Rifiuti, sanzioni Ue all’Italia. Dopo Napoli, è allarme a Roma

da Il Riformista del 29 settembre 2011

EMERGENZA. De Magistris propone una «rivoluzione ambientale». Nel Lazio, raccolta differenziata disastrosa. La discarica di Malagrotta vicino alla chiusura.

di Angela Gennaro

In arrivo a Napoli una “rivoluzione ambientale”. È la risposta del sindaco Luigi De Magistris alle sanzioni Ue. Mentre nel Lazio è “allarme rosso”.
È prevista per oggi la pubblicazione del già annunciato avviso di messa in mora per l’Italia per la questione dei rifiuti nel capoluogo partenopeo, con annesso stop dei finanziamenti. E l’Italia avrà due mesi di tempo per adeguarsi. È la seconda procedura di infrazione aperta contro il Belpaese: la prima risale al 2007, e nel marzo 2010 era arrivata la condanna della Corte di Giustizia per la mancata creazione di una rete di impianti per smaltire i rifiuti urbani senza mettere in pericolo salute e ambiente. Luigi De Magistris non ce l’ha con Bruxelles. “Andremo avanti ancora più speditamente”, spiega al Riformista, “perché le sanzioni Ue riguardano il piano regionale ad oggi proposto e la “politica” portata avanti dalle precedenti amministrazioni: entrambi incapaci di attuare un piano dei rifiuti ecocompatibile come ci chiede l’Europa”. Ce l’ha, insomma, con il piano rifiuti varato dalla regione Campania e con la “mala gestione” del passato. Anche perché, assicura il primo cittadino, il comune “sta puntando sulla raccolta differenziata porta a porta e sugli impianti di compostaggio”: ovvero “quel piano ecocompatibile che l’Ue ci chiede”. Ecco perché “avanzeremo la richiesta di essere direttamente interpellati come Comune di Napoli dalle istituzioni comunitarie”, dice De Magistris. Convinti “della possibilità di convincere l’Europa che in città stiamo cercando di attuare veramente una rivoluzione ambientale”. Tanto che le proteste e la monnezza di questi giorni sono “una criticità” causata da uno sciopero di alcuni giorni fa, non già, e non più, “la regola”. Non solo: “rivoluzione ambientale” significa “risparmiare e finirla con i rapporti tra la camorra e la politica”. E questo “fa paura a qualcuno”. Non fa i nomi, De Magistris, ma al Riformista spiega: “Una certa politica e una certa imprenditoria vorrebbero, in questo contribuendo ad aiutare gli interessi speculativi e affaristici della camorra, che Napoli e la Campania rimanessero incatenate alla gestione dei rifiuti fondata sulle discariche e gli inceneritori”.

E 220 chilometri più a nord, di rifiuti si parla anche nel Palazzo. La monnezza questa volta è quella laziale, con il finiano Candido De Angelis che presenta in Senato il documento della commissione d’inchiesta in merito alle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nel Lazio. Palazzo Madama è vuoto: Emma Bonino, vicepresidente del Senato, gestisce i lavori e lo fa notare. “Pochi ma buoni”, dovrà dire Domenico Gramazio dal Pdl. È tra questi scranni vuoti che risuona un “allarme rosso”: quello che emerge dalla relazione della commissione bicamerale approvata ieri. Il pericolo di una riedizione in salsa laziale dell’emergenza campana. Perché le carenze, nel Lazio, sono “strutturali e impiantistiche”, e l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata entro la fine del 2011 appare utopia: “non è alla portata della regione, considerato che ad oggi, in media, non si discosta molto da un misero 12-13%”, spiega De Angelis. La Lombardia prevede di arrivare al 65% entro il 2012. Nel Lazio, invece, per la differenziata “poco o nulla si è fatto”, incappando in una procedura di infrazione europea, e le carenze peggiori si riscontrano proprio a Roma, che produce i due terzi dei rifiuti di tutta la regione. E c’è il bivio rappresentato dalla chiusura della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, per la quale, ricorda Roberto Della Seta del Pd, “ancora non si è trovata un’alternativa chiara”. Come se non bastasse, dice Della Seta, il Lazio “è forse l’unica regione dove camorra, ‘ndrangheta e mafia lavorano a braccetto”. Più ottimista Gramazio del Pdl, per il quale Malagrotta “con tutte le responsabilità o irresponsabilità ha retto le necessità di una grande città e dei comuni limitrofi”. Il punto, ora, è combattere il pericolo di infiltrazioni più volte fotografato dalle inchieste della magistratura. “Nessuno degli amministratori locali vuole impianti o discariche nei propri territori”, dice Gramazio, “perché, come evidenziato dalla relazione, la la criminalità organizzata cerca l’appoggio della politica locale”. Ecco perché nei prossimi mesi è necessario, per Gramazio, “vigilare e verificare tutte le responsabilità”. Per non finire come la Campania, e per arginare “qualsiasi forma di infiltrazione mafiosa”, la formula magica della commissione è “raccolta differenziata”. C’è tempo fino a dicembre, quando Malagrotta chiuderà.

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