Radio Bullets, #donnenelmondo del 22 aprile 2015

RedHeelsBenvenuti a tutte le ascoltatrici e a tutti gli ascoltatori di Radio Bullets ad una nuova puntata di #donnenelmondo. Io sono Angela Gennaro e insieme cercheremo anche questa settimana di allargare il nostro sguardo alle notizie sulla condizione femminile a livello internazionale.

Ascolta la puntata.

Cominciamo con il raccontarvi di due campagne contro la violenza sulle donne. La prima, “End violence against women” dell’artista cubano Erik Ravelo, è balzata recentemente agli onori delle cronache perché oscurata da Facebook per violazione delle “linee guida sulla pubblicità del social network”. Si tratta della fotografia di una donna nuda, o meglio del suo pube coperto dalle mani evocativamente bucate al centro, ferite come da un proiettile. “Su Facebook si trova di tutto: ho visto promuovere post di società di armi, alcolici, intimo per donne mostrate come due chiappe e punto” è lo sfogo dell’artista. “C’è gente che fa sesso, chi spara agli animali, per non parlare delle pagine razziste o ancor peggio naziste“. Erik Ravelo è lo stesso artista che nel 2011 è finito al centro delle polemiche per la campagna Benetton “Unhate” in cui venivano ritratte coppie che si baciavano sulla bocca: coppie formate da Benedetto XVI e l’immam del Cairo, Barack Obama e il leader cinese Hu Jintao, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

E passiamo ad un’altra campagna, questa volta non oscurata. Si chiama #BriefMessage ed è stata lanciata dall’artista e attivista italiano Alexsandro Palombo, che ha chiesto alle donne di diventare protagoniste della sua nuova performance artistica scrivendo un messaggio contro la violenza di genere sui propri slip. Tante le risposte, con moltissime donne – ma anche, come sempre più spesso accade, molti uomini – che hanno raccolto la sfida e partecipato inviando il proprio scatto di denuncia.

Spostiamoci in Australia e Nuova Zelanda, dove una società di noleggio camper, la Campers Wicked, da tempo fa discutere per gli slogan spesso politicamente scorretti, spesso accusati di sessismo, presenti sui suoi van. “Non voglio spiegare a mia figlia cosa quei disegni vogliano dire”, dice Liz Upham, una delle attiviste in prima fila contro i messaggi veicolati dall’azienda.
“Alcuni dicono che si tratta solo di slogan divertenti. Ma quando si parla di messaggi che suggeriscono stupri e rapimenti di donne per me in realtà si stanno solo promuovendo stupri e violenza contro le donne”.

Passiamo in Arizona, dove i cadetti dei Naval Reserve Officers Training Corps hanno avuto modo di scoprire cosa vuol dire vestire i panni di una donna, partecipando ad una manifestazione della campagna contro la violenza di genere “Walk a Mile in Her Shoes” e indossando scarpe rosse dai tacchi altissimi. Come riporta il Washington Times, lo scorso anno la partecipazione all’iniziativa era volontaria, mentre quest’anno è stata resa obbligatoria.

In Palestina, come scrive su Your Middle East Ebru Buyukoglu, i movimenti femministi arabi avrebbero fallito nel raggiungimento dei diritti per le donne. Due anni fa, proprio di questi tempi, Mona Mahajna, 30 anni, madre di tre figli, è stato trovata ucciso nel suo appartamento in Umm al-Fahm. Dopo il divorzio aveva preso la decisione coraggiosa di iniziare una nuova vita. Il che, scrive Buyukoglu, suona ammirevole, ma in una società patriarcale dove le donne divorziate sono spesso disumanizzate e ridicolizzate, Mona pagato la libertà con il prezzo più alto: quello della sua vita. D’altro canto i report parlano chiaro, a cominciare da quello non più recentissimo del 2012 del Palestinian Central Bureau of Statistics che evidenzia come il 37 per cento delle donne sposate nei territori occupati sia stata sottoposta ad una qualche forma di violenza domestica da parte dei mariti. Non solo: nel 2013 i “delitti d’onore” in Cisgiordania e Gaza sono raddoppiati.

Chiudiamo con il Messico, dove l’Italia pare essere tristemente famosa. Parliamo del Denim Day, una marcia cui i messicani tutti sono invitati a partecipare indossando dei jeans per dare un segnale contro la violenza sulle donne. Perché proprio i jeans? La scelta intende ricordare la sentenza del 6 novembre 1998 con cui la Cassazione ha annullato la condanna a due anni e dieci mesi decisa dalla corte d’Appello di Potenza contro Carmine C., 45 anni, istruttore di guida, portato in tribunale da una ragazza di 18 anni, Rosa.

E anche per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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