Wikipedia si auto imbavaglia e la legge non è più «ammazza blog»

da Il Riformista del 6 ottobre 2011

RETROMARCIA. Alla Camera l’intesa per cambiare il comma 29 del disegno di legge. Contro la limitazione minacciata erano insorti attivisti e blogger. L’ enciclopedia online si è autosospesa.

di Angela Gennaro

Alla fine, l’onda del web arriva fin dentro Montecitorio e spazza via il comma ammazza-blog. Effetto del bavaglio indossato in segno di protesta da Wikipedia? Certo è che l’autocensura della versione in italiano dell’enciclopedia on line collettiva, quarta al mondo dopo quelle in inglese, tedesco e francese e fonte indiscussa di sapere dell’era contemporanea, si è fatta sentire.La Rete tira un sospiro di sollievo, dopo l’arrivo, ieri alla Camera, dell’intesa per cambiare il comma 29 del ddl intercettazioni, il famoso “comma ammazza-blog”. Con l’approvazione all’unanimità – favorevole anche il governo – del testo del deputato Pdl Roberto Cassinelli che limita l’obbligo di rettifica entro 48 ore ai soli siti di informazione registrati. Già, perché invece il “comma ammazza-blog” avrebbe obbligato nella sua prima versione tutti – ma proprio tutti – i siti web a pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, la rettifica “su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine”. Con multe previste dai 7500 a 12500 euro. Una limitazione contro la quale sono insorti attivisti, blogger, gente comune. Fino alla discesa in campo di Wikipedia. “Non capisco quale lesione verrebbe a Wikipedia dal decreto intercettazioni”, diceva in mattinata ieri Giancarlo Galan, ministro dei Beni culturali. “Lo dico in buona fede, io sono un utilizzatore, la leggo molte volte, la trovo molto bella, in qualche caso ho trovato qualcosa di oggettivamente ripugnante”.

“Mistero”, in realtà, cui Wikipedia aveva già dato risposta nel comunicato di annuncio della protesta, partita intorno alle 20 di martedì. L’obbligo di rettifica del comma ammazza-blog avrebbe snaturato “i principi alla base dell’Enciclopedia libera, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi”. Ecco allora l’autobavaglio come dimostrazione: altrimenti “gli utenti non avrebbero mai potuto capire l’effettiva portata del provvedimento”, spiega al Riformista Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia. “Una maniera un po’ brutale ma sicuramente efficace”, sorride. Una decisione maturata nello stile di Wikipedia: con una pagina pubblica in cui si è sollevata e discussa l’ipotesi dello sciopero. E con la protesta scattata una volta raggiunto il consenso da parte dei partecipanti alla discussione: amministratori di Wikipedia Italia e utenti. Un gesto che non ha precedenti. “Le Wikipedia di altre lingue ci hanno naturalmente supportato”, spiega ancora Codogno. E gli americani, che gestiscono fisicamente i server, “non hanno fatto mancare il loro appoggio”, anche se hanno avuto notizia della protesta solo a oscuramento avvenuto. L’autocensura della fonte di conoscenza più consultata in epoca moderna dimostra, secondo Beppe Grillo, che il ddl intercettazioni è “un atto di guerra contro l’informazione libera, peggio delle leggi fasciste, peggio di tutto”. Tanto che, scrive il comico sul suo blog, “se chiudono la Rete nessun dialogo sarà più possibile e non ci sarà alcuna alternativa alla piazza”.

Nessuno comunque, era rimasto a guardare. Su Facebook, su Twitter, con appelli, firme e mobilitazioni come quella di Agorà Digitale. La decisione di Wikipedia è “una pietra miliare nella storia del web e della tutela del diritto alla libertà dell’informazione in rete”, dice il segretario Luca Nicotra. L’obbligo di rettifica “è una conquista di civiltà”, spiega al Riformista, “ma abbiamo sempre chiesto che non fosse estendibile a qualsiasi sito web. La protesta di Wikipedia ha sbattuto in faccia a tutti la gravità di quello che potrebbe succedere”. Anche Nicotra tira un sospiro di sollievo. Come già l’anno scorso, “la mobilitazione di migliaia di blogger, associazioni e cittadini, grazie al supporto senza precedenti nella storia di uno dei più grandi progetti di conoscenza condivisa, quale l’enciclopedia libera Wikipedia, ha portato a un’importante retromarcia”, dice. Ora la promessa è quella di non abbassare la guardia, “affinché questo cedimento possa essere solo il primo passo del crollo dell’intero impianto del ddl intercettazioni”.

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