Vitelli, ex presidente di Audiradio: “Il blocco dei dati? Danno incredibile”

L’ultimo presidente di Audiradio ha la voce pacata nel raccontare la cronistoria di una situazione ingovernabile. Vincenzo Vitelli, che negli ultimi 20 anni aveva ricoperto l’incarico di amministratore delegato per il Sud Europa della Henkel, la multinazionale della detergenza, cosmetica e adesivi, ha assunto da maggio 2010 l’incarico di presidente di Audiradio. Prendendo il posto di Felice Lioy – che lasciava la carica per anzianità, dopo un percorso durato 22 anni alla presidenza della società aveva fondato, e anche, secondo molti, troppo caratterizzato. Era fiducioso, Vitelli, quando ha cominciato la sua parabola di presidente. È rimasto tale fino all’ultimo. Lo è ancora oggi, anche dopo il collasso di un’azienda. E, forse, di un concetto.
Vitelli, cosa è successo ad Audiradio?
Non si è trovato l’accordo sui metodi. E purtroppo il sistema ha subito un arresto, un blocco di un anno per le emittenti che avevano aderito alla ricerca Cati, e di due per quelle che avendo aderito al diario. Con un danno importante per tutto il settore, sia a livello pubblicitario che a livello editoriale. Quali sono stati i fatti?
Fin al 2009 il sistema di rilevamento degli ascolti radiofonici di Audiradio si basava sul Cati su un campione di oltre 120mila ascoltatori. Una metodologia usata da sempre, ma nel 2009 messa sotto osservazione perché ritenuta attendibile solo per gli ascolti del giorno precedente. Basandosi su una dichiarazione di ricordo, non consente infatti di riprodurre dati sufficientemente attendibili sugli ascolti relativi agli ultimi 7, 15 o 21 giorni e quindi dare le utili indicazioni relative alla fedeltà di ascolto.
E?
In Audiradio, dopo infinite discussioni, si era deciso di studiare con dei test un panel di individui più limitato ma sempre consistente, cui somministrare un diario da compilare nelle due-tre settimane. Un diario attivo, che quindi comporta la partecipazione e la volontà del soggetto, con un campione ridotto – 15mila unità – anche per una ragione di costi. Una metodologia che può essere sufficiente per le radio nazionali, ma non per la miriade di emittenti locali. Per risolvere tale aspetto, si era deciso di rilevare i dati di ascolto delle radio nazionali con la nuova metodologia Panel Diari, mentre quelli delle radio locali venivano rilevati con la classica metodologia telefonica Cati. Alla fine veniva realizzato un merge tra le due rilevazioni che consentisse comunque una lettura ed un nastro di pianificazione unico per tutte le emittenti.
Lei diventa presidente a maggio 2010. Parte l’indagine, arrivano i primi risultati. Cosa succede?
Succede che appaiono subito un po’ strani, non logici rispetto alle attese. Questo ha messo in dubbio la bontà dell’indagine. Prima dell’estate si è capito che nella metodologia del campionamento erano state fatte considerazioni che non andavano bene. Si è quindi potuto stabilire che effettivamente l’indagine era non coerente con criteri usati nel campionamento Cati: non si poteva fare il merge tra i dati raccolti con le due tipologie perché dava adito a risultati distorti.
E si sono formati due blocchi contrapposti tra le radio.
Chi credeva nel panel voleva che si andasse avanti con quello e basta. Chi era contro il panel diceva no, bisogna fare l’indagine Cati. I rappresentanti dell’utenza – Upa, Assocomunicazioni e Unicom – per risolvere l’impasse e valutando entrambe le metodologie non totalmente idonee a una valida rilevazione del mezzo radiofonico, proponevano allora di iniziare l’introduzione del meter – in maniera simile a quanto si fa nella televisione – che nel caso della radio deve essere un meter portatile, uno strumento molto simile a un telefono cellulare. La discussione è “rallentata”, si sono amplificati i dissapori tra i soci, l’accordo è saltato e la situazione è quindi degenerata. Non potendo chiudere il bilancio 2010 per disaccordo tra gli amministratori, ho proposto con grande rammarico all’assemblea dei soci di mettere in liquidazione la società. Alla fine è stato trovato un accordo tra i liquidatori e ora, per fortuna, la società chiude senza problemi di natura economica.
Facciamo i nomi dei protagonisti.
Sono noti. Da una parte i canali di Stato, le radio del gruppo Espresso (Deejay, Capital, M2O, ndr), Radio 24 del Sole 24 Ore e R101 che fa capo a Mondadori. Dall’altra gli altri grandi network (sempre seduti in cda) come Rtl, Rds, il gruppo Finelco (105, Monte Carlo, Virgin) e Kiss Kiss e Radio Italia che, per superare l’impasse, hanno chiesto di tornare alle interviste telefoniche. Audiradio quei numeri li avrebbe avuti, ma l’accordo sui panel diari prevedeva che fossero resi pubblici soltanto quelli delle radio locali.
Il rischio era che, in mancanza di una soluzione, intervenisse l’Agcom?
Sì. L’Agcom ha sempre invitato – anche con un atto di indirizzo – a trovare una tipologia di indagine condivisa da tutti.
E ora?
Sono fiducioso. Con RadioMonitor, la nuova metodologia che introduce al fianco dei tradizionali dati Cati una rilevazione con meter portatile per periodi di ascolto nei 7 e nei 15 giorni, si sblocca la situazione. E e ripartiamo da un dato di fatto: gli ultimi dati parlavano di un aumento del numero degli ascoltatori. E l’Italia sarà il primo paese in Europa a usare il meter, usato già negli Usa.

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