Radio Bullets, #donnenelmondo del 20 gennaio 2015

rashida-manjoo-en-casa-amc3a9rica

Buongiorno a tutti da Angela Gennaro e benvenuti a #donnenelmondo. Andiamo subito in Papa Nuova Guinea, dove polizia e missionari hanno salvato quattro donne accusate di stregoneria. Secondo ABC le donne erano state accusate di praticare la stregoneria (chiamata qui ‘sanguma’) in seguito a un’epidemia di morbillo che l’anno scorso ha ucciso diverse persone nella provincia di Enga.

Le donne rischiavano di essere uccise insieme ai loro figli, ma una spedizione di polizia e missionari nelle aree più remote della provincia ha portato la popolazione locale a rinunciare alla violenza. In Papua Nuova Guinea, sempre secondo ABC, le autorità ecclesiastiche combattono da anni contro queste credenze, che tuttavia continuano a diffondersi: crescenti sono infatti le segnalazioni di violenza contro le donne nelle aree più remote del Paese. Tanto che Ruth Kissam, giovane coordinatore del governo provinciale delle Western Highlands, ha descritto la violenza contro le donne accusate di stregoneria come emergenza nazionale che, in alcune parti del Paese, sta creando una vera e propria crisi di rifugiati.

E passiamo in Egitto con un articolo di Your Middle East che fa il punto della situazione questa volta sulla violenza sui bambini. Mentre la violenza contro le donne egiziane ha ricevuto un’ampia copertura mediatica, scrive Nelly Ali, ricercatrice in studi dell’infanzia, “l’enorme volume di storie avrebbe potuto portare un osservatore esterno a credere che i media avessero un vivo interesse per la vita quotidiana dei bambini di strada”. Nelly lavora da anni con ragazzi e ragazze di strada in Egitto, e quando vengono lasciati davanti alle porte dei rifugi – feriti, sparati, violentati da una gang e a volte morti – quello che viene raccontato è che non c’è stato un crimine. “Perché non vi sono cittadini coinvolti”.

Le storie dei bambini di strada non vengono raccontate. Gli articoli che si occupano di molestie sessuali e di violenza – racconta la ricercatrice – fanno spesso riferimento ad un “onore dei cittadini” violato, a dei cittadini “vittima di ingiustizie”. I bambini di strada vengono invece considerati come cittadini di seconda classe. Nelly racconta il caso di Maya, sette anni: più sono piccoli i bambini, minore è il rischio di contrarre l’HIV per gli stupratori. Viveva in strada da quattro giorni quando quattro uomini l’hanno violentata. Casi come questi passano praticamente inosservati.

E passiamo ad una notizia presente su tutti i media internazionali ma non su quelli italiani – come al solito sarei felice di smentirmi, quindi se sto sbagliando fatecelo sapere. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, era stata invitata dall’Autorità palestinese per “ottenere informazioni di prima mano su questioni relative alla violenza contro le donne”. La sua visita sarebbe dovuta cominciare questa settimana ma è stata annullata dopo che le autorità israeliane hanno rifiutato di darle il visto. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Paul Hirschson ha spiegato al Jerusalem Post che il problema era la lingua utilizzata per inoltrare la richiesta e l’itinerario di viaggio previsto, che non includeva una visita in Israele. La relatrice “ha chiesto di visitare la ‘Palestina’ – racconta. Le abbiamo spiegato che la Palestina non esiste. Avrebbe dovuto chiedere di visitare l’Autorità palestinese come parte di una visita in Israele: su questo non ci sarebbero stati problemi. Israele, dice ancora il portavoce, ha ottimi record nei suoi lavori con gli special investigators delle Nazioni Unite”.

Il punto è che tutti i viaggi dentro e fuori la Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono controllati da Israele. “Per le ultime sei settimane, ho più volte cercato la collaborazione del governo di Israele per l’accesso al territorio palestinese occupato”, spiega in una dichiarazione ufficiale Rachida Manjoo, che proverà nuovamente a portare a termine una missione e che per questo ha chiesto maggiore collaborazione a Israele. “Purtroppo non ho ricevuto il supporto necessario, compreso il visto da parte del governo israeliano. Un peccato che mi sia stata negata l’opportunità di impegnarmi direttamente con le donne sopravvissute alla violenza, e che l’esercizio del mio mandato sia stato ostacolato dalla mancanza di volontà del governo di Israele, in quanto potenza occupante, di facilitare l’accesso al territorio palestinese. La mia intenzione, come da prassi durante le mie visite in tutti i paesi, è quella di sostenere l’Autorità palestinese per rafforzare la sua capacità di proteggere e promuovere i diritti delle donne e rispettare gli obblighi internazionali sui diritti umani”, ha continuato.

Andiamo infine in Libano, dove secondo un rapporto di Human Rights Watch reso noto in questi giorni le leggi basate sulla religione discriminano le donne di qualsiasi credo e non garantiscono loro i diritti fondamentali. Il Libano ha 15 leggi basate sullo status religioso dei cittadini per i credi riconosciuti, ma non ha alcun codice civile su questioni come il divorzio, i diritti di proprietà o la cura dei bambini. Le leggi vengono amministrate da tribunali religiosi autonomi con poca o nessuna sorveglianza del governo e spesso emettono sentenze che violano i diritti umani delle donne. Secondo il report il sistema in questo modo erige maggiori ostacoli per le donne che desiderano interrompere matrimoni infelici o con abusi, ma anche nella cura dei figli dopo il divorzio o nell’ambito dei diritti pecuniari di un ex coniuge. Le leggi violano poi i diritti dei bambini in modo significativo e i loro interessi in tutte le decisioni giudiziarie relative loro benessere.

E per oggi è tutto. Appuntamento alla prossima settimana con #donnenelmondo su Radio Bullets.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Donne, Radio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...