Radio Bullets, #donnenelmondo del 10 febbraio 2015

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Salve a tutti da Angela Gennaro e benvenuti a #donnenelmondo su Radio Bullets.

Ascolta #donnenelmondo del 10 febbraio 2015 su Radio Bullets.

Andiamo subito nel Regno Unito dove tal David Osborne, avvocato, ha attirato su di sé l’ira funesta della società civile e di tante vittime di stupro grazie al suo intervento pubblico in cui sostiene, in estrema sintesi, che gli stupratori non dovrebbero essere messi sotto processo se la donna che hanno violentato era ubriaca o sotto l’effetto di droghe. Sposato, padre di quattro figli, questo nobile signore scrive: “Ho sempre trovato spiacevole e sgradevole l’ipotesi che la vittima, per quanto completamente ubriaca, non fosse in grado di dare il suo consenso al rapporto sessuale, o ancora meglio che desse un consenso che non avrebbe dato da sobria. Il consenso è consenso, che tu sia completamente ubriaco o meno, e rinnegarlo non rende quello che è accaduto uno stupro”. Il nostro David ha la soluzione. “Se la ricorrente (non mi riferisco quindi a lei come alla vittima) fosse stata sotto l’effetto di alcol o droga, o entrambi i fattori, quando è stata “violentata” – tra virgolette nel testo del Nostro – questo fatto fornisce all’accusato una difesa completa. Fine della storia e vittoria della giustizia, della moderazione e del senso comune”. Sono 85,000 le donne che vengono stuprate ogni anno in Inghilterra e nel Galles.

Passiamo agli Stati Uniti, dove si è parlato di violenza di genere alla cerimonia di premiazione dei Grammy 2015. “Tonight we celebrate the artists and music and messages that shape our culture, and together, we can change our culture for the better by ending violence against women and girls”. È stato proprio Barack Obama a lanciare il suo messaggio nell’ambito della campagna “It’s on Us”: “Celebriamo gli artisti la cui musica aiuta a forgiare la nostra cultura. Insieme possiamo migliorarla, ponendo fine alla violenza contro donne e ragazze”. Il discorso del Presidente è stato seguito dall’intervento sul palco di una sopravvissuta alla violenza domestica, Brooke Axtell, e da una performance di Katy Perry.

Sul Guardian trovate in questi giorni la storia di Vian Dakhil, politica e attivista irachena, deputata dell’Alleanza Curda e unica donna di etnia yazidi nell’assemblea. Una donna isolata, obiettivo dell’Isis che la vorrebbe morta. “Odiano le donne educate. E mi odiano in particolare perché sto parlando e sto cercando di salvare le mie sorelle”, spiega.

Passiamo all’Italia, o meglio agli italiani. L’allarme è dell’Ecpat, l’organizzazione che in 70 Paesi del mondo lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini: “sono sempre di più”, si legge sul Messaggero, “i vacanzieri che vanno a caccia di cuccioli umani nei Paesi dove, per non morire di fame, si accetta ogni tortura. Sono un terzo dei tre milioni di turisti sessuali in tutto il mondo. Sempre più giovani, tra i 20 e i 40 anni. Sempre più depravati per scelta, e non per malattia. Solo il 5 per cento di loro, infatti, è un caso patologico. Gli altri, informa l’Ecpat, lo fanno per provare un’emozione nuova, in modo occasionale (60%), oppure abituale (35%)”. Italiani sono quelli che ”consumano” di più a Santo Domingo, in Colombia, in Brasile. “Italiani, i primi pedofili del Kenya. Attivissimi, nell’olocausto che travolge 15.000 creature, il 30 per cento di tutte le bambine che vivono tra Malindi, Bombasa, Kalifi e Diani. Piccole schiave del sesso per turisti. In vendita a orario continuato, per mano, talvolta, dai loro genitori. In genere hanno tra i 14 e i 12 anni. Ma possono averne anche 9, anche 7, anche 5”.

La polizia di Jaipur, in India, è alla ricerca di un uomo che sarebbe responsabile dello stupro di una turista giapponese. Se fosse confermato, si legge su euronews, la studentessa di 20 anni sarebbe la seconda cittadina nipponica ad aver subito violenza in India nel giro di poche settimane. La giovane alloggiava in una guest house: aveva pianificato una visita ad Agra e si era affidata ad un uomo che si era spacciato come guida. Lo stesso uomo che poi l’avrebbe violentata lasciandola sul ciglio della strada fuori dalla zona abitata. L’altro episodio era avvenuto a gennaio a Kolkata: una turista giapponese di 22 anni era stata violentata e segregata da sei uomini, uno dei quali l’aveva tratta in inganno sempre fingendosi guida turistica.

Infine il cinema: #50dollarsnot50shades è l’hashtag scelto dal National Center on Sexual Exploitation e da molte organizzazioni contro la violenza domestica sulle donne per invitare a boicottare, o meglio, indirizzare diversamente i soldi che – presumibilmente – una coppia spenderebbe andando al cinema a vedere Cinquanta Sfumature di Grigio. Soldi che andranno, si spiega, a supporto dei centri di accoglienza e delle agenzie che si occupano di assistere e curare le donne vittime di abusi. “Hollywood non ha bisogno di soldi. Le donne vittime di abusi si”, si legge sulla pagina Facebook dell’organizzazione StopPornCulture. “Comprendiamo che è solo un film ma ci rendiamo conto che è popolare tra molte donne”, ha detto Ruth Glenn, direttrice della National Coalition Against Domestic Violence, preoccupata perché “ogni volta che la gente adotta lo stile di vita di Cinquanta sfumature dovrebbe essere per libera scelta”. E per oggi è tutto.

Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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