Bonino: amnistia “unica risposta possibile”

Ieri davanti al Senato un sit in dei Radicali e dell’associazione Il Detenuto Ignoto, per chiedere amnistia e indulto come “unica risposta possibile” di fronte all’emergenza-carceri e al malfunzionamento della giustizia. Un sit in e una veglia notturna in contemporanea con la seduta straordinaria al Senato su carceri e giustizia, convocata su richiesta di 141 senatori di quasi tutti gli schieramenti politici. Prima firmataria, naturalmente, Emma Bonino, vicepresidente del Senato. Fuori, ex detenuti, ma anche agenti di polizia, famiglie, e nomi eccellenti (Ilaria Cucchi, Ascanio Celestini, Dario Fo in collegamento telefonico). Dentro, governo e forze politiche di maggioranza e opposizione hanno però affossato l’ipotesi in meno di mezz’ora. La seduta riprenderà martedì prossimo, ma il quadro sembra chiaro.
Senatrice Bonino, secondo il Ministro Nitto Palma l’amnistìa è un provvedimento non compatibile con questo Governo: a quali alternative pensate per far fronte al problema carceri definito dallo stesso Presidente Napolitano di “prepotente urgenza”?
Noi Radicali riteniamo che, di fronte alla situazione di emergenza delle carceri, ma soprattutto di fronte alla situazione di emergenza della giustizia italiana che coinvolge milioni di famiglie, la concessione di una vasta amnistia sia necessaria, urgente e, soprattutto, improcrastinabile. Di più: l’amnistia è l’unica soluzione possibile e, in quanto tale, non è negoziabile. Sicché siano gli altri a farsi carico di alternative, che siano parimenti efficaci però. Molti dicono – e lo dice lo stesso ministro – che l’amnistia può solamente essere una misura transitoria, destinata a svuotare le carceri per un breve periodo per vederle subito dopo riempirsi di nuovo e che quindi è meglio intraprendere la strada delle riforme. Noi invece ribaltiamo la questione: l’amnistia è la pre-condizione necessaria di qualsiasi riforma perché c’è una tragica coazione a ripetere i comportamenti del passato, quando si diceva che l’amnistia sarebbe arrivata dopo, al termine di un percorso riformatore che avrebbe avuto al centro un nuovo codice penale. Abbiamo visto. Più che riforme c’è una politica inerte e incapace che, di fronte all’insorgere di ogni nuovo problema sociale, ha un solo abitudinario e scontato riflesso: ricorrere a nuovi reati e al carcere come unica soluzione, senza minimamente domandarsi se le strutture giudiziarie e penitenziarie siano in grado di assorbire i nuovi provvedimenti restrittivi. Ripeto: se non avremo l’amnistia, non avremo le riforme.
Amnistìa per la Repubblica vuol dire amnistìa per tutti. Quindi eventualmente anche per risolvere i casi giudiziari del Presidente del Consiglio?
Diversamente da altri, io non ho l’ossessione di Berlusconi. Ma, a chi di fronte al malfunzionamento della giustizia è riuscito solo a proporre leggi ad personam, noi non risponderemo con “esclusioni ad personam”. Perché la sacralità della legge è proprio in quanto erga omnes. Cosa che Berlusconi per primo non ha mai capito. Ma se si fa l’amnistia come dato di inizio del governo della giustizia e se in quest’atto entrano anche le vicende pendenti di Berlusconi, è chiaro che varrà anche per lui. Non è che si fa l’amnistia per tutti tranne che per Berlusconi. Se davvero riuscissimo per una volta, a partire dall’amnistia, ad avviare un’azione di governo per riorganizzare la macchina della giustizia in maniera efficace e produttiva, allora sarà possibile mobilitare il Parlamento, e il paese, intorno a un progetto di depenalizzazioni, decarcerizzazione, limitazione della custodia cautelare, pene alternative al carcere. La posta in gioco è talmente alta che se l’amnistia riguarderà anche Berlusconi lo considero un prezzo che si può pagare.
Per l’eccessiva durata dei procedimenti civili e penali, l’Italia ha riportato 1095 condanne mentre paesi come la Spagna e la Germania ne contano rispettivamente 11 e 54. Cosa l’Italia dovrebbe innanzitutto imparare da queste realtà e da questi numeri?
Sono numeri che confermano largamente la crisi in atto e il fatto che la giustizia italiana, avendo smarrito la sua funzione di forza stabilizzante e riparatrice, non può più dare né speranza né conforto, e genera invece sofferenza. Infatti, su circa tre milioni di delitti denunciati, quasi due terzi riguardano i furti, di cui rimangono ignoti gli autori nella misura del 97,4%. Del resto anche per gli altri reati non è che vada molto meglio, giacché su omicidi, rapine, estorsioni e sequestri di persona a scopo di estorsione, la percentuale media degli autori che rimane impunita supera l’80%. E, a causa dell’esorbitante numero dei procedimenti pendenti, si registrano in Italia circa 180 mila prescrizioni l’anno, il che ha dato vita a una vera e propria amnistia strisciante, crescente, nascosta, di classe e, soprattutto, non governata. La nostra proposta di amnistia non nasce dal buonismo, quindi, ma dall’intento di governare il fenomeno. Perché senza l’amnistia, senza una volontà politica determinata e un progetto politico di ampio respiro, gli effetti virtuosi e positivi di qualsiasi riforma sarebbero fortemente limitati e in gran parte annullati dall’ingolfamento della macchina giudiziaria.

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