Sit in dei radicali per l’amnistia Nitto Palma: «È una tantum»

da Il Riformista del 22 settembre 2011

CARCERI. Ieri davanti al Senato parenti di detenuti, cappellani e secondini in presidio contro le condizioni in cella. Chiesto anche l’indulto. Ma il Guardasigilli dice no.

di Angela Gennaro

L’emergenza carceri sbarca in Senato con una sessione straordinaria dedicata all’emergenza delle patrie galere. Fuori, un sit in e una veglia notturna dei Radicali. Per chiedere amnistia e indulto. “Unica soluzione possibile e, in quanto tale, non negoziabile” di fronte all’emergenza-carceri, spiega Emma Bonino, “ma soprattutto di fronte alla situazione di emergenza della giustizia italiana che coinvolge milioni di famiglie”. Davanti a palazzo Madama ci sono secondini, cappellani, ex detenuti e familiari. C’è Marco Pannella, da una settimana in sciopero della fame e dalla mezzanotte di martedì anche della sete. E c’è Ilaria Cucchi, per “parlare di una realtà terribile e portare la mia testimonianza contro l’indifferenza”. Nelle carceri, dice al Riformista, “non esiste il rispetto della vita umana: è quello che è successo a Stefano”. Ecco allora l’appello al ministro Nitto Palma: “perché non sa cosa accade nelle carceri”.

L’ipotesi di un’amnistia, però, sfuma: con il no dell’esecutivo, della maggioranza e dell’opposizione. Per il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma è una strada “già intrapresa” che “ha consentito al malato di respirare”, ma lo ha poi “sempre ricondotto al coma precedente”. Nel 2006 i detenuti sono scesi da 61mila a 39mila, per poi aumentare nuovamente e arrivare a 68mila nel 2010. Meglio, per il Guardasigilli, “un progetto globale di giustizia nato dal confronto tra le forze politiche”. “Magari”, replica Mario Staderini. “I partiti sono i mandanti della tortura in corso nelle carceri”. Per “non sfidare l’impopolarità, accettano una violazione dei diritti umani”. Se lo fanno per i carcerati, “figuriamoci per i cittadini”. “Siamo i sorvegliati speciali di tutte le istituzioni internazionali per la violazione dei diritti umani. Dobbiamo aspettare ancora una volta un diktat internazionale?”, dice il segretario dei Radicali. Se il governo chiude le porte all’amnistia, “ci deve spiegare come fa a rientrare nella legalità”, rilancia Rita Bernardini, anche lei in sciopero della fame. Anche Giorgio Napolitano “ha parlato di urgenza”. “Come si fa con 5 milioni e mezzo di processi civili e 3milioni e mezzo di processi penali arretrati?”. La proposta è quella “di un’amnistia ampia, per ridurre i processi penali a 1 milione”. L’indulto, poi, agirebbe sul sovrappopolamento delle carceri, dove “ci sono 68mila detenuti in 44mila posti”. Altro che “capienza tollerabile”. “Se la sono inventata loro. È tollerabile che siano in tre in una cella di 8 mq come ho visto a Ragusa?”.

“Siano gli altri a farsi carico di alternative, che siano parimenti efficaci però”, dice Emma Bonino. “Molti dicono – e lo dice lo stesso ministro – che l’amnistia può solo essere una misura transitoria, destinata a svuotare le carceri per un breve periodo per vederle subito dopo riempirsi di nuovo e che quindi è meglio intraprendere la strada delle riforme”. Invece, dice la vicepresidente del Senato al Riformista, “l’amnistia è la pre-condizione necessaria di qualsiasi riforma”. “C’è una tragica coazione a ripetere i comportamenti del passato, quando si diceva che l’amnistia sarebbe arrivata dopo, al termine di un percorso riformatore che avrebbe avuto al centro un nuovo codice penale. Abbiamo visto”. La Bonino risponde anche alle polemiche su un’amnistia come “salvacondotto” anche per il premier. “Diversamente da altri, non ho l’ossessione di Berlusconi”, dice. “Ma a chi di fronte al malfunzionamento della giustizia è riuscito solo a proporre leggi ad personam non risponderemo con “esclusioni ad personam”. La sacralità della legge è proprio in quanto erga omnes”. Cosa che Berlusconi per primo “non ha mai capito”. Se davvero “riuscissimo per una volta, a partire dall’amnistia, ad avviare un’azione di governo per riorganizzare la macchina della giustizia in maniera efficace e produttiva, allora sarà possibile mobilitare parlamento e Paese intorno a un progetto di depenalizzazioni, decarcerizzazione, limitazione della custodia cautelare, pene alternative al carcere”.

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