Radio Bullets, #donnenelmondo del 9 aprile 2015

APphoto_Nigeria Kidnapped Girls

Salve a tutti e benvenute e benvenuti anche questa settimana a #donnenelmondo su RadioBullets.

Ascolta la puntata.

Cominciamo subito con la denuncia di Amnesty International che, in un rapporto diffuso in questi giorni, accusa il governo afgano di aver abbandonato le donne che difendono i diritti umani, nonostante gli importanti risultati che cercano di raggiungere a fronte di una crescente violenza, fatta di minacce, aggressioni sessuali e omicidi. Dal report, intitolato “Le loro vite in gioco”, emerge come importanti sostenitrici dei diritti delle bambine e delle donne (dottoresse, insegnanti, avvocate, poliziotte e giornaliste) siano state prese di mira non solo dai talebani ma anche dai signori della Guerra, spiega Amnesty, e da rappresentanti del governo. Le leggi che dovrebbero proteggerle sono mal applicate o non lo sono affatto, mentre la comunità internazionale sta facendo troppo poco. Tanti sono i casi, presenti nel rapporto, di donne che, per aver difeso i diritti umani, hanno subito attacchi mentre erano alla guida delle loro automobili o si trovavano in casa e sono state vittime di omicidi mirati. Molte, nonostante i continui attacchi, continuano a portare avanti il loro lavoro, nella piena consapevolezza che non sarà fatto nulla contro i responsabili degli attacchi. “È vergognoso che le autorità afgane le abbiano abbandonate a loro stesse, in una situazione come quella attuale, più pericolosa che mai”, spiega da Kabul Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

E passiamo alla Nigeria. Sequestrate, obbligate a convertirsi all’Islam, costrette al matrimonio e poi sgozzate. Sarebbe questo, scrive l’Ansa, il tragico epilogo per le circa 200 liceali nigeriane rapite nell’aprile dello scorso anno dai miliziani Boko Haram nel nord della Nigeria. In un’intervista pubblicata dal quotidiano nigeriano This Day, il direttore dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Raad Zeid al Hussein, ha affermato che le ragazze “potrebbero essere state tutte uccise”. Dicendosi dapprima “molto pessimista” sulla sorte delle giovani rapite, al Hussein ha aggiunto oggi che le liceali potrebbero infatti essere state passate per le armi a Bama. La città è stata controllata per mesi dai Boko Haram. Poi sotto la spinta dell’offensiva dei militari nigeriani l’hanno abbandonata e sarebbe stato questo il momento del massacro. Una volta entrati in città i soldati hanno trovato i cadaveri di un numero altissimo di donne. Sempre secondo Raad Zeid al Hussein, in passato le liceali erano state costrette a sposare i loro sequestratori. Alcuni rapporti delle Nazioni Unite confermerebbero che molte giovani donne sono state massacrate nelle città dello Stato settentrionale del Borno. Appena un mese fa, l’esercito di Abuja aveva dichiarato ufficialmente di non avere più da tempo notizie sulla sorte delle giovani. Il sequestro delle liceali (poi mostrate in un video dei Boko Haram tutte vestite con veli che lasciavano scoperto solo il volto) ha avuto grande eco internazionale, ricorda l’Ansa, con la campagna che ne chiedeva la liberazione, cui aderì anche Michelle Obama, sotto l’hashtag #BringBackOurGirls.

E passiamo all’India con la storia di Pradnya Mandhare, 20 anni. A fine marzo si trovava alla stazione di Vile Parle a Mumbai quando un uomo, visibilmente ubriaco, le si è avvicinato e ha cominciato a molestarla e palpeggiarla. “Quando ho provato a evitarlo mi ha afferrata”, racconta Pradnya ad un giornale locale. “ Sono rimasta sotto schock per un paio di secondi, poi ho cominciato a colpirlo con la borsa. Cercava di colpirmi a sua volta ma sono riuscita a sopraffarlo perchè puzzava di alcol e ho capito che era completamente ubriaco”. Pradnya l’ha poi afferrato per i capelli e trascinato dalla polizia ferroviaria sotto lo sguardo di dozzine di persone rimaste ad assistere senza muovere un dito. Pradnya ha anche raccontato che la maggior parte delle donne ha paura di rivolgersi alla polizia: l’iter per segnalare questi casi è complesso e soprattutto imbarazzante per le donne. In India, secondo alcuni rapporti, in media ogni giorno vengono stuprate 92 donne.

E per finire andiamo in Cina. Racconta il Guardian che le indagini sulle cinque femministe detenute da prima dell’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne, si stanno – secondo i loro avvocati – ampliando e concentrando sulle loro campagne contro la violenza di genere e per chiedere più bagni pubblici dedicati alle donne. Li Tingting, 25 anni, Wei Tingting, 26, Wang Man, 32, Zheng Churan, 25, e Wu Rongrong, 30, sono detenute con l’accusa di aver creato disordini, e da alloranon si alcuna notizia di loro. È attesa in questi giorni la decisione da parte dei pubblici ministeri in merito ad un eventuale arresto formale delle cinque donne o al loro rilascio.

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