciare fuori dall’applicazione della futura legge le ragazze e le minori, e nel secondo caso di introdurre la parola ‘abuso’ e non solo ‘violenza’ per comprendere anche i casi di disagio economico e psicologico causato alle vittime.

Passiamo alle Fiji, dove il Women’s Crisis Centre mette nero su bianco la necessita’ di promuovere l’uguaglianza di genere a tutti i livelli. La coordinatrice Shamima Ali spiega che le cause alla radice della violenza sessuale e domestica risiedono proprio nella cultura del silenzio su questi temi, di cui la disuguaglianza di genere e’ il principale motore. Devono quindi essere fatti sforzi concreti nel’educazione delle donne e nel loro coinvolgimento nei processi decisionali grazie alla creazione di spazi in cui le donne possano finalmente poter parlare senza paura.

Nel sud della Turchia, nel comune di Adana, nel tentativo di fermare la violenza contro le donne e I casi di molestie sessuali, I veicoli del trasporto pubblico avranno da ora in avanti dei pulsanti anti-panico d’emergenza. E I conducenti verranno sottoposti a test antidroga e a valutazioni psicologiche e di istruzione senza I quali non potranno lavorare. Ne scrive l’Hurriyet Daily News. E’ un primo, piccolissimo effetto del brutale femminicidio della ventenne Özgecan Aslan lo scorso febbraio e delle molestie sessuali subite da una diciassettenne su un minibus diretto all’ospedale di Adana.

Sull’Huffington Post si parla di come la tecnologia sta aiutando le donne a combattere la violenza e a provare ad avere strumenti per sentirsi piu’ sicure, con un guest post di Hera Hussain, fondatrice e CEO di CHAYN, un progetto open source britannico di piattaforme e strumenti – hackathon (ovvero quegli eventi cui partecipano esperti di diversi settori dell’informatica) inclusi – per favorire l’empowerment delle donne. Gia’ perche’ le donne, nelle aree urbane, hanno il doppio di probabilita’ degli uomini di sperimentare episodi di violenza. I progetti piu’ di tendenza in questo momento, scrive Hera, sono quelli che permettono di realizzare report e mappe dei casi di sessismo e dei crimini correlati attraverso campagne di partecipazione e sensibilizzazione degli utenti. Applicazioni di sicurezza personale come Circle of 6 sono stati replicati in diversi mercati per aiutare le donne a mandare un segnale di SOS ad amici, familiari e servizi di emergenza. Progetti come Everyday Sexism, HarassMap e HollaBack hanno elementi di comunicazione e di storytelling. In molti casi, i dati segnalati tramite queste tecnologie hanno portato le forze dell’ordine locali a cambiare le loro abitudini e allocare risorse per creare un ambiente più sicuro per le donne. Grazie alla tecnologia, a Twitter e agli altri social media finalmente le storie femminili arrivano all’attenzione di un pubblico piu’ vasto e le campagne riescono ad attirare l’attenzione anche dell’informazione mainstream. Le donne poi stanno imparando a usare la tecnologia al di la’ del basilare, e sono sempre piu’ le sviluppatrici che in tutto il mondo diventano protagoniste in un mercato del lavoro fino ad oggi prettamente maschile.

Un tribunale marocchino ha assolto due donne, due parrucchiere di 23 e 29 anni, dall’accusa di “atti osceni” per aver indossato abiti in pubblico. Lo riporta il Telegraph. “Questa è una vittoria non solo per queste due donne, ma per tutti i membri della società civile che hanno mobilitato”, dice l’avvocato difensore Houcine Bekkar Sbai. Fouzia Assouli, a capo dell’organizzazione per i diritti delle donne LDDF, ha confermato le assoluzioni pronunciate da un tribunale nella città meridionale di Agadir. “Questa assoluzione è positivo e dimostra che indossare questo tipo di abbigliamento [un abito] non è un crimine”, ha detto la signora Assouli alla France Press. Le donne erano state arrestate lo scorso 16 giugno: mentre camminavano al mercato di Inezgane, un sobborgo di Agadir, erano state accusate di indossare abiti “immorali” dai commercianti, che le avevano circondate e infastidite.

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