Radio Bullets, #donnenelmondo del 3 febbraio 2015

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Salve a tutti da Angela Gennaro e benvenuti a #donnenelmondo su Radio Bullets.
Partiamo subito con One Billion Rising che ha lanciato la terza fase della sua campagna globale per porre fine alla violenza contro le donne: la ‘One Billion Rising Revolution.

Ascolta #donnenelmondo del 3 febbraio 2015 su Radio Bullets.

Nelle Filippine, scrive l’Observer, il gruppo One Billion Rising ha documentato una crescita nel numero di casi di violenza contro le donne. Gabriela, portavoce del gruppo, spiega di aver raccolto 606 casi in nove mesi, a fronte dei 459 documentati nel 2011. Nel 2014 ogni 31 minuti una donna o una ragazza è stata assalita: l’anno prima accadeva ogni due ore. E ogni ora e 21 minuti c’è una vittima di stupro. Nel 2013 accadeva ogni ora e mezzo.
In Birmania il parlamento ha approvato all’unanimità una proposta per introdurre rapidamente una legge per proteggere le donne dalla violenza, definita “uno dei principali problemi che ostacolano gli sforzi del Paese per alleviare la povertà”. “A causa della violenza sessuale, le donne soffrono di gravidanze indesiderate, di malattie sessualmente trasmissibili e di traumi mentali, e vengono emarginate dalle loro comunità”, spiega la parlamentare Nan Say Awa.
Passiamo all’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite che lancia l’allarme: migliaia di bambini che entrano illegalmente negli Stati Uniti dall’America Centrale potrebbero beneficiare dello status di rifugiato, ma vengono deportati nel loro paese, dove si trovano ad affrontare la persecuzione delle bande criminali e dei cartelli della droga. Circa 70.000 bambini sono arrivati al confine degli Stati Uniti, soprattutto dall’Honduras, da El Salvador e dal Guatemala passando attraverso il Messico: Barack Obama l’ha definita “una situazione umanitaria urgente”. Il centro America, si legge su Reuters, è l’area con il più alto tasso di omicidi del mondo. Secondo il National Migration Institute, tra gennaio e settembre del 2014 il Messico ha rimpatriato in Honduras 6.623 bambini, mentre gli Stati Uniti ne hanno fatti rientrare 564 insieme alle loro famiglie. Le gang criminali in Honduras controllano interi quartieri attraverso l’estorsione, la violenza sessuale contro donne e ragazze, le minacce, gli omicidi e il reclutamento forzato di bambini.
E proprio negli Stati Uniti si è appena celebrato il grande rito del Super Bowl, la finale del football evento sportivo e televisivo dell’anno. E quello che balza agli occhi – scrive Ann Friedman sul New York Magazine – è che la pubblicità quest’anno si sarebbe data al femminismo. Già: questo a patto di superare gli angeli di Victoria Secret con il messaggio “definitivo” che ogni donna dovrebbe ricevere un bel regalo firmato VS, o la pubblicità interpretata da Kim Kardashian per T-Mobile. Il Tempo, qui in Italia, definisce poi – testuale: “Da ormoni a mille lo spot di Carl’s Jr. con Charlotte McKinney che esibisce un corpo mozzafiato tra battute e doppi sensi legati alle verdure degli hamburger della catena di fast food. All-Natural: come madre natura li ha fatti”. 113 milioni di persone in tv hanno visto la partita ma anche gli spot più costosi del mondo: 4 milioni e mezzo di dollari per 30 secondi, centesimo più centesimo meno. E superato lo scoglio delle succitate pubblicità, compare in effetti l’iniziativa della National Football League per No More, organizzazione “ombrello” che lotta contro la violenza domestica e la violenza sessuale: lo spot manda in onda l’ormai celebre chiamata di una donna al 911 che finge di ordinare la pizza per chiedere di essere salvata dall’uomo che la sta picchiando. O ancora la campagna #LikeAGirl o le pubblicità di Dove e Nissan dedicate finalmente non alle mamme amorevoli la cui unica realizzazione sembra essere cambiare il pannolino ma ai papà.
Il Bangladesh Indigenious Women’s Network ha presentato in questi giorni gli ultimi dati sulla violenza di genere. Numeri che dimostrano un significativo aumento degli attacchi contro le donne indigene. Mentre nel 2013 erano stati segnalate 45 aggressioni, il numero è passato a 75 nel 2014: 51 solo nel sud est del Paese, nelle Chittagong Hills. In totale, circa 117 donne hanno riferito di essere state abusate fisicamente e sessualmente.
E il Pakistan ha sottolineato la necessità di porre fine all’impunità per i responsabili di violenze contro le donne nei conflitti e di portare gli attori non statali all’applicazione del diritto internazionale umanitario. “La protezione dei civili nei conflitti armati è una delle funzioni principali del Consiglio di sicurezza nelle sue missioni di pace”, ha spiegato l’ambasciatore Masood Khan, rappresentante permanente del Pakistan alle Nazioni Unite. “Le donne e le ragazze, i soggetti più vulnerabili, portano il peso della devastazione dei conflitti”.
E per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

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