Radio Bullets, #donnenelmondo del 24 marzo 2015

freethefive

Salve a tutti da Angela Gennaro e benvenuti a #donnenelmondo su Radio Bullets.

Ascolta la puntata.

Andiamo subito a Kabul, Afghanistan. La Cnn racconta del funerale della 27enne Fakhunda: picchiata e presa a calci da un gruppo di uomini, poi lanciata giù da un ponte, il corpo dato alle fiamme e gettato nel fiume. 20 le persone arrestate per la sua morte. Il feretro è stato portato in corteo da donne in lutto, in scene mai viste nella capitale afgana, laddove sono sempre gli uomini a trasportare le bare sulle spalle. La terribile morte di Fakhunda ha dato il via a manifestazioni di piazza sia a Kabul che a Herat.
Secondo alcune fonti Fakhunda sarebbe stata malata di mente. L’inconsolabile padre ha spiegato a TOLOnews che era una maestra, molto religiosa, che insegnava il segnale ai bambini. Impossibile, spiega, che avesse dato fuoco al sacro libro dell’Islam come pure è stata accusata e il cui gesto sarebbe stato alla base della sua terribile fine. “Non c’è uno straccio di prova a sostegno delle accuse lanciate alla giovane Farkhunda di aver oltraggiato il Corano”, spiega – dice il generale Mohammad Zahir, capo della polizia investigativa criminale e responsabile delle indagini. Come racconta il Fatto Quotidiano, sui social network stanno circolando dei video che rendono l’idea di quanto accaduto alla ragazza: poliziotti inerti che “non muovono un dito per fermare la rabbia cieca di un centinaio di persone che si accaniscono sulla ragazza. Una brutalità pari a quella di un tale Sharaf Baghlany che su Facebook si è vantato di essere tra i carnefici di Farakhanda definendo gli assassini “nobile gente di Kabul”. “Chiedevamo alla gente di fermarsi, di smettere di picchiarla e di permetterci di chiederle a che religione appartenesse” spiega un testimone a TOLOnews. “Non ci ascoltavano”. Il crimine è stato fortemente condannato anche dalle Nazioni Unite. Elzira Sagynbaeva, rappresentante di UN Women in Afghanistan, ha aggiunto che la crescita della violenza contro donne e ragazze nel Paese rappresenta ormai una “preoccupazione grandissima” e non deve essere tollerata.

Spostiamoci nel Nepal centrale, dove, nel distretto di Dhanusha una donna di 30 anni è stata violentata da un branco di una decina di uomini che alla fine le hanno anche mutilato gli organi genitali. Ne parla il quotidiano The Himalayan Times. La donna, mamma di un bimbo di undici anni, otto anni fa aveva abbandonato il marito a causa di problemi e dissapori famigliari. Ma non avevano divorziato. Il branco è entrato in casa forzando la porta di ingresso, l’ha sottoposta a ripetute violenze, ne ha mutilato le parti intime alla fine, con un coltello. Poi se n’è andato rubando gioielli e soldi. La polizia ha arrestato sette persone.

Parliamo ora delle cinque attiviste femministe arrestate in Cina alla vigilia della giornata internazionale delle donne. Il 12 marzo sono state trattenute in stato di fermo per sospetto “ disturbo della quiete pubblica e provocazione di disordini”, ma la polizia ha rifiutato di dare ulteriori informazioni. Secondo Global Voices le cinque sono ormai scomparse: il 21 marzo ad Hong Kong, associazioni di cittadini hanno manifestato contro i rappresentanti del governo della Cina continentale, chiedendo il rilascio delle donne. Le cinque attiviste per i diritti delle donne sono: Wu Rongrong, Wei Tingting, Wang Man, Zheng Churan e Li Tingting, conosciuta anche come Li Maizi. Le rispettive famiglie e avvocati non sono riusciti a mettersi in contatto con le ragazze da quando sono state arrestate, e la polizia si rifiuta di dare particolari sul loro fermo.
Sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno espresso la loro preoccupazione per il loro destino, si legge ancora su Global Voices Samantha Power, ambasciatrice delle Nazioni Unite, ha criticato le autorità cinesi per averle arrestate con l’accusa di aver pianificato e causato disordini:

E passiamo in Ghana: il Paese ha chiesto alle Nazioni Unite di riaprire nel Paese l’ente per la Gender Equality l’Empowerment delle donne, recentemente chiuso. Nana Oye Lithur, ministra di Genere, per i Bambini e per la Protezione sociale, ha avanzato la richiesta nel corso di un incontro con Phumzile Mlambo-Ngcuka, sottosegretario ONU e UN Women Executive Director. Le priorità di UN Women in Ghana erano state: espandere la voce, la leadership e la partecipazione delle donne, fermare la violenza, implementare l’empowerment economico delle donne e rendere l’uguaglianza di genere una priorità sia a livello locale che globale, da un punto di vista di planning e budget.

E anche per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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