Censimento se ci riesci

da Il Riformista dell’11 ottobre 2011

On line o alle poste il nuovo censimento comincia nel caos

Parte il “XV censimento generale della popolazione e delle abitazioni”, ed è caos. Saranno le novità: la possibilità della compilazione on line e la rilevazione delle coppie di fatto. Il censimento interessa 25 milioni di famiglie e costerà 590 milioni di euro. Le deadline di consegna: fine 2011 per chi risiede nei Comuni con meno di 20mila abitanti, 31 gennaio 2012 per i Comuni con 20mila-150 mila abitanti, 29 febbraio per i Comuni con più di 150mila abitanti. I primi risultati saranno pubblicati a marzo 2012, per le elaborazioni bisognerà attendere l’estate.
“Ci scusiamo per il disagio”. La partenza è in salita, con queste parole sul sito dell’Istat già domenica, primo giorno utile per la compilazione in rete. L’infrastruttura tecnologica sviluppata e gestita ad hoc da Telecom non ha retto la voglia di tanti di togliersi il pensiero. Risultato: sito in tilt e #censimento che spopola su Twitter. Con tanto di appelli a Steve Jobs: “iStat. Che ti costava regalarci un’ultima applicazione prima di morire?”. L’istituto di statistica ammette e rilancia: ieri alle 13 erano più di 340mila le persone censite on line, con un flusso di 50mila contatti l’ora. Situazione normalizzata, “anche grazie al raddoppio (nella notte) della potenza dell’infrastruttura” targata Telecom. Iniziata anche la restituzione dei questionari ai 14mila uffici postali dello Stivale. Ieri alle 15 erano più di 80mila i plichi consegnati. Non sono mancati i disservizi, tutti “in via di superamento” assicurano ancora dall’Istat. Il punto è che la comunicazione sul censimento sembra non aver brillato. Troppi italiani sono in ansia per quella data, 9 ottobre, che è il giorno riferimento del censimento, non la scadenza per la riconsegna. In caso di mancata restituzione, la multa c’è: da 200 a 2000 euro. “Ma cerchiamo di avere un rapporto di collaborazione e arrivare alla multa è molto difficile: ci deve essere la volontarietà di non rispondere o rispondere in maniera errata”, spiega il direttore comunicazione Istat, Patrizia Cacioli. Il black-out informatico e i “disagi presso alcuni uffici postali, dove gli utenti che si erano presentati per la consegna dei moduli sono stati rimandati a casa” hanno all’attivo già un’interrogazione parlamentare annunciata dall’Api e la “rabbia” del Codacons. L’Istat “deve rimborsare gli utenti coinvolti nei disagi: 50 euro a cittadino”, spiega il presidente Carlo Rienzi.

E poi. Il censimento 2011 vede per la prima volta la possibilità per coppie etero e gay conviventi di dichiararsi. Oggi una conferenza stampa alla Camera rilancerà l’informazione, con la vicepresidente del Senato Emma Bonino, la deputata Fli Flavia Perina, Anna Paola Concia dal Pd. L’iniziativa si chiama “Fai contare il tuo amore” ed è promossa da gay.it e dalle associazioni Arcigay, Certi diritti, Avvocatura Lgbt, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e DiGayProject. Per la prima volta, spiega il segretario dell’associazione Radicale Certi Diritti Sergio Rovasio, “dopo un lavoro di pressing e richieste”, due domande nel questionario fanno la differenza: se nell’appartamento ci sono “coabitanti” (i coaffittuari, per esempio) o “conviventi”, ovvero partner. Per scattare una fotografia della quale “non esiste dato scientifico affidabile”. Un passo avanti rispetto al censimento 2001, “che non ha voluto di proposito contare coppie gay e conviventi con la scusa della privacy”.

La campagna è stata concepita perché nel racconto del paese “ci dobbiamo essere anche noi, dobbiamo farlo per i nostri diritti”, spiega la Concia. “È la prima volta che storicamente l’Istat decide di rilevare le coppie di fatto in Italia, fenomeno su cui si danno i numeri ma mai le cifre corrette”, le fa eco Valeria Manieri di Pari o Dispare. “Non ci aspettiamo chissà quali numeri”, ma un inizio “per cominciare a ragionare sul fatto che l’organizzazione familiare sta cambiando”. Rilevare correttamente il numero di coppie di fatto è per l’Istat un obbligo “da regolamento europeo”, ricorda Carlo D’Ippoliti, ricercatore economista università di Roma. È da lui che è partito tutto. “Spero che si cominci a rilevare questi dati anche nei campionamenti annuali”, dice ancora. È così che in Usa, ad esempio, “si è cominciato a tirar fuori il dato dell’impatto economico della discriminazione”.

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